Quei Finali di Alfieri apparentemente innocui
(Antonio Monteleone)
Una caratteristica delle partite di oggi, parlando della cadenza di novanta minuti più trenta secondi a mossa di abbuono dalla prima mossa, è che quasi sempre ci si trova a giocare il Finale con poco tempo, praticamente ad una cadenza Rapid o, peggio, Blitz. Certo, ci sono quei trenta secondi che ti danno un poco di ossigeno, ma vi assicuro per esperienza personale che, se non gestiti bene, scompaiono “all’improvviso” e ci si ritrova a malpartito e poi a chiedersi “ma sono già passati?”, perché quel senso di sicurezza di averli, un poco ti fa abbassare la guardia e a farti dimenticare del tempo che scorre perché “tanto ne hai in abbondanza”.
È importante quindi, quando ci si trova in queste situazioni, frenare le mosse d’impulso e conoscere i concetti base racchiusi in ogni tipo di Finale, cosa per la quale bisogna essere professionisti per conoscerli bene tutti e per noi che non lo siamo, bisogna accontentarsi di conoscerne qualcuno essenziale e avere “un’infarinatura generale” sugli altri.
Studiare e applicarsi è importante, ma è quando sei alla Scacchiera che devi concretizzare tutto l’impegno profuso, oltre a delle capacità di alto livello per mettere in pratica quanto appreso e oltre a quello che si chiama “talento naturale” che non tutti hanno e presente solo agli altissimi livelli.
Eppure, anche a questi si assiste, con una frequenza sempre più alta, ad errori di una certa gravità non solo di “lapsus manus” ma a volte anche di “concetto”, quest’ultima cosa di una certa gravità che però va ricondotta nell’adrenalina del momento in cui, a corto di tempo, si fa una mossa qualsiasi per non farlo scadere.
Quello che andremo a vedere è un Finale originato da una partita veloce, dieci minuti più cinque secondi a mossa, dove i due giocatori si troveranno a gestire poco più di due minuti per tutto il Finale, con decisioni fulminee e, a volte, poco ponderate anche a causa dell’apparente semplicità dello stesso.
Un Finale tipico dei tempi moderni, dove le partite si risolvono in Finali giocati velocemente con incrementate le possibilità di errori che, come abbiamo visto, si commettono a tutti i livelli.
In questo caso stiamo parlando di due Top Player, il che rende evidente di come la cosa sia veramente difficile da gestire, con la necessità di approcciare le partite in maniera diversa rispetto a quanto fatto ai “vecchi tempi”.
Istinto, conoscenza delle posizioni e intuito, oltre che a una veloce capacità di calcolo, sono gli elementi essenziali per affrontare posizioni complicate in Finale e, di solito però, i più forti emergono sempre.
Il Finale appena visto era apparentemente facile, ma nascondeva delle insidie che il Bianco non ha raccolto in pieno, mentre il Nero ha giocato fino alla fine tutte le sue carte, rendendo la Difesa dell’avversario sempre più difficile. Da notare, però, che il Bianco poteva pareggiare contravvenendo alla regola generale di cercare di evitare di posizionare i propri pedoni sulle Case del colore di quello del suo Alfiere, cosa che può di diritto rientrare nelle famose “eccezioni” che rendono il nostro gioco sempre vivo e pieno di sorprese.