Uno Scacchista

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Entrare o non entrare nel finale di pedoni? (3)

(Uberto Delprato)
Riprendiamo il nostro percorso verso la comprensione di se, quando e come semplificare una posizione cambiando i pezzi per entrare in un finale di pedoni. Ricordate sempre che, come ci ha spiegato qualche tempo fa il GM Herminio Herraiz Hidalgo, “semplificare” significa “rendere le cose più semplici, ovvero facili” e non meccanicamente cambiare pezzi. Nel nostro caso, significa entrare a ragione veduta in un finale, quello di pedoni, nel quale ogni errore può esssere fatale.

Ma quindi“, potreste chiedervi e chiedermi, “perché dovrei entrare in un finale di pedoni se è così facile sbagliare?“. Be’, ovviamente perché avrete calcolato bene cosa succederà in quel finale (e i finali di pedoni sono effettivamente più “calcolabili” di altri) e quindi otterrete il risultato desiderato (patta o vittoria).

Nella prima tappa di questo percorso abbiamo visto assieme come calcolare la “corsa di pedoni” e un aspetto geometrico tipico di alcuni finali, ovvero il controllo della casa di promozione del pedone di Torre avversario da parte della Donna ottenuta promuovendo un pedone di Torre. Nella seconda tappa è stata la volta dell’uso dei “tempi di riserva”, così utili in molte situazioni in cui è necessario forzare (o prevenire) lo zugzwang.

Facciamo ora un passo avanti esplorando una piccola parte di quel vasto mondo del concetto dell’adescamento del Re avversario in una casa fatale. Per far ciò vi mostrerò due studi non strettamente collegati, ma nei quali la soluzione del secondo necessita della conoscenza della tecnica esemplificata dal primo.


Come guardare cosa c’è oltre alla “corsa dei pedoni”

Come abbiamo visto nelle nostre conversazioni precedenti, è fondamentale fissare nella mente bene qual è la conclusione di una “corsa di pedoni” e verificare se, in quella particolare posizione, uno scacco di Donna o una mossa di Re possono creare i presupposti per la vittoria. Ho citato a tale scopo la tecnica delle “stepping-stone“, come  Aagaard nei suoi libri definisce le posizioni chiave da fissare nella mente durante il calcolo per partire da lì per le fasi successive senza bisogno di eseguire di nuovo tutta la variante.

Prendiamo in esame uno studio di Nikolaj Dmitrievich Grigorjev, molto famoso e riportato in molti libri sui finali.

Nikolaj Grigorjev
Isvestia #229, 1928
Il Bianco muove e vince

Siamo già in un finale di pedoni, quindi qui il problema non è tanto capire “se” entrarci ma come, eventualmente, valutare questo finale se dovessimo prevedere che qui si arriverebbe dopo, ad esempio, un cambio di Torri. Abbiamo un chiaro vantaggio, rispetto alla partita: sappiamo che il Bianco ha il modo di vincere. A questo servono gli studi, a farci sforzare per trovare la strada verso la vittoria o la patta senza cedere alla “riluttanza” a calcolare (potete leggere su questo tema il mio post “Per migliorare dobbiamo superare la nostra “riluttanza”“)


Proviamo a calcolare subito la “corsa di pedoni”. Applicando la tecnica che ormai conosciamo è facile contare 5 tempi a testa, ma con un dettaglio importante: lungo il suo percorso verso b1, il pedone nero darà scacco, facendo quindi perdere un tempo al Bianco! Il conteggio risulta quindi 6 tempi per il Bianco e 5 per il Nero, ma, cominciando la sequenza il Bianco, potrà comunque promuovere, per giunta con scacco, di fatto togliendo al Nero ogni velleità di sfruttare il tempo in più nel finale di Donne.

Un attimo, però: potrebbe essere il Bianco a combinare qualcosa dopo la promozione con scacco! Verifichiamo assieme


Dove non arriva la corsa dei pedoni può però arrivare la danza dei Re. La tecnica che ci insegna ad usare Grigorjev è quella che Dvoretsky chiama lo “ZigZag”. Si tratta di usare il proprio Re per costringere il Re avversario ad effettuare una manovra o a portarsi in una casa dove non vorrebbe in realtà andare. Vediamo come si traduce questo concetto in pratica.

Che lezione possiamo trarre da questo fantastico studio? Che manovrando bene il Re è possibile forzare l’avversario a eseguire manovre o a mettere il Re in una casa particolare, facendo in modo di evitare le case dove i pedoni avversari possono avanzare con scacco.

Ovviamente queste manovre sono spesso eseguite sfruttando l’opposizione o comunque le minacce di occupare case critiche, ma quello che abbiamo imparato è che è possibile sfruttare percorsi alternativi per evitare scacchi e forzare l’avversario a occupare una casa che si rivelerà fatale alla fine della corsa dei pedoni.


Il nostro caso di studio: come cambiare le Torri vantaggiosamente?

Ora che abbiamo aggiunto al nostro “coltellino svizzero” la nuova tecnica che abbiamo imparato con lo studio di Grigorjev, vediamo come usarla per risolvere uno studio proposto di recente dal leggendario GM olandese Jan Timman, recentemente scomparso.

Jan Timman
2025
Il Bianco muove e vince

Qui siamo proprio nel tema di questa serie di post: per vincere il Bianco deve cambiare le Torri o no? Volendo ragionare in termini di risultato, possiamo scartare subito l’idea di cambiare le Torri:


D’altra parte, non è ipotizzabile spostare la Torre bianca perché il Nero ha a disposizione lo scacco in a2 con cattura del pedone g2, quindi non resta che muovere il Re. Cerchiamo di ragionare però su cosa vogliamo ottenere. Visto che le Torri vanno cambiate, dobbiamo fare in modo di farlo alle nostre condizioni: forzando il Nero a prendere in h3 (in modo da allontanare il quadrato del pedone dal Re nero) o cambiando noi in a3 ma con il Re già in grado di bloccare il pedone nero.

La prima variante che viene da calcolare è quella che inizia con lo spostamento del Re in b2, che toglie qualunque casa alla Torre sia sulla colonna ‘a’ sia sulla terza traversa. Il seguito è abbastanza facile da calcolare:


Andando per esclusione non resta che una sola mossa per il Bianco, che però non è altro che l’inizio di un seguito da calcolare bene.


La soluzione dello studio non sembra poi così difficile una volta apprese alcune manovre tipiche dei finali di pedone, vero? Tenete presente che le cose non sono quasi mai così facili, sia perché in partita viva nessuno vi dice che c’è una continuazione vincente, sia perché nelle posizioni di finale ci si è arrivati dopo una lunga partita e non sempre si hanno la lucidità e il tempo per sviluppare il ragionamento con calma. Una prova? Leggete il post “A cosa servono gli studi?“, dove vedrete come un GM del calibro di Walter Browne non riuscì a vincere un finale da una posizione praticamente identica a quella di una variante dello studio di Grigorjev che abbiamo visto assieme qui!

Insomma anche nello studio di Timman conviene entrare nel finale di pedoni, però… solo alle nostre condizioni! E solamente se sappiamo come manovrare il Re per forzare l’avversario a fare la mossa che proprio non vorrebbe fare.

Aggiungo una cosa ancora più importante da fare: mantenere attiva l’attenzione per cercare opportunità, anche oltre alle continuazioni che ci sembrano più ovvie o spontanee. Le brillantezze non accadono per caso, ma perché le scopriamo (laddove esistono le opportunità) e per scoprirle dobbiamo cercarle: conoscere studi e partite famose aiuta molto.


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