Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Naufragio nel salotto di Bobby Fischer

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(Topatsius)
In pochi lo possono raccontare ai propri nipoti. Fino al 1993, anno della sua morte, avrebbe potuto invece ben raccontarlo il Grande Maestro e psicologo statunitense Reuben Fine.
Fu un naufragio in piena regola, poi riportato in diverse riviste e antologie e in “My 60 Memorable Games” dello stesso Robert Fischer, quello che accadde a Fine nell’appartamento di Fischer a New York in una sera del 1963. A meno che ….

Il GM Larry Evans, nella presentazione della partita, si dichiarava meravigliato che un giocatore come Fine, autore di diversi manuali sulle aperture, potesse aver commesso un errore tanto marchiano dopo appena 9 mosse, errore che permise al padrone di casa di sfoderare una brillante combinazione che costrinse Fine all’abbandono in appena 17 mosse.

Non è escluso che Fine, allora quarantanovenne, abile psicologo e amico di Bobby, avesse intuito che a quei tempi era meglio darsi da fare per caricare le batterie della giovane promessa a stelle e strisce, e quindi abbia appositamente imboccato varianti fortemente dubbie e quindi volutamente sollecitanti le velleità aggressive del ragazzo di Manhattan. Come non è escluso che Fine fosse mezzo assonnato o distratto durante il gioco e forse che mai e poi mai avrebbe pensato che il Bobby, pur essendo un tipo un po’ strano, avrebbe reso note quelle partitelle amichevoli fra quattro mura.

Ma vediamola, questa partita, che parecchi di voi (se diciamo quasi tutti non sbagliamo di molto) già di sicuro conosceranno.

Bella conclusione, ma è stata più il frutto delle capacità combinative di Fischer o delle strane distrazioni di Fine? E poi, che cosa è la “capacità combinativa”? Vasily Panov (1906-1973), nel suo libro “L’attacco” scriveva che lo scacchista non deve farsi guidare in ogni momento solo dalla capacità di calcolare minuziosamente tutte le varianti, ovvero dalla visione precisa di una serie di mosse concatenate, spesso impossibile, ma dal “fiuto scacchistico”, cioè dalla capacità di farsi guidare, mossa dopo mossa, dal proprio intuito, che in ogni momento deve sapergli indicare se una mossa è giustificabile o meno.

Scriveva lo stesso Nikolaj Krogius (nato nel 1930) che “l’arte scacchistica è un’attività intellettiva e conscia in cui esistono delle componenti inconsce tra le quali è compreso il pensiero intuitivo del giocatore”. Ma è meglio non andare fuori dai temi più naturali al post.

Che dire, alla fine, delle distrazioni di Fine in questa partita, distrazioni intorno alle quali ho abbozzato qualche indizio all’inizio? Beh, a proposito di indizi e di prove, e senza nulla togliere all’implacabile macchina da guerra di Bobby Fischer, si potrebbe anche pensare che a quei tempi Reuben Fine fosse ancora distratto da qualche altra mossa decisamente più seducente. Voi che ne dite?

Jane Nigh e Reuben Fine in un momento di relax. Foto di W. Sanders, Los Angeles 1945

N.B.:

  1. i commenti tecnici alla presente partita sono dello stesso Fischer e di commentatori russi dello scorso secolo.
  2. in copertina: Il Titanic

1 thought on “Naufragio nel salotto di Bobby Fischer

  1. La spiegazione è molto semplice: Reuben Fine (grande giocatore, anche se a me personalmente non è mai stato molto simpatico) si era ritirato dall’attività agonistica da oltre un decennio, quindi mi sembra pretendere troppo chiedergli di ricordare il manuale di Freeborough e Rankin del 1893.
    Inoltre stiamo parlando di una partita lampo, e quando si deve rispondere al volo la mia modesta esperienza in merito mi fa pensare che la perdente 9… Cf6? sia un po’ più intuitiva di 9… Db4! che lascia in presa l’importante pedone f7,
    Nessun bisogno di cercare divertenti spiegazioni astruse…

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