Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

I romantici dell’800 coi loro sacrifici di Donna

(Riccardo Moneta)
Se il gioco di posizione nacque nel ‘700 con il francese Philidor, l’800 fu indubbiamente il periodo “romantico” per eccellenza del gioco degli scacchi. Sulla spinta della rivoluzione francese, di quella americana, della nuova arte rivoluzionaria e libera (l’opera di Byron -nell’immagine -, di Berlioz, di Goethe o Beethoven e tanti altri), ecco che, segnatamente con gli scacchisti inglesi e francesi, emerse e trionfò il gioco d’attacco.

Fiorirono i gambetti (accettati, ovviamente!), le combinazioni, i pezzi e i pedoni gettati all’assalto, i sacrifici: un turno di torneo o un match che finisse con tutte patte era impossibile da vedere e da accettare, era disonorevole. Ma non accadeva mai.

A lanciare il gioco romantico furono i temibili e avventurosi campioncini del “Café de La Régence” di Parigi, per i quali il romanticismo era un’idea di vita e non solo di gioco: Deschapelles, La Bourdonnais, Saint Amant, Kieseritzky. Deschapelles diceva che non gli interessava difendere o attaccare, non gli importava se il suo centro o i suoi lati presentavano debolezze, gli interessava una sola cosa: ‘Je veux échec et mat. Et c’est tout‘. Magnifici!

La Régence trovò il suo equivalente a Londra nel ‘Chess Divan’ (chiamato anche ‘Simpson’s Divan’), un circolo frequentato da scacchisti ma pure da artisti e uomini politici. Lì giocava quasi ogni giorno il più forte giocatore d’Europa di quegli anni : Howard Staunton. E poi c’erano Lowenthal e Harrwitz, protagonisti al Divan di un noto e discusso match nel 1853, vinto di un punto dal secondo fra mille polemiche.

Ma anche i giocatori di Berlino non erano da meno, col gruppo noto come ‘Le Pleiadi’ e con il grande Adolf Anderssen autore (proprio al Divan nel 1851) della celebre ‘Partita Immortale’ con l’estone Lionel Kieseritky.

Oggi forse non potrebbe accadere, ma a quei tempi era tanto forte l’apprezzamento per il gioco romantico e di sacrificio che, ad esempio, Kieseritzky fu talmente esaltato da quella partita perduta che immediatamente ne inviò una copia al suo circolo parigino. Ci volle Steinitz per chiudere la pagina dell’epoca romantica, ma questo è un altro discorso e oggi ci fermiano al romanticismo coi suoi sacrifici volti al matto.

E quali sono i sacrifici più belli, più emozionanti, su di una scacchiera? Senza dubbio quelli di Donna, di un pezzo che il nostro Domenico Ponziani chiamò «l’Achille degli scacchi» perché, come Achille, la Donna è un pezzo temibile, anzi terribile e spietato, ma coraggioso e disposto al sacrificio della vita: una vera Regina così dev’essere !

«Romantico», scrive Paco Ignacio Taibo II, «è chi accarezza con amore le idee, indipendentemente dalla loro possibilità di realizzarsi».

Insomma, è ormai ora di vedere qualche sacrificio di Donna. Ed iniziamo proprio da Kieseritzky e da una sua partita con il tedesco John William Schulten :

Schulten – Kieseritzky
1853?


E il suo rivale ‘immortale’ Anderssen? Beh, anche ad Anderssen toccò talvolta di bere un dolceamaro calice di romanticismo. La posizione del successivo diagramma si ebbe in una partita da lui giocata a Berlino nel 1851 contro l’austriaco Ernst Falkbeer (quello del famoso controgambetto), che lo trafisse in stile romantico:

Falkbeer – Anderssen
1851


Ma Anderssen era un gran signore, a lui non dispiaceva perdere quando l’avversario giocava meglio. E sapeva rifarsi non appena gli capitava l’occasione. Guardatelo qua contro il suo storico rivale, il fortissimo polacco Johannes Zukertort:

Anderssen – Zukertort
data e luogo imprecisati


Invece nella partita successiva, ed ultima per oggi, il Bianco incredibilmente sottovalutò la posizione del suo avversario e venne travolto da un matto avviato da un facile sacrifiio di Donna. E’ la Goering-Schallop, giocata a Lipsia nel 1877:

Goring – Schallop
Lipsia 1877


Alla prossima!

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