Riflessioni in una calda primavera di sport: Ian Rogers, Sinner e Jodar
(Riccardo Moneta)
Permettetemi oggi qualche riflessione dalla calda primavera sportiva del 2026,e uno sconfinamento nel tennis visto che a Parigi si sta giocando il Roland Garros. Leggevo in questi giorni di come, nel luglio del 2007, il G.M. australiano Ian Rogers, nato a Hobart (Tasmania) il 24 giugno del 1960, e che già da 20 anni era il miglior giocatore del suo Paese, avesse deciso di giocare il suo ultimo torneo ad Adelaide, tra l’altro vincendolo con 6 punti su 7 partite.
Vi partecipò esclusivamente per mantenere un impegno ormai preso con gli organizzatori, dal momento che l’aggravarsi di una seria patologia aveva indotto i medici a consigliare in quei giorni a Ian di evitare assolutamente, e per sempre, lo stress determinato da competizioni di alto livello. Durante la cerimonia di premiazione il G.M. diede infatti l’annuncio del suo definitivo ritiro dagli scacchi agonistici.
Fortunatamente Ian Rogers, maestro internazionale dal 1980 e Grande Maestro dal 1985, aveva già espresso il suo miglior gioco, guidando l’Australia in ben 13 edizioni olimpiche e vincendo decine di tornei di rilievo, fra i quali Groningen (1986 e 1989), Reykjavík (1990), Ginevra (1991) e Dresda (1992).
Leggevo. E riflettevo sui comportamenti degli sportivi di fronte a problemi fisici di una certa importanza: Ian Rogers nel 2007 volle ugualmente onorare quell’impegno preso con gli organizzatori del torneo di Adelaide, proprio come (passando per qualche minuto a parlare di tennis) in questi giorni a Parigi il nostro Jannik Sinner ha voluto ultimare la sua partita con l’argentino J.M.Cerundolo e così onorare la sua partecipazione al Roland Garros, nonostante insormontabili guai fisici intervenuti dopo la terza ora di gioco.
Ecco: il campione lo si giudica anche da questi particolari apparentemente piccoli, non soltanto dai risultati tecnici e dalle fenomenali aspettative mediatiche che certi risultati determinano. Sinner è evidentemente un campione anche senza una racchetta in mano, e lo ha dimostrato. Come era un campione di correttezza lo scacchista Milan Vidmar, lo avete letto questo articolo del nostro Uberto, sì?: “La mossa più corretta mai giocata in Inghilterra”
Piuttosto ritengo che sia giunta l’ora nel tennis di modificare alcune regole, in primis quella che costringe i giocatori a stare a volte in campo per interminabili 5 set e 5 ore di gioco, magari sotto il sole rovente. Non ne vedo assolutamente il bisogno in quanto una cosa è l’abilità tennistica, altra cosa è la capacità di correre per 4 o 5 o 6 ore, per le quali dovrebbero esistere altri sport più adeguati. Numerosi campioni (Alcaraz, Rune, Musetti, Dimitrov, Fils, Draper) non erano a Parigi per infortuni, altri (Sinner, Fritz, Medvedev) sono crollati, altri appaiono come limoni spremuti … e siamo appena a metà stagione! Nei sedicesimi di finale J.M.Cerundolo e Landaluce hanno giocato addirittura per 6 ore precise! No, non è sport, questo, e non dovrebbe esserlo neppure per uno spettatore.
