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I pezzi degli scacchi “Italia” hanno altro da dire?

Scacchi "Italia" modello depositato, 1935

(Alessandro Privitera)
Questo set di pezzi per il gioco degli scacchi brevettato e denominato “Italia”, è stato espressione del regime fascista e fortemente voluto dal Duce in modo che chi praticasse il gioco, soprattutto a livello agonistico nei tornei ma anche nei circoli e in occasione delle simultanee di regime, evitasse l’uso di altri set stranieri come quelli francesi (Regence) e inglesi (Staunton).

Il disegno di Salvetti per gli scacchi “Italia” (da L’Italia Scacchistica 3/1935 p. 50)

I pezzi “Italia” furono disegnati nel 1935 dal fiorentino Guido Angelo Salvetti, Commissario del Circolo Scacchistico Fiorentino con nomina ricevuta, com’era d’uso a quei tempi dagli organismi preposti, sotto stretta vigilanza della gerarchia fascista.

Circa settanta anni dopo, il primo a scriverne – esattamente venti anni fa – è stato Rodolfo Pozzi in Scacchi “Italia” – un set del 1935 (L’Italia Scacchistica n.1183, 2006, pp. 74-76) e per chi fosse del tutto ignaro dell’argomento, lo invito a leggere gli articoli disponibili in internet 1935, scacchi Italia sul sito della CHESSLONGO Collection e Gli Scacchi autarchici, su questo stesso blog a firma di Roberto Cassano, tratto dallo studio presentato a Como nel 2015 al Congresso dei collezionisti italiani, coincidente con l’80° anniversario dei pezzi.

E oggi, siamo veramente sicuri che non ci sia niente altro da dire sulla storia dei pezzi Italia?

A = Set Italia in legno, 1935 (Salvetti)

La storia del set “Italia”, da quando sono venuto a conoscenza della sua esistenza, mi ha sempre attratto per la difficoltà di trovarne uno: si ha notizia di pochissime serie complete, tutte presenti in Italia.

Personalmente non mi ritengo un collezionista bensì un “ricercatore” che talvolta si cimenta a giocare anche a questo gioco meraviglioso. Mi piace cercare per me o per chi me lo chiede qualsiasi cosa che abbia un interesse. E’ scoccata quindi l’ennesima scintilla di curiosità dentro di me alla ricerca di trovarne uno e, dopo tanto cercare, eccomi qui a raccontarvi il mio nuovo acquisto: un set di scacchi completo con delle somiglianze interessanti con i pezzi “Italia” che mi hanno spinto ad approfondire l’argomento e a scrivere queste righe perché, a parer mio, in realtà c’è almeno una novità e quindi, c’è altro da dire su questa tipologia di pezzi.

Fin qui, direte voi, nulla di sorprendente, tant’è che ancor prima di averlo acquistato, subito mi sono reso conto che non era del tutto uguale a quello del 1935: ci sono delle differenze ma, attenzione, anche delle similitudini.

Set “Italia”, fotografia allegata al brevetto 1935 (Fonte CHESS LONGO Collection)

Indichiamo con A il set “Italia” quello in legno di bosso del 1935 disegnato da Salvetti, ovvero, quello riprodotto nell’unica fotografia allegata alla domanda di brevetto del 19 Aprile 1935 presentata a Firenze dal Marchese Stefano Rosselli del Turco, con la B il set di De Angelis e con la C quello acquistato da me.

Il set C differisce chiaramente dal set A “Italia” (del 1935) in più dettagli; i set sono stati realizzati con tipologie di legno diverse, le misure dei pezzi sono differenti e hanno piccole differenze di lavorazione. Il set A è in legno di bosso naturale (bianco) e verniciato (nero), il set B e C sono di un legno leggero. L’altezza del Re del set A è di cm. 8,7 quella del B è di cm 7,4 mentre quella del C è di cm. 9. Per quanto inerente la lavorazione dei pezzi: il cavallo del set A ha una criniera “visibile” mentre quello dei set B e C è liscia con dei leggeri solchi d’intaglio; la croce del Re del set A è ottimamente delineata nelle sue fattezze mentre quella degli altri due set (B e C) lo è molto meno.

Set “Italia” in avorio ed ebano (ex-Collezione Adriano Chicco)

Vado al dunque: dopo una serie di ricerche, coadiuvato anche dal prezioso contribuito del Dott. De Angelis che ha voluto sostenere la mia ipotesi poiché, oltre ad avere l’unico set “Italia” in avorio ed ebano (ex-Collezione Adriano Chicco), ha un set in legno leggermente più piccolo (B) molto simile al mio set (C).

B = Set in legno leggero

Il set C è completo dei 32 pezzi (16 bianchi e 16 neri):

Set C: i 16 pezzi neri

Set C: i 16 pezzi bianchi

Questo set l’ho acquistato insieme ad una semplice ma robusta scatola, in legno naturale (bianco) con il coperchio a baionetta, per contenere i pezzi. E proprio su quest’ultima, ho trovato un particolare che ha portato ad uno studio che vorrei condividere con i lettori di questo blog e con i collezionisti perchè penso di essere arrivato ad una interessante conclusione.

