Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Un campione dimenticato: Vladimir Savon

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(Riccardo M.)
Savon è stato maestro di Ivanchuk, di Ponomariov e di Karjakin, ed è stato campione assoluto sovietico nel 1971. Eppure non è mai stato un idolo della famiglia scacchistica internazionale e la stampa si è sempre scarsamente interessata di lui.

[Nella foto, Vladimir Savon a Wijk aan Zee nel 1972]

Un campione pressoché dimenticato, ingiustamente.
Vladimir Andreevich Savon nacque a Chernigov, in una sperduta e povera provincia dell’Ucraina, il 26 settembre del 1940 e morì a Kharkov il 31 maggio del 2005, secondo altre fonti il 1° di giugno.

Imparò abbastanza tardi il nostro gioco, a 13 anni. Nel 1961 vinse a Leopoli e si qualificò per la sua prima finale di Campionato sovietico, cosa che gli sarebbe riuscita altre 10 volte di lì al 1991. Nel 1962 e 1964 fu campione mondiale giovanile per squadre nazionali, nel 1965 vinse il suo primo torneo internazionale, a Budapest. Intanto si era laureato in Economia all’Università di Kharkov, dove sempre visse. Non parve però in quegli anni ancora troppo interessato e coinvolto dalla carriera scacchistica.

Nel 1967 a Sarajevo fu comunque buon terzo (10/15) a mezzo punto dai vincitori Ivkov e Stejn, e divenne Maestro Internazionale. Nel 1969 divise il primo posto con Gennady Kuzmin nel Campionato ucraino. Nel 1970 fu primo a Debrecen e poi a Mosca.

Ma c’erano troppi campioni in Unione Sovietica perché Savon potesse attirare l’attenzione di qualcuno con questi successi qua. Ci voleva dell’altro. Ancora nel 1970 fu buon 5° a Riga nel 38° Campionato dell’URSS (vinto da Korchnoi).

Quell’anno, nella semifinale dell’URSS Cup eliminò, con grossa sorpresa di tutti, Mikhail Tal in un match di 4 partite (una vinta e tre patte), ma la cosa fu attribuita ad uno dei tanti momenti-no di Tal. La prima delle 4, una Benoni patta in 31 mosse, fu definita “pazzesca” dai commentatori: i due probabilmente si accordarono per il mezzo punto solo perché entrambi erano in crisi di tempo e impossibilitati a sapere chi avesse una posizione migliore. Savon vinse la seconda di nero (una Caro Kann) in 60 mosse. Tal non reagì a sufficienza nelle due successive.

Nel 1971, in aprile, fu in Argentina, a Mar del Plata, dove terminò imbattuto con 10/15, secondo a pari merito con Oscar Panno e dietro il vincitore Polugaevsky.

Non bastava ancora per convincere i critici, ci voleva un Campionato URSS come quello successivo, nel 1971, il 39°, con la partecipazione di quasi tutti i migliori dell’epoca, una fila di super-nomi come forse non si era mai visto: c’erano al via, a Leningrado il 15 di settembre, i giovani rampanti Balashov, Vaganian e Tukmakov, c’erano Geller, Krogius, Shamkovitch, Lein, Taimanov, Polugaevsky, Bronstein e Stein; e c’erano soprattutto il nuovo astro Karpov e i vecchi assi Tal e Smyslov. Mancavano solo Spassky e Korchnoi. Non era per Savon pronosticabile più di un piazzamento a metà classifica. E invece cosa accadde? Che con 9 vittorie e 12 patte (15 punti su 21 e nessuna sconfitta) Vladimir Savon mise in fila tutti, dominando il Campionato e staccando di ben 1 punto e mezzo i grandi Smyslov e Tal.

Indubbiamente Savon fu in Europa il giocatore dell’anno nel 1971, ed il numero 43 del settimanale “64” gli dedicò ben due pagine d’intervista. Qualche mese dopo giocò a Wijk aan Zee nel famoso “Torneo degli Altiforni”, dove ottenne un appena discreto 5° posto (vinse Portisch), ma, a differenza di Leningrado, qui subì due sconfitte, ad opera di Browne e di Smejkal. Si era nel 1972 e, ancora senza titolo di GM, Vladimir fu convocato dai sovietici come riserva per le vittoriose Olimpiadi di Skopje, dietro Petrosian, Korchnoi, Smyslov, Karpov e Tal. Giocò poi a Baku la finale del 40° Campionato sovietico, confermando tutto il suo valore espresso l’anno precedente, con il terzo posto pari merito (su 22 finalisti), dietro il nuovo campione Tal e Tukmakov.

Nel 1973 gli fu assegnato finalmente il titolo di Grande Maestro (non era tanto facile a quei tempi) e partecipò al celebre torneo “interzonale” di Petropolis (quello vinto da Mecking), dove però non riuscì ad andare oltre l’ottava piazza.

E 9° fu a ottobre a Mosca nel 41° Campionato URSS, ma alla pari con gente in gamba come Keres, Taimanov e Tal. Vinse qui due sole partite, una con l’ultimo classificato (Beljavsky) ed una con il primo (Spassky).