Campioni, dicevo. Dubito che riuscirà mai a dimostrare di essere un campione (anche se dovesse raggiungere il top delle classifiche ATP) il dinoccolato e rampante spagnolo Rafael Jodar, che non sembra avere una signorilità e delicatezza comparabili a quelle di Sinner o, ad esempio, del norvegese Ruud e che avrebbe da imparare anche dal suo connazionale Alcaraz: il 29 maggio scorso, ancora a Parigi e durante la partita vinta contro lo statunitense Michelsen, Jodar si è dapprima incavolato con una povera raccattapalle che non gli aveva passato con solerzia l’asciugamano refrigerante e poi, mentre usciva momentaneamente dal campo, ha allontanato da sé un’altra raccatapalle (una bambina) accompagnando l’orribile gesto con un esplicativo movimento (tipo “togliti di mezzo!”) della mano. Dopo la partita lo stesso Jodar non solo non si è scusato con lei (rimasta in piedi per miracolo) ma ha peggiorato le cose dando ai giornalisti una diversa e poco credibile versione dei fatti. Il giorno dopo il distratto Jodar ha concesso una specie di bis, ignorando la mano tesagli dalla bambina/mascotte insieme alla quale avrebbe dovuto fare il suo ingresso in campo. Eh, sì, quei ‘gesti bianchi’ descritti da Gianni Clerici sono ormai quasi un ricordo.
Torniamo ai nostri scacchi e a Ian Rogers, il quale dopo il ritiro dalle competizioni ha continuato a restare e lavorare nell’ambito dello scacchismo internazionale, come allenatore, come commentatore, autore di libri e giornalista.
Tra l’altro io ammiravo particolarmente Ian, oltre che per il suo gioco mai incline a compromessi, anche per la sua laurea in meteorologia ottenuta all’Università di Melbourne. Ian è sposato con Cathy, la quale è avvocato, maestra FIDE, arbitro internazionale e valente fotografa.
Gli ultimi lavori di Rogers sono stati pubblicati recentemente (2025) e fra questi m’incuriosiva assai quello (co-autore Laszlo Hazai) dallo strano titolo “Il libro di scacchi più noioso del mondo”. Conoscendo un minimo già dai primi anni ’80 le partite di Rogers, suppongo che ben poco di noioso ci possa essere in questo libro oltre al titolo, Segnalo poi un altro libro divertente di Rogers: “Oops… ho di nuovo abbandonato” (ed. Messaggerie Scacchistiche) che è una raccolta surreale di partite abbandonate quando era possibile pattare o addirittura vincere (tipo la famosissima von Popiel-Marco).
Esemplare del gioco dinamico di Ian è stata questa bellissima partita da lui vinta contro il celebre tedesco Huebner nel 1988 in Nuova Zelanda (uno dei rarissimi tornei disputati in quella terra).
Ian Rogers – Robert Huebner
Wellington 1988
Concordo con tutto il post, anche la parte tennistica. Purtroppo, ho notato un peggioramento generale del comportamento anche nelle competizioni scacchistiche, anche a livello medio basso, probabilmente legato all’incapacità ormai diffusa di gestire lo stress e il timore ossessivo della sconfitta…ma questa, forse, è un’ altra storia. Grazie per lo splendido articolo.
Ringrazio te per il positivo commento. Eh, sì, immagino che un certo malessere sociale abbia purtroppo pervaso ormai anche lo sport, con rare eccezioni (come il rugby). Non posso personalmente dire nulla delle competizioni di scacchi in quanto da troppi anni sono assente dalle manifestazioni agonistiche, ma potremo senz’altro ospitare qui delle testimonianze e delle considerazioni sul tema.
Certo, il Rugby rappresenta ancora un’isola felice e tu conosci la mia passione per questo nobile sport, avendone scritto qui. Certo, certe intemperanze da parte anche dei big non rendono giustizia al nostro sport che è, nella maggioranza dei casi, ancora esente da certi comportamenti anche se dobbiamo stare attenti a certi segnali, come giocatori, dirigenti, istruttori e genitori. Forse le regole sempre più stringenti, legate all’antipatico fenomeno del cheating e quindi necessarie anche ai livelli più bassi, hanno aumentato la tensione anche tra i giocatori che prima della partita più che scambiarsi qualche piccola parola di conoscenza (io sono ancora un romantico), si osservano per vedere la presenza di cellulari nelle tasche, smartwatch, occhiali intelligenti…grazie!
vi ricordate del pugno sbattuto sul tavolo da carlsen?… eppure è un gran campione…