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Bruno Arigoni e il magico “CIRCOLO SCACCHI OSTIA”

Garry Kasparov e Bruno Arigoni a Roma nell’agosto 2004

(Alessandro Pompa)
Dopo Giuseppe Arabito, Marco Bonavoglia, Carmelo Coco e Nino Cocorullo, un altro collaboratore del nostro blog è salito in cielo: Bruno Arigoni. A tutti loro un nostro pensiero.
Quello che segue è il ricordo di Bruno Arigoni da parte di Alessandro Pompa nel contesto del circolo di scacchi del Lido di Ostia. Con la pubblicazione odierna rinnoviamo le condoglianze alla famiglia di Bruno che ringraziamo per aver reso disponibili le fotografie.


Caro Bruno,
siamo con te, mamma e Cristina al Cimitero di Ostia Antica. Oggi, 4 Novembre, ci saluti. Le tue ceneri raggiungono papà Mario e Mario Melillo, primo Presidente del nostro amato Circolo Scacchi Ostia (poi Lapo Rinieri de’ Rocchi, Mariano Spina, Vincenzo Badetti e Mario Orlandi).

Bruno mentre gioca a scacchi con lo zio Yanni, venuto dalla Grecia. Intorno la sua famiglia: da sinistra a destra la sorella Cristina e suo marito Fabrizio, il padre Mario e sua madre Nadia.

C.S.O.: il magico acronimo-topos dove da ragazzi ci siamo incontrati e siamo cresciuti a cavallo dei discussi, fertili, irripetibili anni Settanta, quelli in cui Nietzsche e Marx riuscivano a darsi la mano solo da noi, in nome della passione comune per un gioco meraviglioso trasfuso in arte e scienza pure, tradotte non in ideologia cieca, ma nella ricerca della verità: della “mossa” migliore, portata poi dalla scacchiera alla vita da tanti dei giovanissimi che affollavano un’Associazione incredibile, unica, vissuta solo 6 anni, ma che ancora oggi unisce ricordi ed azioni di chi ha avuto la fortuna di viverla come maestra di vita, insieme al Circolo ARCI “Stella Polare” di via Poggio di Venaco.

Persone nobili, d’animo e non solo (Lapo Rinieri de’ Rocchi, Vincenzo Badetti, Mario Orlandi e poi Mario e Ugo Tiberti, Marco e Massimo Marino, i fratelli Trapani, Mario Ambrogi, Gianni Mornati, Bruno Scagliarini, Angelo Lusi, Mariano Spina, Bruno Roberti, Pietrantonio Cavazzini, Pietro Caputi, Marcello Ceccotti, Marco Quagliozzi, Savino Baldini, Giancarlo Primiterra, Guido Pulidori, Alessandro Ferrante, Roberto e Luciano Faccini (strenui difensori dei ragazzi più talentuosi e pestiferi in un Direttivo che per un attimo aveva anche pensato di cacciarli!), Massimo e Paolo De Francesco, Marcello Iometti, Stefano Mazza, Gianni Capretti, Renato Silici… e tanti, tantissimi altri!), giudici (Vincenzo Selmi), avvocati, ambasciatori (Mohamed Amin), docenti universitari (Francesco Splendiani), medici (Gianfranco Bono), viaggiatori in cerca del canto delle sirene (Levin Naum, Gregory Mirochnik), marinai (Enzo Tommasini), piloti (Sandro Blasi, John Zingale), steward (Antonio Piasini, Bartolomeo Bondì), psicologi (Massimo Marino), tanti, tanti uomini di scuola (Marcello De Caro, Ermanno Gardon, Alessandro Pompa), di teatro (Ciro Melillo) e soprattutto poeti, scrittori, giornalisti, pittori, diffusori di cultura (ancora Lapo, i fratelli Nassetti, Paolo Mereu, lo stesso Bruno, Francesco Antonio Corrarello (fondatore di “Torre & Cavallo” e del Ci.Sca.O., erede del Circolo Scacchi Ostia “Mario Melillo”) e, primo fra tutti, grandissimo, Bruno, con Mursia) che hanno permeato col loro pensiero, anche scacchistico professioni alte, scuole, associazioni, case editrici (Sellerio, Armando, Alpes Italia, Quodlibet…) in tutta Italia.

 

L’età media dei giovani scacchisti era più alta, quasi impensabile oggi che si comincia da piccoli, con corsi tecnici. Il formidabile (anche nel senso di “formicolante”…) Circolo Scacchi Ostia (quasi 150 soci dai 10 ai 90 anni, stipati prima al “Club della Roma” di piazza Anco Marzio, poi nel retrobottega di un bar!) era per tanti liceali vivacissimi, quasi incontenibili, ma che entravano allora nell’ “età della ragione” un inconsapevole Gymnasium, un mettersi “in gioco” personale e “politico” nel senso pieno, di crescita individuale e collettiva di piccoli uomini che diventavano cittadini per la prima volta in un’agorà ludica: una teoria che diventava prassi nelle partite, propedeutica all’esportazione di competenze dal microcosmo della scacchiera al macrocosmo della vita.

Quale metafora educativa migliore del Re dei Giochi?

