La “sòla” del secolo

(UnoScacchista)
Nel 2002, l’artista statunitense di origine estone Mark Kostabi dipinse un quadro intitolato “Marcel Duchamp en passant Mark Kostabi (Swindle of the Century)“. Evidente omaggio all’artista a cui si è maggiormente ispirato, raffigura la posizione di una partita descritta come “Il tranello del Secolo” (o, come lo tradurrei più coloritamente io, “La sòla del secolo”).

[L’immagine di apertura è di “Miki“, scattata alla mostra del 2009 “Marcel Duchamp: The Art of Chess” al Francis M. Naumann Fine Art, NYC]

Cominciamo con definire cosa intendiamo con “Swindle”. Horowitz e Reinfeld nel loro “Chess Traps, Pitfalls, and Swindles” (1954, ed. Simon and Schuster) lo considerano una trappola tesa da un giocatore che ha ormai una posizione persa: in caso di successo, il risultato è una sorta di “furto” (legale, per carità) ai danni di chi si era meritato la vittoria.

Uno specialista di queste “sòle” era Frank James Marshall, che nel 1914 addirittura pubblicò un libro (“Marshall’s Chess ‘Swindles“) sui suoi recuperi insperati ma ingegnosamente cercati.

I temi tatttici e strategici di questi ribaltamenti della situazione sulla scacchiera sono molteplici e dimostrano tutta la ricchezza degli scacchi: Stallo, Debolezza dell’ottava (prima) traversa, Scacco perpetuo, Attacco da matto a sorpresa, Transizione in finale con alfieri di colore contrario, Ingresso in finale con materiale insufficiente, Costruzione di una fortezza, Zugzwang e tutte le combinazioni di questi elementi.

Mark Kostabi rappresenta il “malandrino” con la refurtiva in mano, mentre l’avversario, distratto a giocherellare con un telefonino, se ne sta con un limone in testa. Ma chi sono i protagonisti di questa sorta di tragedia scacchistica? E la posizione è inventata o è quella di una partita vera?

I più esperti avranno sicuramente riconosciuto la posizione finale di quella che “Chess Review” nel 1964 aveva proprio definito “The Swindle of the Century”: la Evans-Reshevsky, giocata a New York nel 1963 al 9° turno del Campionato USA. Era la partita che avrebbe deciso chi sarebbe arrivato secondo nella edizione del Campionato USA la cui notorietà è dovuta a Fischer che “asfaltò” tutti con un insuperabile 11 su 11. Reshevsky si sta avviando alla vittoria e Evans decide di giocare 47. h4 e “dire una preghiera” a Caissa dea degli scacchi e Mercurio dio dei ladri.

Evans-Reshevsky dopo 47. h4
Evans-Reshevsky New York 1963, dopo 47. h4

47. … Te2+ 48. Rh1 Dg3?? Le preghiere di Evans sono state esaudite! Reshevsky, ormai rilassato in vista della vittoria vicina, abbassa la guardia e “si mette a giocare col telefonino”. Facile dire adesso che 48. … Dg6 avrebbe vinto senza problemi. 49. Dg8+ Nel suo libro “This Crazy World of Chess“, Larry Evans racconta che quando allungò la mano per prendere la Donna in c8, Reshevsky fece per stringergliela in segno di accettazione dell’abbandono! Quando si rese conto della trappola in cui era caduto, dice sempre Evans, impallidì, sorrise amaramente, e disse a se stesso una sola parola “Stupido”. 49. … Rxg8 50. Txg7+ ½–½ E questa è la posizione raffigurata nel quadro di Kostabi; la Torre può continuare a dare scacco sulla settima traversa perchè la sua cattura porta allo stallo immediato. Che “furto”!

E pensare che Samuel Reshewsky non era nuovo a disattenzioni simili basate sullo stallo.

