Gukesh-Carlsen, quando il calcolo ha la meglio sulla strategia
Norway Chess 2025, Carlsen abbandona contro Gukesh (Michal Walusza)
(Uberto Delprato)
A fare da contraltare al mio post di ieri, vediamo oggi come Gukesh ha battuto Carlsen nel 6° turno del Norway Chess 2025. Dopo aver battuto il Campione del Mondo al primo turno ed aver chiuso il girone di andata in testa alla classifica nonostante due Armageddon persi, Carlsen sembrava avviato ad un’altra vittoria su Gukesh grazie ad un ottimo mediogioco, quando… la partita si è avviata verso un finale tattico in zeitnot. In quel frangente, la tenacia e le qualità di Gukesh nel calcolare velocemente hanno avuto la meglio, ribaltando la partita. Carlsen frustrato e deluso, ha addirittura sbattuto il pugno violentemente sul tavolo poco prima di abbandonare, in un gesto forse umanamente comprensibile ma di certo non esemplare, specialmente se compiuto dal numero 1 al mondo.
Di partite ribaltate se ne sono viste tante e tante se ne vedranno in futuro, quindi di per sé Gukesh che fa di tutto per resistere a Carlsen fino a quando il norvegese commette un errore di calcolo e perde non è una notizia particolare. Lo diventa quando si aggiunge il contesto della sfida, con il numero 1 al mondo (e Campione del Mondo fino alla rinuncia alla difesa del titolo) che è arrivato ad un passo dal confermare la sua superiorità (al momento) sull’attuale Campione del Mondo.
Lo diceva anche Tartakower che “A scacchi vince chi commette il penultimo errore” e, dopo aver di fatto surclassato l’avversario in medio gioco, è stato Carlsen stavolta a rimanere vittima di un avversario che è stato capace di trovare tutte le possibili risorse per resistere e poi sfruttare l’ultimo errore di Carlsen giocando alcune mosse uniche nonostante il pochissimo tempo a disposizione.
Anche durante questa partita Carlsen ha visitato il “confessionale” per dire di sentirsi in una posizione molto comoda e probabilmente superiore, con la premessa di non riuscire a comprendere ben quali fossero le aspettative di Gukesh visto come stava giocando. Ma tutto ciò impallidisce di fronte ai secondi finali della partita, quando Carlsen realizza di non poter più salvare la partita e invece di stendere la mano e fermare l’orologio, esplode in un pugno sul tavolo che fa sobbalzare tutti i pezzi prima di scusarsi, dare la mano a Gukesh e alzarsi di scatto esclamando un “O mio dio!” abbastanza teatrale.
Prima di abbandonare velocemente la sala di gioco, un Carlsen visibilmente alterato non ha rimesso i pezzi a posto sulla scacchiera (come fa sempre) ma ha trovato il tempo di fare comunque un gesto tra le congratulazioni e le scuse a Gukesh (una pacca sulla spalla mentre l’indiano passeggiava sul palco in preda alle emozioni).

Ecco quello che è successo sulla scacchiera.

La foto di Michal Walusza mostra i pezzi che, dopo aver sobbalzato, ricadono e si spargono sulla scacchiera. Rimane in piedi il Re bianco, mentre il Re nero sta per cadere… una foto che racchiude molti significati.

Questa vittoria di Gukesh, la prima contro Carlsen, è risultata essere un trauma per il norvegese. Il giorno dopo ha chiesto scusa per il brutto gesto di fine partita, ma ha anche detto di non poter sopportare le emozioni di quei momenti troppo spesso, e che dovrà trovare il modo di evitarle in futuro. Anche se questo modo dovesse essere non giocare più a cadenza classica.
Nel turno successivo Carlsen ha giocato una rapida patta con Nakamura (“Non volevo proprio essere lì“), con successiva vittoria all’Armageddon. Ieri invece altra patta incolore con Wei Yi seguita da un pezzo lasciato in presa nell’Armageddon (stavolta Carlsen si è messo a ridere…).
Il norvegese sembra essere andato veramente in tilt, anche se la situazione in classifica a due turni dalla fine lo vede ancora in lizza per la vittoria finale. Quale sia il motivo di una tale reazione ad un evento abbastanza normale per chi gioca a scacchi (lo stesso Carlsen perde di rado, ma perde di tanto in tanto) non mi è chiaro. Che il passare degli anni cominci a far venir meno la fiducia nelle proprie capacità?
Parlando di Gukesh, è chiaro che il futuro è tutto suo, ma in realtà lo è anche il presente. Sarà interessante seguire la sua evoluzione nei prossimi anni. Alla sua giovane età (dobbiamo sempre ricordare che ha appena compiuto 19 anni), l’energia e la chiarezza nel calcolo sono armi vincenti, come lo furono per Tal negli anni passati. L’indiano non assomiglia molto al campione lettone, ma è inevitabile che prima o poi il calcolo da solo non basterà più e serviranno abilità più strategiche e tecniche. Questa forse è la sfida che la generazione attuale dei giovani e fortissimi indiani sarà chiamata ad affrontare in futuro.