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Scaccobollo – Spassky 10° Campione del Mondo 1969-1972

“Il gioco degli Scacchi, il Re dei giochi, attraverso la filatelia: la Regina degli hobby”

(Roberto Cassano)
Boris Spassky è stato una delle figure più affascinanti e umane della storia degli scacchi, troppo spesso ricordato per essere lo “sconfitto” da Bobby Fischer nel match del secolo dell’estate del 1972 che si giocò a Reykjavík in Islanda, all’apice della guerra fredda e visto come un simbolo del confronto politico tra USA e URSS, mentre si tende a dimenticare che fu un Campione del Mondo dal gioco universale e che a differenza di molti suoi contemporanei, non aveva praticamente punti deboli; può sembrare una esagerazione ma era un eccellente tattico, un fine stratega posizionale e un maestro nei finali.

Spassky nel 1983
(Foto di Rob Bogaerts/ANEFO)

Nato a Leningrado nel 1937 durante la Seconda Guerra Mondiale da bambino fu evacuato dalla città per sfuggire al terribile assedio e proprio in un orfanotrofio per sfollati “al quale era stata dato come giocattolo, per ingannare il tempo, una scacchiera” imparò a muovere i pezzi all’età di 5 anni; la sua vita fu segnata fin dall’infanzia dalle dure prove della storia che forgiò in Boris una resilienza che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica durante le lunghe sessioni di allenamento e di gioco.

In un’epoca dominata dalla prudenza della scuola sovietica, Spassky nel 1960 ebbe il coraggio di giocare il Gambetto di Re ed è storicamente considerato il più grande specialista. Mentre i campioni dell’era romantica ottocentesca (come Paul Morphy e Adolf Anderssen) lo giocavano per necessità stilistica dell’epoca, Spassky lo ha utilizzato con successo contro l’élite mondiale, dimostrando che l’apertura era giocabile anche ad alti livelli vincendo con un giovane Bobby Fischer (Mar del Plata, 1960), David Bronstein (Leningrado, 1960 – partita che ispirò una scena nel film di James Bond A 007, dalla Russia con amore) e Anatoly Karpov (1982).

Spassky ha nobilitato il Gambetto di Re in un’epoca in cui i computer iniziavano a considerarlo come “rischioso” o “inferiore”, dimostrando che la pressione psicologica e la complessità tattica potevano prevalere sulla precisione teorica e questa sua vena romantica lo rendeva amatissimo dal pubblico, che vedeva in lui un cavaliere d’altri tempi. Boris Spassky rappresenta il ponte tra il rigore della scuola sovietica e la modernità universale. Un uomo che ha saputo vincere con eleganza e perdere con una dignità che lo ha reso immortale.

Boris Vasil’evič Spasskij (Leningrado, 30 gennaio 1937 – Mosca, 27 febbraio 2025) nel 1956 al torneo dei candidati di Amsterdam
(Foto di Herbert Behrens/ANEFO)

Al torneo dei Candidati del 1956 ottenne il titolo di Grande Maestro; il suo stile era la quintessenza dell’equilibrio: letale nell’attacco e solido come una roccia in difesa.

Dopo aver fallito l’assalto al titolo nel 1966 contro Tigran Petrosjan, Spassky non si diede per vinto e nel ciclo successivo demolì avversari del calibro di Geller, Larsen e Korchnoi, guadagnandosi il diritto alla rivincita del 1969. La sua vittoria nel 1969 contro Petrosjan non fu solo un cambio di guardia, ma una rivoluzione stilistica. Fu una battaglia di stili contrapposti. Spassky dimostrò che era possibile abbattere il più grande difensore della storia con una pressione costante e una creatività senza confini.

Per illustrare la sua forza di gioco, abbiamo scelto la diciannovesima partita del match mondiale del 1969 nella quale Spassky distrusse la Siciliana di Petrosjan in soli 24 tratti.

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Potete vedere la partita commentata dal GM Sergio Mariotti a questo link.

Boris Spasskij, campione del mondo nel 1969

Boris vinse quel match 12,5 a 10,5 e in quell’istante divenne il decimo inquilino del trono mondiale.

Boris tre anni dopo, nel 1972, giocò l’epico incontro con Bobby e quando tornò in URSS dopo la sconfitta subì forti pressioni politiche e critiche feroci, ma non rinnegò mai il rispetto per l’avversario americano.

