Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Georg Marco abbandona una partita vinta!

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(Riccardo M.)
Si può abbandonare una partita perché non ci si accorge di non aver affatto perso (come nella Giri-Shankland di Wijk aan Zee, della quale si è parlato sabato scorso), ma pensate che si possa abbandonare anche quando non ci si accorge di aver vinto? Succede anche questo, sì. Il caso più celebre? Che io mi ricordi, anche se sono nato qualche annetto dopo, è quello verificatosi nel torneo di Montecarlo del 1902 tra Ignatz von Popiel e Georg Marco.

Parecchi di voi lo conosceranno perché è finito su diversi libri.

A prima vista il Nero, dopo l’ultimo tratto del Bianco 36. Tf1-d1, perde l’alfiere in d4. Quindi Marco abbandonò: 1-0. “A prima vista”, si diceva. Ecco il diagramma:

von Popiel-Marco, Montecarlo 1902
von Popiel-Marco, Montecarlo 1902.
Il Nero ha abbandonato

Eh, no! Osservando bene, ci si accorge infatti che Marco sarebbe potuto entrare in un finale vinto con la ragguardevole 36. … Ag1!! Questo un possibile seguito: 37. Rxg1 Txd3  38. Axd3 Se 38. Txd3 Axe4 39. Te3 Da1 40. Te1 (40. Txe4 Dxb1+) 40. … Axf5 38. … Axe4 39.Axe4 (39. Te1? Dc5+) 39. … Dxe4 40. Cg3 Dc2 41. Td8+ Rh7 42. h3 (41. a3 Dc5+ 42. Rh1 Dc1+) 42. … Dxa2 e i pedoni di Donna dovrebbero essere inarrestabili.

A quei tempi il bravo Ignatz von Popiel (1863-1941), un nobile nato in Galizia e vissuto tra Lodz, Graz e Cracovia, era un giocatore temuto e non aveva certo bisogno di simili regali, visto che fra i suoi scalpi già vantava meritatamente nomi come quelli di Lasker e di Janowski. Ignatz von Popiel fu un buon analista e si dedicò in particolare allo studio di alcune varianti del Gambetto Blackmar, analisi che vennero pubblicate nel 1893 sulla “Deutsches Wochenschach”. Ma questa vittoria con Marco non fu vera gloria ….

Chissà se, subito dopo la stretta di mano, uno dei due contendenti si sarà accorto del misfatto? E quali saranno state le reciproche espressioni? Indubbiamente la mossa vincente del Nero non era tra quelle che si vedono al volo. Però c’era. E non solo: era pure bellissima! Un vero peccato per il noto giornalista e giocatore rumeno (Czernowitz 29.11.1863-Vienna 29.8.1923) Georg Marco, uno dei personaggi più grossi (fisicamente) di quegli anni ruggenti (scacchisticamente).

I migliori risultati di Marco si ebbero nel ventennio a cavallo dei due secoli, con il successo di Vienna nel 1895, i terzi posti a Vienna 1897 e 1903, a Ostenda 1905 e a Stoccolma 1912, il secondo a Londra 1899, il quinto a Monaco di Baviera 1900 e Montecarlo 1904, il sesto a Montecarlo 1903. Niente male, significa che di occasioni ne ha sapute sfruttare.

Ma Marco è passato alla storia non tanto come giocatore o come perdente poco fortunato o disattento, quanto per aver scritto quello che da qualcuno è stato giudicato, sia per l’impostazione sia per l’acutezza e la modernità dello stile e dei commenti, uno dei più bei libri di scacchi di ogni tempo: “Karlsbad 1907”, redatto a quattro mani con un grande campione come il viennese Karl Schlechter.

Del libro c’era solo la versione in tedesco fino al 2007 quando, grazie alla Caissa Editions e con la traduzione di Robert Sherwood, esiste finalmente anche la versione in inglese. Si tratta tra l’altro di un volume elegante (copertina rigida) e ponderoso (450 pagine). Tra le recensioni che ha avuto merita la citazione quella del maestro internazionale Jeremy Silman, il quale nel suo blog riporta un interessante esempio delle colorite note di Marco. Nel commento alla partita n. 120 (Tartakower-Duras) così scriveva Marco: “Tartakover’s individual moves, considered in and of themselves, are not bad, but taken together they show us that his conduct of the game is entirely misguided. White’s pawn storm has arrived at a pitiful standstill, while Black’s pawns roll toward the white King like an avalanche.”

Libro Karlsbad 1907

Notevole, anzi geniale! Insomma, dopo che ci siamo un pochino divertiti con la sua mancata 36…Ag1!!, rendiamo giustizia e onore al campione di origine rumena (ma viennese di adozione) divertendoci anche un poco con la lettura di questo fantastico libro!

Karlsbad 1907
Karlsbad 1907. Seduti da sinistra: Rubinstein, Marco, Fähndrich, Chigorin, Schlechter, Hoffer, Tietz, Maroczy, Janowski, Neustadtl, Drobny, Marshall. In piedi da sinistra: Nimzowitsch, Wolf, Mieses, E. Crohn, P. Johner, Leonhardt, Salwe, Vidmar, Berger, Spielmann, Dus Chotimirski, Tartakower, Olland

Marco è stato anche autore di: “Vienna Gambit Tournament” (1903), “Bremen 1905”, “Ostend 1906”, “Lasker-Tarrasch match 1908” e “Baden auf Wien Gambit Tournament “ (1914). Fu anche, tra il 1898 e il 1916, l’editore della “Wiener Schachzeitung”, una delle più importanti riviste di scacchi europee.

Georg Marco visse quasi sempre a Vienna e lavorò a lungo come segretario (regolarmente stipendiato) presso il locale circolo degli scacchi, il “Vienna Chess Club”.

Concludendo, prima di abbandonare una partita, se avete ancora qualche secondo di tempo a disposizione guardate bene se anche per voi non ci sia qualcosa tipo la ormai mitica 36….Ag1!!, forse “il tratto più bello-non eseguito” della storia degli scacchi. Non ci dormireste per alcune notti! Altro che Shankland!

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