Site icon Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Entrare o non entrare nel finale di pedoni? (7)

(Uberto Delprato)
Opposizione: parola magica di tutti i finali di pedone. La lotta per conquistarla è uno dei temi di tante manovre e una decisione sbagliata fa quasi sempre la differenza tra una patta e una vittoria (o una sconfitta). Abbiamo visto nel post 4 di questa serie come sia complicato calcolare le sequenza di mosse dei Re per forzare la conquista di alcune case critiche per la vittoria, usando la tecnica delle case corrispondenti. Oggi vedremo vari tipi di opposizione, concetto decisamente più semplice ma non immediato senza una spiegazione.

Diversi tipi di opposizione

I giocatori più esperti potranno saltare questa sezione, ma è comunque utile ricordare come valutare rapidamente chi ha (o può prendere) l’opposizione. Come prima cosa, ecco due semplici esempi di opposizione.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.

Poiché la mossa è al Nero, si dice che “il Bianco ha l’opposizione”, intendendo che è il Nero ad essere impossibilitato a muovere nelle caselle tra i due Re. Nel quadrante in alto a sinistra l’opposizione si dice “verticale”, mentre nell’altro quadrante c’è un esempio di opposizione “orizzontale”. Dal punto di vista pratico, non c’è nessuna differenza tra le due (visto che non ci sono altri pezzi) e rappresentano due casi di “opposizione vicina”, a significare che sono quadri di opposizione in cui i due Re sono alla distanza minima tra di loro.

Queste posizioni sono quelle che di solito vengono descritte con la frase “il Bianco ha l’opposizione”, senza specificare che si tratta di opposizione vicina, ma il solo fatto che la definizione esista ci fa capire che ci sono altri tipi di opposizione.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.

Questa opposizione vicina viene definita “diagonale” e si esercita su una singola casella. E’ però semplice capire che, in funzione della mossa del Re nero, si potrà trasformare in opposizione “verticale” (frecce rosse) o “orizzontale” (frecce verdi) alla prossima mossa. Si tratta quindi di una opposizione di effetto non immediato rispetto alle prime due che abbiamo visto, ma che ha il potenziale di trasformarsi in una opposizione reale.

Oltre alla classificazione delle opposizioni dal punto di vista della posizione reciproca dei Re, esiste un’altra definizione importante da conoscere: quella dell’opposizione “lontana”.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.

Nel diagramma possiamo riconoscere due tipo di opposizione “lontana”, orizzontale (case verdi) e verticale (case rosse). Il significato è che se il Re del Nero si avvicina al Re bianco, la distanza di riduce fino a ricondursi all’opposizione “vicina”. Ecco lo stesso diagramma con la situazione finale.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.

Osservando tutte le situazioni di opposizione si nota che i due Re sono su case dello stesso colore, è ciò rappresenta un potente strumento per verificare rapidamente se esistono le condizioni per l’opposizione lontana quando i Re non sono sulla stessa colonna o sulla stessa traversa.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.

In questo diagramma vediamo due coppie di Re ai vertici di un rettangolo. Entrambi sono su case bianche, ma le altre due case d’angolo dei rettangoli sono di colore diverso. Nel rettangolo in alto le case indicate dai punti blu sono bianche (ovvero dello stesso colore degli angoli dove sono i Re), mentre nel rettangolo in basso le case indicate dai punti rossi sono nere (ovvero di colore diverso degli angoli dove sono i Re).

Bene, nel primo caso (quattro angoli dello stesso colore), i due Re sono  in opposizione “lontana” anche se non sono sulla stessa traversa. E’ facile capire che questa definizione comprende quella di opposizione “lontana” che avevo dato in precedenza, quando il rettangolo era in pratica ridotto ad una sola traversa o colonna.
Basta una verifica sperimentale per vedere che se la mossa è al Nero, a qualunque sua mossa il Re bianco può rispondere rimanendo su una casa dello stesso colore dell’angolo di un rettangolo. Quando i due Re si avvicineranno, l’opposizione diventerà vicina.

Nel secondo caso, invece, il Bianco non ha l’opposizione e sarà il Nero ha poterla conquistare muovendo il Re in f3 (opposizione vicina verticale), h3/h1 (opposizione lontana) o f1 (opposizione diagonale).


La danza per l’opposizione

Scusate la lunga introduzione, ma se siete riusciti a seguirmi e avete compreso i principi dell’opposizione (vicina o lontana), potrete seguire Shirov nell’esempio pratico che vi presento.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.

Si tratta della partita tra Alexey (“Fire on board!“) Shirov e il forte GM ucraino Alexander Areshchenko, giocata durante il torneo “Aerosvit GM” nel 2006 a Foros (Ucraina).

Il Nero sta ovviamente meglio, dato che ha la qualità in più, e Areshchenko ha la possibilità di prendere in b5 ed entrare in un finale di pedoni con un pedone passato e sostenuto in a5 (vedi post numero 6 di questa serie). Fedeli al titolo di questa serie di post, ci dobbiamo chiedere “Si vince dopo il cambio in b5 e l’ingresso nel finale di pedoni?”

E’ ben nota la maestria di Shirov nei finali, quindi la tentazione di semplificare è molto forte ma, come sempre, è necessario calcolare bene le conseguenze di un cambio che, come spesso sottolineo, è una decisione da cui non si torna indietro.

È necessario attivare JavaScript per migliorare la visualizzazione della partita a scacchi.


Conclusioni

Abbiamo visto una chiara dimostrazione della forza e dell’importanza dell’opposizione in tutte le sue forme. Spero che questo esercizio di virtuosismo da parte di Shirov vi abbia fatto capire meglio tutte le definizioni iniziali, ma anche convinti che non serve essere un forte GM per difendere questo tipo di finali. La cultura scacchistica è anche questo: conoscere le tecniche e saperle applicare con coerenza.

Il povero Areshchenko è stato vittima di un calcolo superficiale (“pedone passato sostenuto = vittoria sicura”) ed ha affrettato la restituzione della qualità, che in effetti è uno dei modi con cui si vince questo tipo di finali. Sarebbe bastato portare il Re sul lato di Donna e nel frattempo attaccare il pedone f4 con la Torre in f1 per mantenere un vantaggio vincente. Stavolta la risposta doveva essere “Meglio non entrare nel finale di pedoni”. Non si smette mai di imparare.


Puntate precedenti:

Exit mobile version