La prima “fregatura” la prese in un altro Campionato USA, quello del 1942, giocato sempre a New York. Al 12° turno, Reshevski ha ormai partita vinta contro Pilnick, che butta là l’ultimo tentativo, 92. Df5.

Pilnik-Reshevsky dopo 92. Df5
Pilnick-Reshevsky, New York 1942, dopo 92. Df5

E’ evidente che ci sono molte mosse vincenti per il Nero, ma certamente non quella giocata da Reshevsky: 92. … g4?? 93. Qf2! ½–½ Un tema molto sfruttato in studi e composizioni didattiche, ma anche già visto sulla scacchiera nella famosa Chigorin-Schlechter (Ostenda 1905) che l’ex bambino prodigio incredibilmente dimenticò. A causa di questa “sòla”, Reshevsky rischiò di non vincere il campionato, perchè arrivò primo a pari merito con Kashdan, che poi sconfisse nel match di spareggio. Quello del 1942 fu il torneo del famoso e clamoroso errore dell’arbitro nella partita di Denker con Reshevsky  (a cui fu assegnata la vittoria pur essendo caduta la sua bandierina), ma questa è un’altra storia e un altro tipo di “sòla”.

E cosa dire di quest’altra occasione, 11 anni dopo, che costò a Reshevsky il secondo posto al Torneo dei Candidati di Zurigo del 1953? Siamo al 24° turno e Reshevsky, con il Bianco, aveva raggiunto un finale di Torri con due pedoni in più complicato, ma vinto, contro il russo Efim Geller. Purtroppo per lui, strada facendo giocò con insufficiente cura, permettendo al Nero di attivare i suoi pezzi e bloccare i pedoni del Bianco.

Reshevsky-Geller dopo 52. ... Ta3
Reshevsky-Geller, Zurigo 1953, dopo 52. … Ta3

La continuazione 52. Txf5+ Rxh4 porta a “una delle posizioni di patta con due pedoni in più per il Bianco” ci dice Bronstejn nel suo “Zurich International Chess Tournament 1953”. Per guadagnare il pedone f5 senza perdere quello in h4 o per liberare il suo Re dalla guardia della Torre nera, l’americano aveva comunque contato sulla scarsa mobilità del Re Nero; fin troppo scarsa, si potrebbe dire col senno di poi, perchè dopo 53. g3? il Nero ha potuto giocare 53. … Tf3+! forzando la patta. Infatti, dopo sia 54. Rxf3 sia 54. Rg2 Txg3+! 55. Rxg3 c’è lo stallo. Il Bianco tentò di fare qualcosa di diverso, senza successo: 54. Re2 Txg3 55. Txf5+ Rxh4 56. Rf2 Ta3 57. Tg5 Tb3 58. Tg1 Rh5 59. Re2 Ta3 60. f5 Ta5 ½–½ In questo caso parlerei più di una svista (“blunder”) che di una trappola (“trap”) o trabocchetto da ultima spiaggia (“swindle”), ma la sostanza è che Reshevsky aveva già dimostrato (con cadenza decennale) di essere soggetto a questo tipo di combinazioni culminanti con lo stallo.

Come dite? Se di queste “sòle” se ne vedono anche in questo di secolo? Certamente! I giocatori degli anni 2000 non sono poi così diversi da quelli del XX secolo: citofonare Wesley So e chiedere della sua partita contro Karjakin al Norway Chess di pochi mesi fa. Se questo post vi sarà piaciuto, ne potremo riparlare assieme a quello che è successo a Igor Kovalenko a Riga un paio di anni fa, a Amin Bassem e a Vassily Ivanchuk alla recente FIDE World Cup 2017 di Tbilisi.

Nel frattempo, “attenti alle sòle”!

One thought on “La “sòla” del secolo

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  1. Gli esempi di “sòle” riportati rallegrano il cuore di noi poveri scacchisti “terreni”, facendoci vedere che anche ai massimi livelli se ne combinano di grosse! Ancora…ancora…

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