Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Entrare o non entrare nel finale di pedoni? (1)

(Uberto Delprato)
I finali di pedoni, ovvero l’incubo di quasi tutti i giocatori di scacchi. Quei finali dove tutto sembra semplice fino a quando si scopre di aver commesso un errore irreparabile, avete presente? In realtà questi finali sono un eccellente esempio di quanto sia importante calcolare correttamente e, anche se serve ovviamente la conoscenza tecnica dei finali di base, tutto è più tattico di quanto si possa credere.

Avrete notato come i finali siano un tema ricorrente sul nostro blog. Oltre ai finali nelle partite commentate, potete trovare le rubriche “L’angolo del finale” del GM Sergio Mariotti e “I Finali questi sconosciuti” di Antonio e molti miei post con finali di vario genere o con l’analisi di studi.

Oggi voglio iniziare a vedere assieme alcune posizioni critiche, quelle nelle quali c’è la possibilità di entrare in un finale di pedoni cambiando gli ultimi pezzi rimasti sulla scacchiera. E’ noto che ogni cambio di pezzi è una svolta nella dinamica della partita dal punto di vista strategico, ma la decisione di entrare (o no) in un finale di pedoni può realmente fare la differenza tra vittoria, patta e sconfitta.

Non è un caso se lo studio sistematico dei finali comincia da quello dei finali di pedoni: ogni altro finale (se non di soli pezzi) può trasformarsi in un finale di pedoni ed è fondamentale sapere quando ciò conviene e quando non. Avete già capito dove sta il trucco: oltre a decidere il modo più conveniente di cambiare i pezzi, è necessario calcolare in anticipo il finale di pedoni che si verrà a creare e ciò non è detto che sia facile.

E’ praticamente impossibile definire delle regole assolute per aiutare in questa decisione, ma è ovvio che, specialmente quando i pedoni rimasti saranno pochi, la conoscenza degli schemi e delle tecniche di base sarà un aiuto preziosissimo. Personalmente ho cercato nel tempo di costruire un mio personale “elenco di tecniche” da applicare, una sorta di coltellino svizzero con molti strumenti di cui provo a verificare applicabilità ed efficacia nelle varie situazioni.

Come calcolare la “corsa dei pedoni”

Uno di questi strumenti è molto semplice ed altrettanto fondamentale: la tecnica per calcolare l’esito di una “corsa di pedoni”. Sì, quella situazione in cui praticamente ogni giocatore gioca da solo, spingendo il proprio pedone in competizione con quello dell’avversario, tipicamente sul lato opposto della scacchiera.

Ecco in questo caso l’istinto ci porterebbe a calcolare alternativamente mossa per mossa, come si fa normalmente durante la partita. Poniamo il caso che noi, col bianco, abbiamo un pedone in g2 e il nostro avversario uno in b6.

Ecco come potrebbe svolgersi la nostra analisi: “Io spingo in g4, lui spinge in b5, io in g5, lui in b4, io in g6, lui in b3…” e così via, spostandosi con gli occhi da una casa all’altra seguendo con la mente le mosse dei pedoni. Bene, vi posso dire che questo è il modo peggiore di calcolare perché, soprattutto con la fretta, è facilissimo perdere “il conto” e chiedersi a un certo punto “Oddio, aveva già spinto in b3 o il pedone è ancora in b4?“.

Qui la pratica suggerisce un’altra tecnica di calcolo: contare i tempi di ogni giocatore consecutivamente e separatamente. Con i pedoni i g2 e b6, il calcolo si dovrebbe svolgere così: “Per promuovere io giocherò (g2)-g4-g5-g6-g7-g8, quindi 5 mosse. Il mio avversario muoverà invece (b6)-b5-b4-b3-b2-b1, quindi 5 mosse.” Il conteggio è pari e pertanto i pedoni arriveranno “assieme”, ovvero alla fine delle manovre i giocatori saranno arrivati entrambi a promuovere e la mossa starà a chi ha iniziato la sequenza.

Tutto molto più semplice e facile da calcolare, vero?

Certo, se tutto fosse così diretto nessuno sbaglierebbe i finali, ma questa è solo la tecnica di base. Esistono le mosse intermedie (che possono alterare il conteggio), le manovre dei Re (che possono entrare nei quadrati) e soprattutto la necessità di calcolare cosa succederà subito dopo la promozione. Una volta che compariranno le Donne sulla scacchiera, infatti, inizierà una nuova fase della partita ed è fondamentale visualizzare se in quel particolare momento uno scacco, un’infilata o una minaccia di matto potranno decidere la partita.

Un esempio dalla pratica

Passiamo adesso a vedere un finale nel quale questo approccio mi ha consentito di vedere cosa sarebbe successo entrando nel finale di pedoni in maniera più precisa del mio avversario. Mi perdonerete il fatto che usi una mia partita come esempio, ma in questo modo posso condividere con voi i miei pensieri nel momento delle decisioni critiche.

Delprato – Monarca
CIS A2, Roma 17 marzo 2023

In questa posizione devo decidere se catturare il pedone d3 con la Torre o no. E’ chiaro che la cattura offre al Nero la possibilità di cambiare le Torri, quindi devo calcolare bene il finale di pedoni che ne deriverebbe. Questa partita era una di un match su quattro scacchiere e al momento eravamo già sotto 2 a 0, quindi la patta avrebbe significato la nostra sconfitta.


