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57⁰ CIS Master: il capitano Marco Corvi spiega il trionfo di Lazio Scacchi

CIS Master 2026 - La Lazio Scacchi campione (Foto di Marco Tinari)

(Antonio Monteleone)
Rieccoci qua, dopo un anno, a riprendere il discorso iniziato con il precedente CIS Master che avevamo concluso con un augurio “… di continuare così…” e così è stato: la S.S. Lazio Scacchi Master ha bissato il successo dello scorso anno vincendo il 57° Campionato Italiano a Squadre Master.

Diciamo un momento magico per lo sport capitolino, con questa vittoria, quella della AS Roma del campionato di calcio e della Coppa Italia, e con la vittoria di Sinner agli Internazionali di tennis.

Cosa? Qualcosa non torna? Va bene, siete proprio pignoli! Ok, l’AS Roma ha vinto il campionato di calcio e la Coppa Italia femminile, ma occhio a commenti ironici altrimenti… “Patriarcato!”; poi, Sinner non è decisamente un romano, ma è italiano, ha vinto gli Internazionali d’Italia a cinquant’anni dalla vittoria di Panatta e la finale si è svolta a Roma, quindi…

Ma torniamo al nostro CIS-Master, con uno scoop di UnoScacchista:  l’intervista in anteprima mondiale assoluta al MF Marco Corvi Capitano della Lazio Scacchi.

Diciamo che più che un’intervista è stata una lunga chiacchierata di un’ora e mezza con un amico di vecchia data, che un po’ mi ha ricordato quella, un poco più famosa (!), di Gianni Minà a Fidel Castro nel 1987, che durò ben sedici ore!! Ma lui è stato un maestro del giornalismo, diciamo un Top GM, e ogni accostamento è realmente a rischio di scomunica.

Della nostra chiacchierata riporto un rapido sunto con i concetti più importanti e interessanti che sono usciti fuori, tenendo presente che, per esigenze di sinteticità, alcune parole scritte non sono esattamente quelle dette, ma che i concetti espressi lo sono.


AM: “Repetita iuvant Marco… Complimenti, complimenti per il risultato. Ti volevo chiedere come ti senti ad essere il Capitano di una squadra importante e se, in qualità della tua attività d’istruttore, hai dato qualche indicazione su Aperture da giocare o visto qualche Finale, anche se i giocatori di quel livello sicuramente non hanno bisogno di questo.”

MC: “Grazie Antonio, diciamo che, praticamente, nella Master il ruolo del Capitano è molto importante e molto difficile perché gli Scacchi sono un gioco individuale e in un torneo a squadre, a volte, far capire che mettere come primo obiettivo il risultato di squadra e non quello personale, non è semplice, soprattutto con giocatori di questo livello. Far passare a giocatori del calibro di Sarana, vicino ai 2700 punti di Elo FIDE, Fier, Campione brasiliano e Lodici, primo giocatore italiano, tutti GM forti e di esperienza, il concetto che il Capitano, giocatore esperto e titolato ma non al loro livello, dia delle indicazioni su quando fare patta, su quando continuare a giocare anche a costo di perdere perché alla squadra serve la vittoria, su come impostare la partita ad esempio dando indicazioni su preparare un gioco più prudente o più spregiudicato in base alle necessità del momento, implica che alla base ci sia la formazione di un gruppo, che in realtà già era formato da anni e che ha portato alla vittoria del titolo lo scorso di anno, e un forte senso di squadra. Quello che posso dire è che devo ringraziare tutti i ragazzi per la loro assoluta professionalità e dedizione. Ti devo dire che la sera, dopo cena, tutti a preparare la partita del giorno seguente, insomma, veri professionisti, professionisti seri. E questo è quello che secondo me ha fatto la differenza tra noi e le altre squadre: il nostro essere molto gruppo nel senso di organizzazione.”

AM: Ma infatti una delle domande che mi sono posto è come hai fatto a gestire al meglio la squadra e la composizione dei componenti turno per turno. Ad esempio mi ha colpito che, nei primi cinque turni, non hai mai schierato Sarana e mi sono chiesto: “Ma se io fossi Sarana, giocatore da quasi 2700 di Elo FIDE, e vedo che non mi fanno giocare, non penso la prenderei molto bene.”

MC: “Diciamo che nel Campionato si può schierare solo un giocatore straniero e Fier ha giocato i primi cinque turni mentre Sarana gli ultimi quattro. Io scelgo in autonomia i componenti della squadra perché ho una visione generale che non si basa solo sulla forza del giocatore, ma anche sul suo stato, se è in forma, se ha problemi, anche di salute, e prima di dare la formazione parlo con ognuno di loro, spiego le mie motivazioni e ascolto le loro cercando di arrivare a una conclusione condivisa. Devo dire che, alla fine, tutti hanno sempre accettato le mie decisioni, riconoscendo il mio ruolo dandomi fiducia senza contestazioni o rimostranze. E qui conta molto il gruppo e la considerazione che ognuno ha per l’altro, gruppo consolidato oramai da quattro anni che ha avuto l’innesto di Lorenzo Lodici, ragazzo fantastico e professionista serio che è risultato poi essere decisivo per la conquista del Titolo.


Sliding doors: “Eravate già sul treno e Lodici vi ha fatto scendere”


AM: Da quanto ho visto, non è stato un torneo semplicissimo, a partire dal primo turno del torneo a gironi, per arrivare all’ultimo.

