Concentriamoci
(Riccardo Moneta)
Oggi per iniziare leggiamo un po’ alcuni brevi consigli del grandissimo Garry Kasparov [1]. Leggere Kasparov non fa mai male:
‘In tutti i settori ogni leader, ogni azienda e ogni persona di successo sono arrivati al vertice lavorando più duramente e concentrandosi meglio di chiunque altro. Si tratta di gente che crede in se stessa e nei propri piani e che lavora costantemente per fare in modo che questi piani corrispondono alle loro aspettative. Si crea un circolo virtuoso in cui il lavoro rafforza il desiderio che stimola a lavorare di più […] Nel mondo del business si dice: “Pianificare senza agire è inutile, agire senza pianificare è fatale”, il che richiama quanto scrisse Sun Tzu alcuni secoli fa: “Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta” ‘.
Bene. Pertanto: lavoro e concentrazione, concentrazione e lavoro, strategia e tattica. Non sempre tutto ciò basta per essere leader o diventare campioni, ma dovrebbe bastare, negli scacchi, per limitare al minimo i nostri errori. A proposito, sarebbe interessante se ognuno di noi s’interrogasse e ne uscisse una statistica: ogni 10 partite, mediamente di 40 mosse, quante sono in media le vostre mosse dubbie? Diciamo 15? E i vostri errori? Diciamo 5? E i vostri errori da due punti interrogativi? Diciamo uno? Provate a chiedervelo e a rispondervi.
Può poi capitare che l’eccessivo lavoro e l’eccessiva (o la scarsa?) concentrazione ogni 50 anni ci mandino in tilt e ci facciano commettere qualcosa di assurdo. A cosa mi riferisco? Vi porto qui due esempi incredibili.
David Przepiorka – Carl Ahues
Kecskemét, 1936
In questa posizione il Nero gioca 23… ♖xd2. Il Bianco pensa a lungo, molto a lungo, poi prende in mano la Torre Nera in d2 e la mette in b2 al posto del proprio alfiere. Sembra che il Nero, sorpreso ma più che altro divertito, abbia proseguito con … ♖xa2. Il Bianco si è insomma ritrovato con 3 pezzi in meno in poco più di una mossa. Per fortuna di Przepiorka, c’è un arbitro, che interviene e decide che le mosse vanno rigiocate. Alla fine vincerà il Nero comunque.
Meno fortunato è stato il conduttore dei pezzi bianchi in quest’altra partita:
Sztern – Lundquist
Australia, 1983
Il Nero qui offre la patta. Giustamente il Bianco, prima di decidere, chiede all’avversario se può giocare la sua mossa. Il Nero allora gioca 28… ♕xb2+ e il Bianco abbandona!! Poteva almeno accettare la patta, no?
Ve lo ricordo ancora: concentrazione!!
[1] Garry Kasparov, “Gli scacchi, la vita” (titolo originale “How Life Imitates Chess”), ed. Mondadori, 2007 – traduzione di Maria Cristina Bitti