(UnoScacchista)
Ed eccoci qua. Alla mezzanotte italiana di oggi il Regno Unito esce dall’Unione Europea. Molto è stato detto, molto è stato scritto e molto è stato fatto, quindi non mi dilungherò su fatti, antefatti e previsioni sul futuro. Pubblico questo post alle dodici italiane, quindi con 12 ore di anticipo, solo per condividere i miei pensieri fino a quando siamo ancora l’Europa che siamo stati per decenni.
Proprio uno dei miei primi post del blog, nel Giugno 2016, era intitolato “Non si vive di soli scacchi“, nel quale raccontavo le mie emozioni immediate dopo il referendum sulla Brexit, non solo da cittadino europeo, ma da padre di una ragazza che ha deciso di costruire la sua vita a Londra e da frequentatore assiduo, per lavoro, delle strutture europee.
Ne parlai ancora a Novembre dello stesso anno quando, una volta consolidato il gruppo di amici che conduce il blog assieme a me, abbiamo cominciato a pubblicare post con regolarità. Il titolo era “Riprendiamo a parlare di scacchi…” e la mia scelta di riallacciare il filo partendo proprio dalla Brexit era un chiaro segnale di come quel pensiero fosse centrale e altamente simbolico per me.
Qualche mese dopo, a negoziazioni avviate tra Unione Europea e Regno Unito, non avevo resistito al commentare con “Scacchi a 27 dimensioni (!)” l’enorme complessità del problema di ricostruire un rapporto tra due entità inevitabilmente destinate a convivere, prima di tutto geograficamente e culturalmente più che politicamente ed economicamente.
Pochi mesi dopo avevo provato a usare con “Partita inglese” l’autoironia tanto cara agli amici inglesi per mostrare come la separazione dei destini di popoli così strettamente legati non fosse possibile con leggerezza e slogan… atteggiamento ahimé continuato per anni, con i partiti inglesi più interessati a utilizzare il tema della Brexit nel quadro degli equilibri politici interni che per discuterne le conseguenze pratiche e gli scenari futuri per una nazione una volta a capo di un impero e oggi, in un mercato ineluttabilmente globale, destinata ad essere un piccolo attore, se isolata.
E’ del maggio dell’anno scorso il mio ultimo post sul tema di “Un luogo per tutti noi: l’Unione Europea“, alla vigilia delle elezioni europee. Ed ora, dopo gli ultimi sussulti di politica interna inglese, il percorso si è completato. La candela della speranza si è consumata fino in fondo e la Manica torna ad essere un confine.
Ho apprezzato molto la decisione dei parlamentari europei di intonare “Auld Lang Syne” (“Il valzer delle candele”, in italiano) dopo l’ultima votazione che sugellava l’accordo di uscita del Regno Unito. Mi è piaciuta perché è una canzone che saluta ricordando con piacere il tempo passato assieme.
Un passato che mi auguro possa tornare, ma soprattutto un presente che spero non debba vivere di nuovo per un altra -exit.
So long, dear friends. The light is on, waiting for your coming home.
