I Finali questi sconosciuti: quando la via per la vittoria è (troppo) in discesa
Vincenzo Nibali lungo la discesa del Civiglio al Giro di Lombardia 2020 (dal sito quibicisport,t)
(Antonio Monteleone)
Che bello: stai giocando una posizione complicata, hai passato ore ad analizzare varianti su varianti e hai la sensazione di aver giocato bene e, guarda un po’, di trovarti anche in vantaggio. E mossa dopo mossa arriva lui, il nostro “amato” finale dove tutto ti appare facile, così facile che quasi ti viene la voglia di muovere rapidamente per far capire al tuo avversario che non ha scampo.
Eppure, anche quando tutto sembra facile e tu stai tranquillamente facendo un bel giro in bicicletta e, dopo una faticosa salita, finalmente la strada si apre in una bella discesa, bisogna sempre stare attenti che questa non diventi improvvisamente troppo ripida, perché qualche problema potrebbe apparire all’orizzonte. Eh sì, perché a meno che tu non sia uno specialista del campo, come lo sono stati i nostri grandi Paolo Savoldelli e Vincenzo Nibali per rimanere nell’italico terreno, i pericoli che si nascondono dietro una discesa, magari condita con qualche curva, sono veramente tanti e basta un niente per perdere il controllo della nostra bicicletta ed incorrere in grossi guai.
Dopo questa digressione ciclistica, torniamo a noi per constatare che non solo di grandi tornei vivono gli scacchi. Anzi, la loro popolarità oramai sempre più diffusa, porta a far sì che la maggior parte si collochino nella fascia medio-bassa che registra uno stuolo di appassionati che la FIDE ha stimato essere intorno ai sessanta milioni, mentre altre statistiche portano il numero addirittura tra i duecento e i trecento milioni per arrivare anche al miliardo!
E non di rado, da questi tornei escono fuori spesso posizioni decisamente interessanti, con idee e continuazioni che non sfigurerebbero nei tornei di più alto livello. Come per il finale di oggi, che andiamo a prendere proprio da uno di questi tornei, giocato recentemente in Spagna e che ha registrato una folta partecipazione di giocatori italiani.
Certo, non stiamo parlando di un finale giocato da due Top GM, ma da considerare che, in ogni caso, un Maestro Fide è già un ottimo giocatore, e un quasi 2000 di ELO Fide è anche lui un buon giocatore con entrambi un buon bagaglio di conoscenze che possono far avere delle intuizioni anche di livello superiore. Il Nero, durante tutta la partita, ha fatto valere il suo rating superiore, ma il Bianco è riuscito ad avere quella giusta intuizione di cui sopra.
E poi, non ci si lasci ingannare dall’apparente facilità della posizione perché se mettiamo da parte il nostro amico elettronico e la analizziamo nel dettaglio, scopriremo che quanto di amaro ha scoperto il Nero, in partita giocata non era affatto facile da prevedere, né da intuire.
Ma torniamo alla posizione topica di questo finale.
Ma un’altra cosa interessante è quella di proporre questa posizione all’ultima versione di uno dei più famosi motori scacchistici: Stockfisch 17. Ora, il programma dopo qualche minuto dà la posizione con il Nero sta chiaramente meglio, con il simbolo -+ (che ai tempi dell’Informatore cartaceo era associato solo al “vantaggio vincente”) accompagnato dalla valutazione numerica (-1,63). La cosa che fa pensare è che qualcosa il motore deve aver visto, perché con tre pedoni in più non dà al Nero il vantaggio vincente che di solito ci sarebbe con questo squilibrio di materiale. È come se qualche dubbio gli sia venuto, senza però poi trovare la strada giusta.
Da notare che, se diamo in pasto la posizione a un più datato Fritz 17, uno dei migliori alla sua prima uscita, si va subito decisi verso un vantaggio decisivo con un bel (-4,70) che tiene conto solo del vantaggio di materiale. In qualche variante il “furbacchione” fa prendere al Bianco il pedone in g2, per poi continuare, quando questa presa lo obblighiamo a non effettuarla, con il solito girovagare dell’Alfiere senza costrutto.
Diciamo che è una di quelle posizioni dove il motore entra in loop, riconosce un vantaggio ma poi continua a muovere avanti indietro il/i pezzo/i senza dare la soluzione, perché, alla fine, la soluzione non c’è! Ma, andando avanti nella analisi e con il trascorrere del tempo della stessa, la forza di Stockfish esce fuori prepotentemente:
Insomma, per tirare le conclusioni, possiamo ben dire che il Nero è stato un poco sfortunato, perché è incappato in una posizione da Studio difficilmente prevedibile, ma il Bianco è stato bravo a “cogliere l’attimo” e immaginare quanto poi è accaduto.
Di sicuro, gli Scacchi dimostrano ancora una volta la loro imprevedibilità, e ci ricordano che non bisogna mai distrarsi né dare niente per scontato, fino a quando il risultato non è acquisito, con la stretta di mano all’avversario e la firma dei formulari.
Anche questa, sicuramente, è una di quelle posizioni da memorizzare e mettere nel nostro “hard disk” naturale per poterla utilizzare al momento giusto e farla uscire fuori al verificarsi di posizioni simili, per prepararci all’imminente pericolo o all’imminente opportunità e farci muovere con circospezione in quello che, di fatto, è alla fine un vero e proprio campo minato: la nostra amata/odiata Scacchiera.