Il gioco di Vladimir Savon era basato su una ferrea logica ed un’ottima capacità di calcolo: Savon non aveva apparentemente punti deboli ed era particolarmente abile nello sfruttare al meglio l’iniziativa. Forse l’unica sua debolezza risiedeva nel carattere piuttosto mite, un carattere alieno da sfrontatezze, forzature e atteggiamenti ostili.

Calò ancora il suo rendimento negli anni successivi e nel 42° Campionato sovietico (Leningrado 1974, quando vinsero Beljavsky e Tal) realizzò appena 6,5/15.

Ottenne però il 1°-4° posto allo zonale di Vilnius nel 1975, alla pari con Teshskovsky, Balashov e Gulko, ma il successivo spareggio a 4 gli fu fatale, anche per il coefficiente sfavorevole che aveva, e così dovette dire per sempre addio ai sogni di scalata mondiale.

Vinse ancora il torneo di Lublino nel 1977, nel 1978 fu secondo a Portorose dietro Bent Larsen e poi terzo a Kiev dietro Beljavsky e Palatnik. Insomma, fu quasi sempre tra i primissimi nei tornei fuori dall’Unione Sovietica. Ma l’annata 1971 restò qualcosa di irripetibile e forse quel Campionato costituì anche un appagamento quasi totale per le ambizioni di un personaggio tranquillo e tutt’altro che ambizioso come Vladimir Savon.

Vladimir Savon a Kiev nel 1978

Mise in pratica fine alla non lunga carriera di Savon un disgraziato quanto assurdo incidente che lo coinvolse nel 1980 a Dnepropetrovsk, dove si trovava per un torneo di qualificazione al 48° campionato USSR. Era a cena in un ristorante con altri compagni di gioco, quando uno di questi ebbe un diverbio con un avventore. Un gruppo di amici di quest’ultimo attese e aggredì i giocatori di scacchi fuori del locale; l’incolpevole Vladimir fu colpito fortemente alla testa con una bottiglia. Svenuto e ricoverato in ospedale, parve in un primo momento in pericolo di vita, poi riuscì lentamente a riprendersi. Ma mai del tutto. Infatti, pur tornando alle gare, restò per tutta la vita tormentato periodicamente da forti emicranie.

Savon fu costretto a cessare quasi definitivamente l’attività agonistica, anche se ancora nel 1991 (ormai cinquantunenne) lo troviamo a giocare il 58° Campionato sovietico, dove ottenne 4 punti su 11 (8 patte).

Scelse quindi di dedicarsi all’insegnamento, e con ottimi risultati, visto il livello che avrebbero raggiunto i suoi allievi ucraini Ivanchuk, Ponomariov, Areschenko e Karjakin. In particolare fra il 1996 e il 2001 lavorò presso il circolo di scacchi Yurakademiya a Kharkov, e successivamente nel circolo di Kramatorsk, vera fucina di molti giovani talenti. L’Ucraina sarebbe infatti salita sul podio olimpico nel 1996 ad Erevan (2^), nel 2000 ad Istanbul (3^), nel 2004 a Calvià (1^), nel 2010 a Khanty Mansijsk (ancora 1^), nel 2012 ad Istanbul (3^) e nel 2016 a Baku (2^). Niente male, no?

L’ultima apparizione agonistica di Vladimir Savon sulla scacchiera fu nel 2004, quando vinse a Satka (Chelyabinsk) il “Memorial Botvinnik”, riservato ai senior, davanti a Vasjukov e a numerosi altri GM.

Si spense l’anno successivo nella sua Kharkov, all’età di 65 anni. Da tempo si sapeva che era malato di cuore. Il G.M. Komarov scrisse il successivo 3 giugno su “Fatti” che qualcuno aveva iniziato una sottoscrizione per raccogliere fondi e consentire a Vladimir  di sottoporsi a un delicato intervento chirurgico, ma che il giocatore aveva rifiutato.

Un notevole articolo su Savon lo potete trovare qui, unitamente ad un bel ricordo di lui da parte del connazionale Vladimir Tukmakov, che lo definiva “un uomo semplice e gentile”.

Dello stile completo di Savon è una dimostrazione la bella partita seguente, che lui vinse appunto in quel mitico campionato del 1971 contro Polugaevsky. Vediamola insieme:

4 thoughts on “Un campione dimenticato: Vladimir Savon

  1. Buongiorno!
    Ad un lettore che, così spesso come Luigi, si sente in dovere di ringraziarci non può che andare tutta la nostra (e mia) simpatia e gratitudine.
    Grazie e buona Festa della Repubblica!

  2. Piccola correzione: le Olimpiadi 2004, effettivamente vinte dall’Ucraina nell’open, si sono giocate a Calvià in Spagna, non a Torino. A Torino 2006, invece, l’Ucraina ha vinto il titolo femminile. Il maschile invece è stato vinto dall’Armenia di Levon Aronian (ricordo di aver visto da vicino, essendo piemontese, la splendida vittoria di Aronian su Navara, con un elegante sacrificio di Cavallo in f7…)

  3. Abbiamo corretto, Piercarlo, grazie!
    A proposito, se un giorno ti va di scrivere qualcosa sui tuoi ricordi di quell’Olimpiade torinese e su quella partita di Aronian, sai come contattarci. Ciao.

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