Con il Re così centralizzato è chiaro che avrei voluto giocare


L’alternativa che mantiene le Torri in gioco è


Non avevo quindi altra scelta che “rimboccarmi le maniche” e calcolare il finale che sarebbe derivato dal seguito

Questa è la prima posizione fondamentale (una “stepping stone“, come chiama Aagaard le posizioni chiave da fissare nella mente durante il calcolo) della mia valutazione.

Si capisce facilmente che non ha senso per me difendere il pedone e5 dall’attacco del Re nero, perché il pedone ‘c’ funzionerà da esca allontanandomi dal centro e, come minimo, riequilibrando il fattore di centralizzazione dei Re.

Il Re Bianco deve perciò andare a catturare i pedoni neri sull’ala di Donna per cercare di promuovere il pedone ‘a’, e il Nero non ha molto da opporre a questa manovra. Il mio avversario deve quindi attivare rapidamente il suo controgioco sull’ala di Re, andando a catturare con il Re prima il pedone e5 e poi i pedoni ‘g’ e ‘h’. Chi arriverà prima?

Tenete presente che ho dovuto svolgere questo calcolo prima di prendere di Torre in d3, quindi era indispensabile usare la tecnica del calcolo progressivo delle manovre separate del Bianco del Nero.

Eseguiamo separatamente i due calcoli, iniziando con la mia manovra.

A partire dalla posizione del diagramma promuoverò a Donna dopo 11 mie mosse. Vediamo il Nero (che ha la mossa).

La manovra fino alla promozione è lunga 12 mosse, ma siccome la mossa iniziale è al Nero, riuscirà a promuovere subito dopo di me. La posizione finale, facile da visualizzare procedendo in questo modo, sarebbe questa (una seconda “stepping stone“):

La mossa è al Bianco, ma non ci sono scacchi o manovre utili per provare a vincere. Anzi, avrei un pedone in meno e dovrei quindi anche lavorare con attenzione per portare a casa la patta.

Tutto finito, quindi? Non si può fare nulla per cercare di cambiare l’esito del finale? In effetti qualcosa c’è ed è rappresentato dalla possibilità di spingere i pedoni g3 e/o h3 per farli mangiare su una casa diversa, magari permettendo una futura infilata o promozione con scacco.

Il controllo della casa di promozione

Qui mi è venuto in mente un particolare dei finali di pedone che si presenta frequentemente quando la corsa è tra pedoni di Torre: il fatto che una eventuale Donna in a8 controllerebbe la casa di promozione h1. Se ci fosse il modo di far promuovere il Nero non in g1 ma in h1, il gioco sarebbe fatto!

Con questo obiettivo in mente mi sono messo a cercare se c’era un qualche modo per far catturare prima il pedone ‘h’ e poi il pedone ‘g’ al Re nero. Mi sono quindi concentrato a visualizzare la manovra del Re nero fino alla casa f3, visualizzando un’altra “stepping stone“.

A quel punto ho realizzato che spingendo in g4 avrei costretto il Re nero ad andare a prendere prima il pedone h3, poi il pedone g4 e, per non perdere un tempo spostando il Re, a spingere il pedone h6 a promozione invece di quello in g7: proprio quello che volevo!

Ho quindi svolto con attenzione il calcolo dei tempi, che visualizzo nel diagramma seguente.

Sono 13 tempi, contro i 12 che impiegherei io (ricordate che devo investire un tempo per spingere in g4, in aggiunta agli 11 calcolati prima) quindi, come abbiamo visto, io promuoverò per primo in a8 ma siccome la mossa è al Nero, il mio avversario potrà completare la manovra promuovendo in h1. Ecco però l’inghippo: la mia Donna in a8 controllerà la casa h1 e il Re nero sarà troppo lontano dalla casa g1 per aiutare il suo pedone! Bingo!

Ovviamente ho dovuto controllare molte altre piccole cose e verificare che a sua volta il Nero non avesse modo di contrastare il mio piano con qualche spinta del pedone a7 o del pedone h6, ma, non avendo visto nulla, mi sono deciso a prendere di Torre in d3 nella posizione iniziale della nostra analisi.

Tutto si è poi svolto come previsto:



A partire dalla posizione iniziale (dopo la mossa 41 del Nero) alla mossa finale (la mossa 56 del Bianco) sono 15 mosse del Bianco: credete che avrei potuto calcolarle senza fare ricorso alla tecnica delle manovre parallele? Ve lo dico con franchezza: no.

Invece combinando la tecnica di calcolo delle “stepping-stone“, il calcolo parallelo delle manovre e l’elemento tattico del controllo della casa h1 da parte della neo-promossa Donna in a8, è venuta fuori la vittoria che serviva alla squadra.

La risposta alla domanda implicita nel titolo del post è quindi: in questo caso si poteva entrare nel finale di pedoni (ovviamente solo dopo aver calcolato bene gli sviluppi), che è forzatamente vinto per il Bianco.

Adesso vi pongo un’altra domanda: questo finale è stato di tipo strategico, tattico o tecnico? Io la mia risposta ce l’ho, tanto che consiglio sempre (anche a me stesso) di allenare le capacità di calcolo con i finali di pedone.

Anziché temere il passaggio nei finali di pedone, allenatevi a calcolare bene le sequenze. Ne avrete un beneficio sia sui risultati (quanti mezzi punti guadagnerete…) sia sulla capacità di calcolare anche nelle altre fasi della partita.

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4 pensieri su “Entrare o non entrare nel finale di pedoni? (1)

  1. Veramente un articolo ben scritto, chiaro e soprattutto super istruttivo! Personalmente ne farò tesoro.

  2. bell’articolo, per me è questione tecnica piu’ che tattica, quanto orologio ci vuole per calcolare e giocare questo finale?

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