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Freestyle a Las Vegas tra scacchi e show

Freestyle a Las Vegas 2025 (Lennart Ootes)

(UnoScacchista)
Francamente non so cosa pensare del Freestyle Chess Grand Slam Las Vegas, quarta tappa del Tour 2025 iniziato a Febbraio a Weissenhaus (Germania). La formula di questi tornei si evolve sempre di più verso il formato di uno show, più che di un torneo di scacchi, con presentatori enfatici, luci, applausi e ospiti più o meno illustri.

Preceduto da una giornata puramente promozionale, denominata “Chesstival” con ospiti dall’NBA (la lega professionistica di basket USA) che hanno giocato un torneo blitz e un torneo ad eliminazione diretta “Braccio e mente”, l’evento ha chiaramente un taglio molto “entertainment”, tanto che non sono riuscito ad appassionarmi all’aspetto agonistico dopo i primi due giorni di gioco.

Freestyle a Las Vegas 2025, l’analisi della posizione sorteggiata (Lennart Ootes)

Che questa sia l’intenzione di Jan Henric Buettner, l’ideatore e sponsor del fonomeno FreeStyle, è ormai chiaro. In un’intervista alla sezione “The Athletic” del New York Times, ha infatti dichiarato apertamente che “La sfida è trasformare gli scacchi in un prodotto che sfrutti il “cuore” dei guadagni nello sport: broadcast, biglietti e sponsor“. La sua ispirazione è chiaramente l’ambiente del “Paddock Club” della Formula 1 e, anche se a Las Vegas la sezione VIP è limitata, il piano è chiaro: “Siamo ancora agli inizi, stiamo sperimentando per vedere cosa funziona e cosa no“, dice sempre Buettner.

Freestyle a Las Vegas 2025, Pragg e Carlsen (Lennart Ootes)

All’interno di questa visione imprenditoriale, la figura di Carlsen è chiaramente centrale, con la sua capacità di attrarre investitori e di raccogliere intorno a sé i migliori giocatori. Il norvegese ha detto più volte che il FreeStyle è ciò che ha più a cuore, non tanto per la propria carriera scacchistica (non ne ha certo bisogno), ma per il movimento in generale che ritiene in grado di smuovere molti più interessi di quelli che è in grado di gestire la FIDE.

Peccato che tutta questa trasformazione in industria dell’intrattenimento metta in secondo piano l’aspetto del gioco in sé. Quando il contenitore diventa più importante del contenuto, la sfida diventa trovare nuovi volti e nuove personalità più che sviluppare il gioco che, fino a prova contraria, dovrebbe essere ciò che attira appassionati e spettatori.

Tanja Sachdev per il Freestyle a Las Vegas 2025 (Stev Bonhage)

Voi siete sicuri che chi va ad assistere ai Gran Premi di Formula 1 lo faccia per vedere le novità aerodinamiche, le soluzioni tecniche sulle vetture o per ammirare lo stile di guida dei vari piloti? Io sono sempre più convinto che sia il contorno quello che attrae: i VIP, gli spettacoli musicali, l’essere lì, l’attesa per un incidente, le liti tra i protagonisti… insomma tutto ciò che è “attorno” alla competizione e non la competizione stessa.

Freestyle a Las Vegas 2025, Hans Niemann (Lennart Ootes)

A Las Vegas ha fatto più notizia il modo con cui Niemann ha festeggiato l’eliminazione di Carlsen dal gruppo dei migliori 8 che si contenderanno il titolo per mano di Aronian, che il match in sé. Si parla più dei campioni dell’NBA o del colore delle giacche dei giocatori che delle combinazioni alla scacchiera. Non che le partite non ci siano o che non ci siano ottimi commenti online, ma… come dire… è un’offerta fin troppo bulimica da risultare indigesta.

Giocatori e pubblico per il Freestyle a Las Vegas 2025 (Lennart Ootes)

Avevo scritto due anni e mezzo fa in un post intitolato “Come si evolveranno gli scacchi nei prossimi anni?“, queste parole, che in qualche modo risuonano in questo post di oggi:


Insomma, credo che la trasformazione delle competizioni scacchistiche verso formati a cadenze più rapide (con tutte le formule che si sono inventate e si potranno inventare) non sarà guidata tanto dalle scelte dei giocatori, quanto dalle preferenze degli spettatori. Gli scacchi, che per tanti anni sono rimasti a metà tra la ricerca della qualità (con tanto di aura di intellettuale superiorità per i migliori) e il desiderio di diventare uno sport di massa, stanno completando il percorso che li porterà ad essere “entertainment“, intrattenimento, spettacolo.

Le competizioni e le rivalità individuali saranno la base su cui catturare l’attenzione e offrire (ovvero vendere) una moltitudine di prodotti a contorno: commenti tecnici, commenti di colore, corsi, lezioni, partecipazione a tornei, dirette in streaming, canali di intrattenimento a basso valore tecnico, merchandising … tutto ciò che è già accaduto ad altri sport, per i quali la dimensione imprenditoriale ha preso il sopravvento su quella tecnica. L’evoluzione della F1 e del calcio (per fare due esempi) mi sembra chiara: sempre più “eventi” ed “intrattenimento” e sempre meno spontaneità e fantasia.


Eccoci qua. Sto scrivendo mentre giocano 16 tra i migliori giocatori in circolazione e non mi viene voglia di seguire le partite o di sentire i commenti, sempre meno tecnici e sempre più “emozionali” dei vari GM. Certo, leggerò i risultati, cercherò di capire quanto i risultati di Las Vegas potranno essere importanti per la eSports World Cup 2025 che si giocherà a fine luglio-inizio agosto a Riyad, evento che segna l’ingresso ufficiale degli scacchi nel mondo degli eSports.

Gli spettatori al Freestyle Chess di Las Vegas 2025 (Stev Bonhage)

Speriamo che in qualche modo si riesca ad “abbassare il rumore di fondo” e far riemergere gli scacchi giocati. Qualcosa che il tennis sembra essere riuscito a realizzare molto bene: grandi eventi, molti soldi, grandi campioni ma ancora tanto interesse per i gesti tecnici e per le sfide sportive tra Sinner e Alcaraz che hanno raccolto l’eredità mediatica e sportiva di Federer, Nadal e Djokovic.

Freestyle a Las Vegas 2025, variopinti giocatori (Lennart Ootes)

Come il tennis, anche gli scacchi hanno bisogno di grandi campioni, ma alla scacchiera e non (o non solo) dietro un microfono. Gli scacchi non possono essere ridotti a “broadcast, biglietti e sponsor”.

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