Dal 1962 al 1974 vinse 8 volte medaglia d’oro alle Olimpiadi degli scacchi tra individuale (2) e a squadre (6), ma la perdita del titolo mondiale e dell’incontro col giovane emergente Karpov nel 1974 nel torneo dei Candidati segnarono la fine del suo successo; continuò a giocare ad altissimi livelli ancora per poco tempo, poi nel 1976, prese una decisione importante, sposò in terze nozze Marina Stcherbatcheff, una cittadina francese di origine russa che lavorava presso l’ambasciata a Mosca e per amore e per il desiderio di una maggiore libertà personale, Spassky si trasferì in Francia.

Nel nostro blog Spassky è stato ricordato più volte, ad esempio:

Vediamo alcuni francobolli:

La Repubblica del Ciad (Republique du Tchad) nel 1982 ha emesso, nella serie “I Grandi Maestri degli Scacchi” (Les Grands Maîtres des Échecs), un valore postale nominale di 80 Franchi CFA (Franco dell’Africa Centrale) per la Posta Aerea (Poste Aerienne) raffigurante Boris Spassky con accanto un Cavallo in avorio tinto rosso del classico stile Staunton sullo sfondo una scacchiera.

È l’uomo che ha vissuto tre vite: quello del prodigioso periodo scacchistico sovietico, da gentiluomo di Reykjavik e da cittadino del mondo in Francia (dal 1982 giocò per la nazionale francese) e, forse, anche una quarta quando Fischer, dopo 20 anni di “allontanamento volontario” dagli scacchi, si rifece vivo per organizzare la ‘rivincita’ del campionato del mondo del 1972 alla quale Spasskij accettò volentieri.

Questo francobollo è stato emesso dalla ex-Jugoslavia nel 1992 dal valore nominale di 500 Dinari ritrae Spassky (il nome è scritto in alto a destra in caratteri cirillici: БОРИС СПАСКИ) e realizzato da R. Bojanić (indicato in basso a sinistra) in un’età più matura rispetto ai francobolli precedenti, con lo sguardo rivolto verso sinistra. Indossa una camicia chiara con giacca e cravatta marrone.

Lo sfondo è molto particolare e suggestivo, rappresenta una scacchiera deformata che sembra quasi  trasformarsi in un paesaggio astratto con al suo interno alcune sagome dei pezzi creando un effetto quasi “surreale” o “espressionista” dalla gamma cromatica calda dominata da toni ocra e marrone bruciato.

Questa emissione è particolarmente significativa per due motivi:

Questo ultimo francobollo commemora uno degli eventi più famosi della storia degli scacchi, il celebre “Match del Secolo” di Reykjavik del 1972. La Repubblica della Corea del Nord (DPR Korea) nel 2001 ne ha emesso uno dal valore nominale di 50 Chon raffigurante Spassky (a sinistra) e Fischer (a destra) nella serie: “World Champions” (Campioni del Mondo); ritrae i loro volti inseriti in due ovali sfumati che sembrano quasi “illuminati” dentro una cornice tematica decorativa molto dettagliata composta interamente da sagome di pezzi degli scacchi antichi e moderni che si ripetono lungo tutto il perimetro. Sullo sfondo si intravedono altri pezzi degli scacchi in modo sfumato, creando un effetto di profondità dove la palette cromatica vira sui toni del seppia, dell’oro e del marrone.

La scelta di emettere questo francobollo sottolinea la portata globale e l’impatto culturale che quel match ebbe anche a distanza di quattro decenni, venendo riconosciuto ovunque come l’apice della popolarità degli scacchi nel XX secolo.

Gli ultimi anni di Boris Spassky sono stati segnati da gravi problemi di salute, ebbe un ictus nel 2010 che lo lasciò parzialmente paralizzato, nel 2012 tornò a Mosca.

La sua scomparsa, avvenuta il 27 febbraio 2025 all’età di 88 anni, segna la fine di un’epoca. Boris non era solo un ex campione, ma un simbolo di resilienza e nobiltà d’animo. Il mondo degli scacchi lo piange non solo per le sue vittorie, ma per aver dimostrato che si può essere dei giganti restando, prima di tutto, degli uomini gentili.


(Qui la rubrica precedente e qui tutti gli articoli di questa rubrica)


[Come è consuetudine si cercherà di seguire cronologicamente, senza avere la pretesa di essere esaustivi, quanto scritto sulle maggiori riviste scacchistiche italiane da vari autori (Ariodante Agostinucci, Oscar Bonivento, Giuseppe Scoleri Cardelli, ecc.); a tutto ciò si aggiungeranno informazioni dai vari cataloghi italiani ed esteri e anche dal web, facendo largo utilizzo delle immagini cortesemente rese disponibili da Roberto Cardani, titolare del gruppo Facebook ‘Filatelia e Scacchi’, che ringraziamo.]

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