I finali questi sconosciuti: quelli di torre sono tutti patti
Fabiano Caruana (Lennart Ootes) - Tata Steel Chess
(Antonio Monteleone)
I Finali di Torre sono quelli che statisticamente si verificano più frequentemente nelle partite di Scacchi. Il fatto di essere il pezzo di più valore dopo la Donna e di trovarsi nelle retrovie e ultime ad entrare in gioco dopo l’avanzare della fanteria e dei pezzi leggeri, fa sì che le Torri si ritrovino spesso tra i superstiti nella lotta in svolgimento e a loro spetta il compito di metterne fine.
“I finali di Torre sono tutti patti” è una massima che ha accompagnato tutti noi giovani scacchisti dei tempi andati e che ha fatto sì che, se si giocava per vincere, praticamente sempre, si cercava di evitarli come la peste! Eppure, c’erano sempre dei “ma”: se giocati in modo corretto; se si conoscevano le posizioni di Philidor e Vancura per pattare; se si conoscevano quelle di Lucena e Saavedra per vincere. Che poi, conoscerle, non era sufficiente perché si doveva anche provarle e capirne i meccanismi e non solo vederne la posizione iniziale da studio, pena arrivare nelle posizioni, sapere che erano patte o vinte e poi non riuscire a realizzare il giusto risultato.
I detti sono detti, però poi vedi che basta un nulla perché le posizioni patte si trasformino in perse e quelle vinte in patte, perché questo è il bello del nostro gioco quando a praticarlo siamo noi umani. E con sorpresa vedi che questo accade anche ai livelli più alti, quando ti aspetteresti una comprensione e una conoscenza di posizioni e dei procedimenti da effettuare di livello superiore, a ulteriore dimostrazione della vastità delle possibilità nel nostro piccolo mondo a sessantaquattro caselle.
Vediamo insieme un recentissimo esempio tratto dal Tata Steel Chess Tournament 2025 ancora in corso.

Caruana, dopo essersi costruito mattone dopo mattone una posizione vincente, si è perso sul più bello, quando doveva raccogliere i frutti del suo lavoro. Lui non conosce bene i Finali di Torre? Assolutamente no, perché a quei livelli il grado di preparazione è veramente altissimo, ma alla Scacchiera tutto diventa più difficile, soprattutto se pressati dal tempo, e per quanto ci si sia preparati, le possibilità che si possono verificare sono di fatto quasi infinite.
Da ammirare la tenacia di Harikrishna, che ha continuato a creare problemi all’avversario e che, soprattutto, non ha gettato la spugna nel momento in cui il suo Finale sembrava senza speranze.
Di sicuro, un Finale del genere, giocato a tempo standard da due Top Player, dimostra quanto sia difficile muoversi su un campo che risulta essere veramente minato, anche quando il materiale in gioco è decisamente esiguo e ci si aspetterebbe di poter agevolmente calcolare il tutto.
Ma alla fine, questi benedetti Finali di Torre, sono veramente (quasi) tutti patti?