Così commentava Enrico Paoli
Enrico Paoli a inizio gennaio 2009 (Foto di Giorgio Gozzi da Wikipedia)
(Riccardo Moneta)
Nella notte del 15 dicembre 2005 si spegneva a Reggio Emilia, a 97 anni, il “grande maestro ad honorem” Enrico Paoli. Triestino, fu nel 1937 2°, dietro Nestler, al Torneo di Merano. Nel 2004 Paoli giocava ancora il torneo internazionale di Saint Vincent.
Enrico Paoli è stato la prova vivente che agli scacchi si può dare tantissimo anche senza essere campioni del mondo: Paoli, con l’organizzazione dei tornei di Capodanno di Reggio Emilia (ben 47 edizioni), con le sue numerose e celebri opere che apparvero soprattutto negli anni ’50, con la nomina ad arbitro internazionale (1964) e con l’aver ricevuto dal CONI (1993) la “Stella di bronzo al merito sportivo”, è stato la figura-cardine del mondo scacchistico italiano, e forse non solo, del secolo scorso.
Mi fa piacere ricordarlo lasciandogli la parola, ovvero riprendendo una parte dei suoi commenti (da “La Scacchiera” 3/1954) ad una partita fra due assi quali Bronstein e Botvinnik, disputata a Mosca nel corso del Campionato sovietico del 1952. So, avendo avuto il piacere di conoscerlo di persona, che a lui niente più di questo farebbe piacere. Vorrei che apprezzaste la finezza e, insieme, la profondità chiara di alcune sue mirabili osservazioni, ad esempio quando scrive della verticale ‘e’, come di “un ingresso di cui è solo il Nero a possedere la chiave”. Un vero maestro!

Bronstein – Botvinnik
Mosca 1952
Commenti di Enrico Paoli
E lasciatemi aggiungere, per chiudere questa chiacchierata, che Enrico Paoli ha, a sua volta, saputo bene approfittare dell’occasione offertagli dai due assi sovietici per regalarci uno dei suoi tipici magistrali commenti, discorsivi e illuminanti.