Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Cinquant’anni e non li dimostra (4)

(Riccardo Moneta)
Cinquant’anni fa si disputò a Nizza la ventunesima edizione delle Olimpiadi scacchistiche. Se è vero, come sosteniamo in questa rubrica, che le belle partite e le belle combinazioni sono piacevoli oggi esattamente com’erano piacevoli 50 anni fa, non possiamo fare a meno di notare i profondi cambiamenti che hanno invece accompagnato gli scacchi in giro per il mondo.

Di quelle prime 21 edizioni olimpiche, appena tre furono giocate lontano dall’Europa: Buenos Aires nel 1939, Tel Aviv nel 1964 e L’Avana nel 1966. La vecchia Europa purtroppo è stata scalzata, come guida negli scacchi, da Stati emergenti di altri continenti. Ma questo sarà tema per altri articoli.

Fermiamoci allora a Nizza 1974 ed ammiriamo alcune conclusioni.


Ivan Radulov – Arturo Pomar
(Nizza 1974)

Tratto al Bianco. Dovreste trovare e giocare in meno di 5 secondi la bella mossa che ha giocato qui il Grande Maestro bulgaro Radulov, ovvero


Le Olimpiadi di Nizza furono, nella finale A, un monologo della corazzata sovietica (Karpov, Korchnoi, Spassky, Petrosian, Tal -nella foto precedente- e Kuzmin), che chiuse con 46 punti su 60 partite, fermata sul ‘2 pari’ solamente da Ungheria e Bulgaria. Argento alla staccatissima (37,5) Jugoslavia di Gligoric, bronzo agli USA di Kavalek (36,5) per spareggio tecnico sulla sorprendente Bulgaria di Ivan Radulov. L’Italia di Sergio Mariotti giunse terza nella ‘finale B’, quindi al diciannovesimo posto assoluto, pur sempre davanti a rispettabili formazioni quali quelle di Norvegia, Francia, Polonia o Cuba.

Wolfgang Heidenfeld – Hans-Joachim Hecht
(Nizza 1974)

Questo fu una specie di derby, in quanto il Bianco, Heidenfeld (1911-1981) era uno scacchista di Berlino naturalizzato irlandese, mentre il berlinese Hecht giocava per la Germania Occidentale. A proposito: Hecht (classe 1939) fu abbastanza fortunato, in quanto poté partecipare con la maglia della più quotata Germania Occidentale a ben dieci Olimpiadi pur essendo originariamente cittadino della Germania Orientale. Ciò gli fu possibile in quanto fin da ragazzo si era iscritto al club di scacchi “Tempelhof” di Berlino Ovest.

Il Bianco, qui nel diagramma 2, ha puntato tutto sui suoi pedoni passati, il Nero su qualcosa di più essenziale e rapido. Anche in questo caso la simpatica e veloce conclusione di Hecht è facilmente intuibile:

Chissà se qui in Italia qualcuno ricorda Hecht tra i partecipanti al Festival di Ortisei del giugno 2018? E soprattutto se qualcuno ricorda, in quella occasione, la partita patta tra Hecht (bianco) e il dodicenne R.Praggnanandhaa, che col suo secondo posto conquistò la sua ultima norma di Grande Maestro?


Ljubomir Ljubojevic – Nikola Padevsky
(Nizza 1974)

Eccoci a concludere con un altro bulgaro, il G.M. Padevsky, giocatore molto valido ma stavolta soccombente di fronte ad uno scatenato Ljubojevic. Nikola Padevsky, che era un avvocato (in verità aveva due lauree, una in economia e una in legge) e che giocò in 11 edizioni olimpiche (una più di Hecht!), è deceduto il 17 dicembre del 2023 all’età di 90 anni. Di lui vi parleremo in un prossimo articolo.


P.S.: Nell’immagine sotto il titolo: Nice 1974, finale gruppo A, match Ungheria – URSS, in terza scacchiera Istvan Csom vs Mikhail Tal (foto J.P.Tilquin, da Douglas Griffin on Twitter)


Queste le puntate precedenti:

Alla prossima!

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