Bruno aveva affidato a me e soprattutto all’amico Salvatore Tramacere il suo ultimo libro, dedicato alle “Signore degli Scacchi”, forse proprio perché nato e cresciuto in un τόπος ludico dove purtroppo c’erano – forse – i “piccoli uomini”, ma le “piccole donne” mancavano: quelle “Regine degli Scacchi” su cui gli splendidi amici di Ostia Scacchi, nati nel 2013 dall’ASD “Quattro Torri”, hanno invece costruito buona parte del loro percorso incredibile e della loro fortuna e reso giustizia, una volta per tutte, alla grande tradizione scacchistica di Ostia.
Al bar “Casauria” di via dei Velieri 48, dove lui ci incontrò quasi bambino, eravamo invece una sorta di piccolissima democrazia periclea: meravigliosa, ma monca, per soli maschi, liberi e protagonisti.
Noi lo eravamo, ed eravamo anche puri: lavoro e sesso erano al di fuori dei nostri orizzonti. Non scattavano il tema tattico della “deviazione”, né quello dell’ “adescamento”: per noi, giovani proto-cittadini innamorati e entusiasti, gli Scacchi erano a quel punto godimento intellettuale, filosofia pura, politica applicata, altissima dissacrazione del nostro essere “piccoli” che costringeva a confrontarsi continuamente con noi i “grandi”, i (pochi!) esperti del Circolo, cieli da assalire senza arrivare a mettere in gioco il proprio corpo, ma (in positivo) la mente di tutti noi: una clamorosa unione di generazioni sulla scacchiera che ha costituito per tutti noi un grande argine al riflusso di ogni ideale e ci ha permesso di resistere e di lottare per tutta la vita, grazie ad una palestra mentale che ci è rimasta nel sangue e non ha più conosciuto confini.

Non siamo fuggiti in India, né da noi stessi, ma siamo invece rimasti tutti sul campo a testimoniare il nostro impegno in un Paese che abbiamo amato e continuiamo ad amare, anche dopo l’impatto delle droghe e quello distruttivo della televisione commerciale, che ha messo in scena oscenamente le anime “bevute” e da bere: i 40 anni di lobotomizzazione di massa scientemente orchestrata dopo il repentino passaggio all’impegno di masse di giovani ormai incontrollabili e alla conseguente, folle, lucidissima paura adulta di cambiamenti radicali e improvvisi: da prevenire ad ogni costo e in ogni modo possibile.

In tempi in cui il drogarsi veniva ormai fomentato dall’alto, il desiderio dei giovani di cambiare il mondo si riavvoltolava e strisciava nel fango di infami festini autodistruttivi benedetti dai “cieli”.
Quei cambiamenti erano improponibili per chi, troppo giovane per sostenerli, aveva assalito il cielo con ali di cera, scioltesi come neve al sole. Ma al Circolo Scacchi Ostia “Mario Melillo”, noi giovani scacchisti abbiamo remato in direzione ostinata e contraria; senza rendercene davvero conto, abbiamo messo in pratica la grande lezione che il mondo si può davvero cambiare: cominciando da sé. In quella incomparabile palestra sociale e mentale che mescolava e metteva in gioco tutti, dai 10 ai 90 anni, in cui si cresceva a vista d’occhio mettendosi davvero in gioco, in cui – prima e dopo le partite – gli adulti ci innamoravano di Flaubert, Hugo, Dostoevskij e Zola, ci siamo letteralmente “salvati” da soli: come disse a mio padre, preoccupatissimo, un avveduto psichiatra venuto a spiarmi in incognito mentre giocavo a “progressivi” e “quadriglia” e i pezzi volavano fra grandi risate.

Lì, abbiamo davvero imparato a pensare: e a vivere.

Bruno Arigoni (Alatri, 28.05.1965 – Roma, 20.9.2024)

E tu, Bruno, new entry del Circolo di via dei Velieri, sempre a braccetto di tuo papà Mario, il più piccolo (ma più maturo…) di tutta la nostra covata dopo Renato Silici (10 anni!), a 13 anni riuscivi addirittura a vincere il Torneo Sociale 1979 (il primo dopo la morte del nostro adorato Presidente Mario Melillo) con 9 vittorie su 9 partite!
Eri il futuro che cominciava. Non c’è bisogno di scrivere altro (per ora…): basta già questo, parlare di te da “piccolo”, a dare l’idea della tua grandezza.

Oggi tu ci saluti: ma i tuoi semi, le idee, la cultura, il tuo umanesimo integrale, il laico panteismo scientifico e artistico che hai scelto e coltivato, scolpito, dipinto ad ogni costo e con tutte le tue forze per tutta una vita, hanno germogliato e attecchito ovunque. Tu – laico, sardonico, icastico come eri sempre… – te la ridi sicuramente sotto i baffi, sai bene che i tuoi valori non possono che essere i nostri. Saremo terreno fertile. Semineremo ovunque il tuo esempio. Ch’agg’a fa’!

No, caro: non si muore mai! E tu, “extraterrestre”, lo sai… Ce n’est pas qu’un debut.

Come sussurrerebbe Roberto: “Ciao, Bruno”.

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