Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

I finali questi sconosciuti: Quelli interessanti giocati al Circolo

(Antonio Monteleone)
Capita a volte di ritrovarsi al Circolo di Scacchi, luogo di aggregazione che ancora il Web e i Social non sono riusciti ad eliminare, e vedere partite e posizioni veramente interessanti. È la stessa sensazione che si prova quando si va a vedere qualche partita di calcio in qualche campetto di periferia, magari delle giovanili oppure delle serie minori come quelle di prima, seconda e terza categoria fino ad arrivare alla Promozione, dove ti ritrovi a vedere partite di buon livello agonistico e azioni, dribbling e reti di ottima fattura che ti fanno venire la voglia di tornare di nuovo a guardarle.

Eh sì, perché nel nostro bellissimo mondo non esistono solo i GM, come nel calcio non ci sono solo i Campioni e quelli che giocano nelle massime serie, ma tutto un sottobosco di giocatori non professionisti ed amatori che, a volte, sembrano essere guidati dallo spirito di Tal, o di altri grandi giocatori, che si è momentaneamente infuso in loro! Giocate e idee che nulla hanno a che invidiare ai professionisti della scacchiera, ma che spesso sono una goccia isolata nel mare e, una volta passato il buon momento, tutto rientra nei ranghi del proprio livello.

E poi, eccole lì, partite decisamente interessanti, con spunti per idee e riflessioni degne di nota, come il Finale che si è verificato al nostro Circolo di Roma, l’ASD Steinitz, in occasione di una Simultanea tenuta dal Maestro Fide Dirk qualche settimana fa, dove si è incontrato, tra gli altri, con il nostro Paolo che gli ha reso la vita decisamente dura.

Diciamo che una simultanea, alla fine, dà vita ad un gioco praticamente lampo, cadenza di gioco dove anche i più forti possono incorrere in sviste e “topiche” notevoli, ma quello che è stato interessante è il finale che, come al solito, apparentemente semplice, nascondeva tante sottigliezze non sempre facili da percepire.



Allora, perché con l’Alfiere in b7 si vince e in c6 si patta? Eppure la posizione sembra praticamente uguale. Ma tornando alla cinquantesima mossa del Nero, con l’Alfiere in b7 la manovra vincente è di portarlo in c8 e se si vuole fare la stessa manovra con  l’Alfiere in c6, allora bisogna portarlo in d7, cosa che fa guadagnare un tempo decisivo per la difesa con la spinta del pedone in c6 attaccando l’Alfiere e avvicinando il pedone a promozione.

Insomma, diciamoci chiaramente che le varianti che si potevano sviluppare in questo finale sono decisamente tante, cosa che rende impossibile calcolarle tutte, soprattutto se si gioca veloci. In questi casi bisognerebbe andare ad intuito, quell’intuito che però sì è dei giocatori di livello superiore e che difficilmente (ma non impossibilmente) ci viene in soccorso a noi modesti “spingilegna”.

Alla fine, un finale decisamente istruttivo, che ci mostra chiaramente quante idee nascoste ci sono in posizioni che sembrano essere lineari e quanto è difficile mantenere la retta via! Di sicuro, una “regola” appare chiara: due pedoni liberi e affiancati sono sicuramente più forti di due pedoni liberi e isolati, ma mentre scrivo questa massima da “Monsieur De Lapalice” mi viene in mente che ci sono anche in questo caso le debite eccezioni e quindi non rimane che salutarvi con l’invito a studiare al Circolo con gli amici questi benedetti Finali, che a volte sembrano facili ma altre ci lasciano con l’amaro in bocca, con la solita frase: “Era un finale patto e l’ho perso in maniera incredibile!”. Ma se stai al Circolo, la cosa non finisce mestamente così, e tra qualche analisi, magari sbagliata, e qualche risata, tutti a continuarle nel ristorantino proprio al di là della strada, perché questo a noi è… il Finale che ci piace!

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