MC: “Sì, rispetto alla marcia trionfale dello scorso anno, in questo torneo abbiamo registrato delle difficoltà fin dal primo turno.  Considera che lo scorso anno abbiamo perso solo un incontro scacchiera, mentre quest’anno ben quattro! Abbiamo pareggiato con Latina al primo turno, una squadra che poi è arrivata in fondo al girone, fino ad arrivare al momento clou del Campionato: all’ultimo turno di qualificazione del girone ci bastava il pareggio per essere primi del girone, con la sconfitta saremmo arrivati terzi e saremmo stati estromessi dalla qualificazione alla Semifinale! E in questo incontro, giocato contro Ostia Scacchi, ci siamo ritrovati con l’ultima partita in corso e con noi in svantaggio di un punto e in questa posizione che faceva presagire la nostra eliminazione: 


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MC: “Questa è la posizione decisiva per il nostro torneo, con un Finale che si trascina da una ventina di mosse e con entrambi i giocatori che sono consapevoli che sia Patto. L’unico vantaggio di Lodici è il possedere dodici minuti contro i due minuti di Carlo Emanuele, che però è un giovane e forte Maestro Fide e che sembra tenere il Finale senza particolari problemi. Sicuramente Lorenzo avrebbe continuato fino allo scadere delle cinquanta mosse, dove per regolamento viene assegnata la Patta per non aver mosso pedoni o catturato pezzi, ma a questo punto, essendo l’ultima partita in corso e conoscendo i risultati delle altre squadre, da primi del girone saremmo passati a terzi per gli spareggi tecnici e non avremmo avuto accesso alle Semifinali del Campionato!”

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MC: “Una cosa incredibile! Sicuramente la partita e il momento più difficile di tutto il torneo. Una volta passato questo momento critico, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti di aver avuto una fortuna incredibile, ma che continuando così avremmo fatto poca strada. Abbiamo fatto una riunione di squadra dove ho detto ‘ragazzi, qui ognuno deve dire quello che pensa’; c’è stato uno scambio di opinioni e da lì è cambiato tutto, tanto che la Semifinale e la Finale sono stati paradossalmente gli incontri più facili: Lodici ha vinto le sue due partite e gli altri hanno fatto Patta tenendo tutto sempre sotto controllo, con due vittorie diciamo quasi lisce contro due squadre avversarie decisamente forti.”

Insomma, la “dea bendata” ha sicuramente dato una mano, ma sicuramente la qualità dei giocatori e la compattezza del gruppo hanno fatto la differenza nei momenti decisivi.

L’inspiegabile errore di Carlo Emanuele è una di quelle cose che mi hanno sempre affascinato, essendone io stesso stato protagonista in più di un’occasione. Sembra quasi che, a volte, ci siano degli “interventi esterni” che entrano a gamba tesa in situazioni che sembrano chiare, come se tutto fosse già deciso “dall’alto” e come, tra il serio e il faceto, ho già avuto modo di scrivere in un paio di post sul “Fato negli Scacchi“. Di sicuro, però, lo Zeitnot a volte offusca la mente anche dei più forti, facendogli commettere errori che, con più calma e tempo a disposizione, mai e poi mai farebbero.

Ma lasciamo queste dissertazioni fatalistiche per tornare a noi e notare, poi, che Marco non è stato il classico Capitano non giocatore, perché era schierato in squadra e a disposizione anche per un’entrata in campo, cosa che mi ha confessato di aver pensato in almeno un’occasione, quando ha visto un momento di giocatori un poco fuori fase e altri fuori forma. Ma la squadra lunga è servita anche per questo, per dare i giusti ricambi nei momenti più difficili e faticosi e, a quanto pare, in questo torneo per la squadra capitolina ce ne sono stati diversi.


Lodici, ancora Lodici, fortissimamente Lodici

In una squadra tutti sono importanti ma, come nel calcio dove l’attaccante che fa goal è colui che fa più notizia, così negli Scacchi chi vince partite decisive, rispetto agli altri componenti della squadra, rimane più impresso nella mente di chi osserva. Ripeto, la squadra è la squadra, perché se è vero che se tu vinci una partita hai la tua bella soddisfazione personale e l’aumento della considerazione degli altri, è anche vero che se i tuoi compagni perdono le altre, il tuo risultato personale svilisce rispetto a quello della squadra, concetto che Marco ha ben espresso nelle sue parole.

Sicuramente però, Lorenzo è quello che di forza ha ripreso i suoi compagni di squadra e li ha rimessi sul treno che poi ha guidato lui personalmente fino alla destinazione agognata.


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In realtà, nella Semifinale non ci sono state tre patte e la vittoria di Lodici, ma anche una vittoria di Sarana che ha fatto valere la sua forza da quasi 2700 di Elo FIDE.


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La squadra campione d’Italia 2026: In piedi da sinistra a destra Fier, Sarana, Brozzi, Lodici; in basso Corvi, Condorelli, Iermito, Aghayev e Godena (Foto di Marco Tinari)

Soffrire nei momenti difficili e vincere nei momenti decisivi: è qui che si vede la squadra vincente! E Marco ha saputo plasmare la squadra traendone il meglio e riuscendo a limitare e ad attenuare i momenti difficili con un dialogo costante con tutti i giocatori, che lo hanno tenuto in considerazione cementando il concetto di “Gruppo”, cosa che ha fatto la differenza. Chapeau a Marco, Capitano, Istruttore e anche un po’ Psicologo e complimenti a tutti i componenti della squadra per lo più professionisti che lo hanno dimostrato sul campo.

Per finire, se è anche vero che “Repetita iuvant” lo è altrettanto “Non c’è due senza tre” e non mi rimane che darvi appuntamento al prossimo anno e sempre “Forza Laz..”… no, scusate, è più forte di me, non ce la faccio proprio e mi rifugio di nuovo in un più sobrio e aggiornato “Forza squadra capitolina, forza!

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