Scatola del set C (con la chiusura a baionetta)

Sul coperchio è riportato un piccolo simbolo colorato a mano, apparentemente poco significativo: un bambino raffigurato con un berretto e un papillon, pantaloncini rossi e scarpe bianche che non è un bambino “qualunque” perché la corrispondenza del personaggio con un altro simile (notare l’abbigliamento) è decisamente alta; sulle caratteristiche del vestito sono trascorse nel tempo parecchie modifiche ma il naso con una “punta rossa” sta a indicare il naso di Pinocchio!

Il logo sulla scatola del set C e un bambino con la “punta rossa” del naso

Il disegno del bambino sulla scatola si riferisce al personaggio di Pinocchio della Walt Disney: il celebre lungometraggio d’animazione su Pinocchio (il secondo classico Disney dopo Biancaneve) uscì nel 1940.

Di Walt Disney – Original trailer (1940), Pubblico dominio

L’Aracne Editrice (Canterano-Roma): ha pubblicato studi specifici come “Il Pinocchio di Carlo Collodi e le sue riscritture in Italia e Inghilterra” (Elena Paruolo, 2017), che analizza come il personaggio sia stato modificato nel tempo e non credo sia stata l’unica che ha studiato questo personaggio/simbolo e le sue evoluzioni nel tempo, in particolar modo nell’ambito pubblicitario.

Durante il periodo fascista, la figura di Pinocchio è stata ampiamente strumentalizzata dalla propaganda del regime ed il burattino collodiano è stato trasformato in varie versioni, tra cui un bambino fascista (a volte definito “Pinocchio Balilla”), nello squadrista che usa manganello e olio di ricino o più istituzionalmente come “conquistatore dell’Impero”. Le “pinocchiate”, un termine che racconta tutto ciò che trae ispirazione dal romanzo di Collodi, adattandolo ad un diverso contesto socioculturale; famose quelle “in camicia nera” sulle quali sono stati scritti anche libri (Luciano Curreri, Pinocchio in camicia nera, Cuneo, Nerosubianco 2011) e Tesi di Laurea (Amico Lara Le avventure di Pinocchio nel fascismo: l’adattamento come forma di manipolazione ideologica della letteratura per l’infanzia, Università di Bologna, (2022) nella quale l’autrice “si propone di analizzare l’adattamento della storia di Pinocchio nel fascismo come strumento di manipolazione ideologica”.

Sappiamo da tempo qualcosa su come sia nato questo set “Italia” disegnato da Salvetti nel 1935 grazie alle ricerche di alcuni collezionisti e studiosi ma, tornando al mio set ed alla scatola in legno, le informazioni raccolte mi convincono a sostenere che il set “Italia” ha probabilmente avuto anche una “produzione parallela”, più probabilmente una “produzione didattica” ufficiale, mirata a raggiungere tutti i ragazzi che durante il ventennio fascista, l’Opera Nazionale Balilla (ONB), istituita nel 1926, inquadrava i bambini e i giovani in diverse categorie rigide divise per età e sesso. Nello specifico, il termine “Balilla” identificava i bambini di età compresa tra gli 8 e i 14 anni; per l’esattezza, l’organizzazione globale dei ragazzi (maschi) era strutturata secondo queste fasce d’età:

Al compimento dei 14 anni si smetteva di essere un “Balilla” o una “Piccola Italiana” per entrare fino ai 18 anni nella categoria successiva degli Avanguardisti (Maschi) – Giovani Italiane (Femmine). Secondo il regime fascista uno degli strumenti pedagogici più efficaci per indottrinare la gioventù, temprarla fisicamente attraverso lo sport e abituarla alla disciplina para-militare erano i campi scuola e i campeggi formativi, attività organizzate dall’Opera Nazionale Balilla (ONB) e, a partire dal 1937, dalla Gioventù Italiana del Littorio (GIL). Nei campi scuola e nei campeggi formativi, anche a carattere nazionale, organizzati prevalentemente in estate, i giovani oltre a vivere in tendopoli, eseguivano esercitazioni coordinate e saggi ginnici; a queste attività si affiancavano le colonie estive (marine e montane), che pur condividendo la rigida routine di orari, inni e divise, avevano una finalità maggiormente orientata alla profilassi medica, all’igiene sociale e alla cura dei bambini delle classi meno abbienti. E tutti i giovani avrebbero dovuto trascorrere delle giornate sia di impegno che di relax, anche giocando a scacchi, magari con questi pezzi in legno leggero. Un’ultima cosa da approfondire è se questi pezzi siano precedenti o posteriori ai pezzi “Italia” del 1935 tali da poterli definire Pre-“Italia” o Post-“Italia”.

Non posso non ringraziare Roberto Cassano e Massimiliano De Angelis per il prezioso supporto nello scrivere questo articolo.


Alessandro Privitera è nato a Roma il 09/02/1966. Ha seguito studi informatici, gioca a scacchi per hobby ed è appassionato di collezionismo.

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