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Cinquant’anni e non li dimostra (7)

(Riccardo Moneta)
Abbiamo già parlato qui su UnoScacchista di un giocatore che esattamente 50 anni fa, nel 1974, era tra i più noti e brillanti campioni in circolazione, ovvero l’allora sovietico Rafael Vaganian. Preferisco oggi utilizzare una versione del suo cognome traslitterata dall’armeno, ovverosia quella di Raphael (o Rafayel) Vahanyan.

Scrivo “Vahanyan” anziché Vaganian soprattutto perché (come ricordava il Presidente della Federazione di scacchi armena, il G.M. Smbat Lputian) mentre un altro grande giocatore di etnia armena, Tigran Petrosian, viveva in Unione Sovietica, Vahanyan è sempre vissuto in Armenia.

Vahanyan, che è nato a Yerevan il 15 ottobre del 1951, è stato due volte campione olimpico e due volte campione del mondo a squadre. Ha continuato anche in questo secolo a vincere partite e titoli, ad esempio il campionato mondiale senior (over 65) a Bucarest nel 2019.

Di lui in questo modo parlava Anatoly Karpov: “È sempre difficile giocare con Vaganian perché è un maestro nel prendere decisioni inaspettate e improvvisazioni uniche. Per Vaganian ogni partita è una creazione, un’ispirazione, ed è come se fosse nel suo mondo. Lui pensa poco alla vittoria perché dà importanza alla bellezza e alla spontaneità della partita“.

Garry Kasparov ne scriveva a sua volta così: “Questo tipo di giocatori di scacchi nasce ogni cento anni. Vaganian ha una logica brillante e ogni sua mossa è basata sulla logica. Si può essere ispirati quando si gioca con lui”.

Negli anni ’80, un giornale russo lo definiva così: “E’ il Paganini degli scacchi …”. Tra le altre cose Vahanyan è stato il primo giocatore di scacchi ad aver ricevuto il titolo di Grande Maestro senza aver avuto prima il titolo di Maestro internazionale.

“Non credo che dobbiamo mischiare sport e politica”, così si è espressa qualche tempo fa una nota sportiva (e forse non solo una). Mi chiedo allora quale sia la soglia che non si può oltrepassare affinché la politica possa continuare, secondo tale pensiero, a restare fuori dallo sport. Lo sport non è forse uno dei biglietti da visita che un Paese presenta al mondo? Raphael Vahanyan rispose positivamente a questa domanda allorché nel 2016 fu presa dall’Armenia l’amara decisione di restar fuori dalle Olimpiadi di scacchi che quell’anno venivano organizzate a Baku, capitale della confinante Azerbaigian. Queste le sue parole: “Non riesco a immaginare come i nostri giocatori possano partecipare alle Olimpiadi degli scacchi che si terranno a Baku a settembre. Trovo del tutto insensato mandare una squadra a Baku dopo quanto accaduto nel Nagorno Karabakh ad aprile di quest’anno”.

Vahanyan è sposato con Irina, maestra internazionale di scacchi e programmatrice informatica; la coppia ha una figlia e un figlio. Il padre di Raphael, Artem Vahanyan, era un fisico e insegnò a giocare al figlio quando aveva 4 anni, immediatamente credendo nelle sue possibilità. Raphael è una persona che ha dato tanto agli scacchi e continua a portare il suo contributo alla crescita degli scacchi in Armenia, anche grazie ad una Scuola di scacchi per bambini (una ONLUS) che è nata alcuni anni fa a Yerevan su sua spinta. Nel 2011 Raphael Vahanyan ricevette dall’ex presidente armeno Serzh Sargsyan la medaglia d’oro “per i servizi resi alla Patria”.
Su di lui avevamo già scritto in due precedenti occasioni, qui: “Rafael Vaganian” e “I Tornei Internazionali di Scacchi del Banco di Roma: Rafael VaganianVaganian“.

Oggi pertanto il campione armeno riappare in questa rubrica dedicata a ricordare alcune particolari partite o combinazioni che festeggiano i loro primi 50 compleanni. Non sono molti i giocatori degli anni ’70 le cui partite, come quelle di Vahanyan, presentano un intramontabile sapore di giovinezza.

Parto da una miniatura, un piccolo scherzo:

Mikhalchishin – Vahanyan
Valenza Po, 1974

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Proseguo con:

Vahanyan – Ustinov
Unione Sovietica, 1974

(posizione dopo la trentesima mossa del Nero)

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… E chiudo con:

Vahanyan – Sigurjonsson
Teesside 1974

(posizione dopo la ventisettesima mossa del Nero)

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Cosa vorrebbero due principianti di più soddisfacente di questa posizione? In linea teorica entrambi hanno tutti i pezzi attivi e ben sviluppati, pur dovendo reciprocamente guardarsi dall’attività di quelli avversari. Qui parliamo però di due forti giocatori (l’islandese Guðmundur Sigurjónsson, nato nel 1947, sarebbe divenuto G.M. nel 1975) e non di due dilettanti!

Di certo la presenza del pedone in ‘e7’ fa preferire il Bianco. E come può il G.M. armeno sfruttare l’indubbio vantaggio del pedone giunto in settima traversa? Vediamo. L’alfiere ‘h3’, privo del suo antagonista, punta su una bella diagonale! O no? Ed allora ecco l’idea, che può apparire inattesa, di Vahanyan: cambiare diagonale al suo alfiere!

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Alla prossima!


Queste le puntate precedenti:

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