Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Abbandonare un Finale in posizione pari

(Antonio Monteleone)
Il titolo del post odierno sembra quasi essere un omaggio ai divertenti libri del GM australiano Jan Rogers “Oops! I resigned again!” e “Oops! I resigned one more time!”, con l’autore che mostra un centinaio di partite per libro dove la parte soccombente abbandona in posizioni nelle quali ha delle risorse per poter pareggiare.

A dire il vero, anche noi del Blog ci siamo interessati all’argomento, e affrontato il dramma di Shankland contro un Giri formato “volpino” che ha approfittato dell’evidente stato confusionale dell’avversario che, pur avendola pensata, non è riuscito a ben valutare la manovra salvatrice, preso dallo sconforto di una posizione data per persa.

Deve essere una di quelle situazioni in cui chi abbandona si ritrova poi a rimuginare a lungo sul suo tragico errore di valutazione che, per gravità, può essere solo equiparato a perdere per il tempo o a perdere per aver messo un pezzo, o di peggio, in presa. Uno di quegli errori che ti rimangono nella mente per diverso tempo, non riuscendo a capacitarti di come possa essersi verificato.

Diciamo che, in realtà, spesso dipende da come ci si è arrivati a queste posizioni, magari rincorrendo per decine di mosse, e qualche oretta, il tuo avversario che ti ha messo in seria difficoltà e tu stai cercando una via per riequilibrare una posizione che più la vedi e più ti sembra persa fino a convincerti che in realtà lo sia.


E sì, abbandona proprio quando era arrivato vicinissimo ad un’insperata salvezza grazie a un “Pattern“, come va oggi di moda definire alcune posizioni tipiche, da ricordare.


Ma veramente abbiamo delle similitudini con i Finali di Torre? Beh, giudicate voi se il motivo non è lo stesso, con idea simile, per non dire uguale, anche se in una situazione completamente diversa.


Ecco la posizione da ricordare in questo Finale, dove la Torre s’immola, alla sessantaduesima mossa, per il bene comune!


Allora? Due giocatori molto forti, ognuno nel proprio periodo Top Player, non hanno trovato, non ricordavano o non conoscevano (anche se difficile da credere) questa via per la salvezza. Ciò dà l’esatta dimensione della differenza tra la Teoria e la Pratica: non mi stancherò mai troppo di dire che quando stai lì, alla Scacchiera, tutto cambia e tutto diventa più difficile. Quante volte abbiamo letto di una preparazione teorica dove, ad un certo punto, non ci si ricordava bene il seguito? E anche in questi casi, ti deve venire in mente, o vederlo in partita sulla Scacchiera, il motivo principe che ti guida verso il risultato positivo, considerando sempre il tempo che scorre inesorabile.

Certo, ci si aspetterebbe che giocatori di quel livello conoscano queste cognizioni di base, come fatto notare da Mikhalchishin, ma qui di nuovo sta il bello del nostro gioco, dove niente è mai detto fino alla fine.

Naturalmente l’ultimo esempio non è un caso di abbandono prematuro, ma di una sorta di suicidio (scacchistico) assistito, caso però quasi assimilabile al precedente!

Ora, per chi già non lo avesse nel proprio bagaglio scacchistico, abbiamo una conoscenza in più che, forse, un giorno potrebbe esserci utile. Basta però avere in quei momenti la mente lucida e sgombra da pensieri pessimistici, ricordarci di questi “Pattern” e utilizzarli nel momento giusto, e con estremo gusto, magari contro avversari di gran lunga superiori!

Chissà, sognare ad occhi aperti non ha mai fatto male a nessuno, e “non succede perché non succede, ma se succede…”.

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