Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Per migliorare dobbiamo superare la nostra “riluttanza”

(Uberto Delprato)
Nel processo di miglioramento delle proprie capacità scacchistiche, ci sono alcuni capisaldi che tutti, prima o poi, devono raggiungere. Sicuramente la scelta di un repertorio di apertura e, prima ancora, la comprensione delle idee alla base di una buona fase di apertura, è uno di questi. Poi c’è lo studio dei finali, da più elementari fino a quelli più teorizzati, in modo da non sbagliare quando non c’è più modo di recuperare. Ci sono le strutture pedonali, i piani strategici, la valutazione dinamica dei pezzi… ma quello che non può assolutamente mancare è una buona capacità di calcolo.

Con il termine “calcolo” intendo l’abilità di prevedere sviluppi più o meno forzati sulla base di mosse che alterano gli elementi strategici della posizione. Banalmente, si potrebbe dire di esser bravi nella “tattica”, ma qui voglio enfatizzare il concetto di previsione, mossa dopo mossa, degli sviluppi possibili e della valutazione, strada facendo, della posizione che si ottiene.

Quando ho ripreso a giocare dopo circa 3 decadi di assenza dalla scacchiera, la prima difficoltà che ho dovuto affrontare è stata proprio la ridotta capacità di visualizzare in avanti, insomma di calcolare. Le varianti diventavano “confuse” nella mia testa molto prima di quando succedesse prima (e ci credo…), quindi il rischio di mettermi a giocare e perdere materiale in modi abbastanza banali era molto concreto (ed è anche accaduto, ovviamente).

Sono andato quindi alla ricerca di metodi per recuperare un minimo di colpo d’occhio (e questo è stato relativamente facile) e, soprattutto, di buoni consigli per migliorare il processo di identificazione delle mosse e di valutazione delle posizioni intermedie di una variante calcolata.

Tra i molti testi e concetti che ho letto e provato a sperimentare, uno mi ha colpito molto, visto che centrava perfettamente un limite che avevo riscontrato e che, forse, avevo anche a vent’anni: la difficoltà di andare oltre un certo punto nel calcolo. In pratica, pur essendo in grado di avere l’idea giusta e di iniziare e sviluppare il calcolo correttamente, a un certo punto arrivavo in posizioni che reputavo non soddisfacenti, passando quindi ad altre possibili varianti.

E’ chiaro che a un certo punto bisogna fermarsi, ma in questo particolare caso mi è stato utile ciò che il GM Jacob Aagard scrive nel suo ottimo libro “Thinking inside the box” (Quality Chess, 2018). Aagard introduce il concetto di “resistance”, che io preferisco tradurre con “riluttanza” piuttosto che con “resistenza”.

Thinking inside the box (Jacob Aagard – Quality Chess, 2018)

La sua osservazione è che a un certo punto del calcolo è inevitabile arrivare a quello che sembra un punto morto. La variante brillante che abbiamo immaginato viene controbattuta da una buona difesa e sembra che non ci sia modo di “farla funzionare”. Oppure la difesa che stiamo tentando non fa altro che portarci in un finale perso. A quel punto, dice Aagard, è perfettamente umano abbandonare l’idea e cercare altro, ma è qui che bisogna fare uno sforzo di volontà e provare a fare un altro passo. Oppure, come mi dico spesso, andare a guardare cosa c’è “dietro l’angolo”.

Certo, bisogna avere tempo ed energia da investire, e anche una buona dose di fiducia nei propri mezzi e nella posizione, ma la ricompensa è costituita da molti mezzi punti guadagnati. Lo dice Aagard e, nel mio piccolo, lo dico anche io per esperienza diretta.

In questo post non posso e non voglio andare più in dettaglio nelle considerazioni di Aagard (c’è il suo libro, se volete), ma preferisco offrirvi un esempio di una posizione (quella in apertura di post) in cui il Bianco deve decidere cosa fare. Giocare per la vittoria (e come?) o provare a difendersi visto che ha un pedone in meno? Ho scelto volutamente un finale con pochi pezzi perché la difficoltà di calcolo è minore rispetto a posizioni con molti pezzi, ma non per questo la “riluttanza” ad approfondire le varianti è meno reale.

Mossa al Bianco: cosa fare?

A partire dalla banale osservazione che il Nero ha un pedone in più e che, per la posizione dei Re, ogni finale di pedoni è per lui vinto, proviamo a vedere se il Bianco ha motivi per provare a vincere.

Sicuramente la posizione del Re nero è pericolosa: esistono alcuni quadri di matto (e di perpetuo se proprio volessimo pattare) e, con l’occhio della tattica, si nota come l’eventuale cattura del pedone e4 da parte del Re nero porterebbe all’infilata Re-Donna con uno scacco in b1 o c2. D’altra parte la Donna nera attacca il pedone e4 (che cadrebbe con scacco), quindi non è che la nostra Donna abbia tutta questa capacità di manovra.

Proviamo a calcolare un seguito che possa forzare il Re nero a prendere in e4:

Si tratta di una variante di 9 mosse, con pochi pezzi ma con alcune geometrie non banali. In almeno un paio di occasioni (per non parlare dell’ultima mossa che non è facile da vedere ad inizio della variante) la tentazione di “lasciar perdere” è stata sicuramente alta, ma alla fine… abbiamo trovato come vincere!

Superare la nostra “riluttanza” ad investire tempo ed energie: ecco una delle chiavi per migliorare e ottenere buoni risultati. Facile? No, ma chi ha detto che giocare bene a scacchi sia facile?


Post Scriptum:
Non vi nascondo che la posizione che vi ho proposto non è tratta da una partita, ma è uno dei molti splendidi studi di Henri Rinck. Fu composto nel 1906 e vinse il primo premio della rivista Bohemia. Perché non vi ho detto subito che si trattava di uno studio? Perché l’enunciato (“Il Bianco muove e vince”) vi avrebbe sicuramente portato a superare le incertezze durante il calcolo delle varianti: non avreste avuto dubbi nel cercare la vittoria per il Bianco.
In partita, invece, non c’è nessuno che ce lo dice e dobbiamo fare affidamento sulla nostra intuizione e voglia di vincere.

About Author

2 pensieri su “Per migliorare dobbiamo superare la nostra “riluttanza”

Rispondi a DaniloAnnulla risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da Uno Scacchista

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere