Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Uno scaccomatto fantasma

(Riccardo Moneta)
Anche questo può accadere negli scacchi: mostrare vecchie partite concluse con uno spettacolare scaccomatto e poi sentirsi dire che quel matto era frutto di un’analisi post-partita e che sulla scacchiera era successo tutt’altro.

Insomma: un matto fantasma! Un po’ come certi gol-fantasma del calcio che sono diventati molto, ma molto, più celebri di tanti gol effettivamente realizzati. Nella foto sotto il titolo vedete uno dei più celebri gol-fantasma che io ricordi, ovvero quello ddell’attaccante inglese Geoff Hurst a Wembley nella finale di Coppa Rimet del 1966 contro la Germania, finale vinta per 4 a 2 dagli inglesi. Qualche lettore ricorda l’episodio? Era entrato, come sostenne il guardalinee russo Bakhramov, o non era entrato nella porta di Tilkowsky quel magnifico pallone calciato da Hurst? Lo rividi decine di volte, quel breve filmato.

Allora non c’era il Var, c’era al massimo il “rallenty” e per decenni restò il dubbio, o meglio nei tedeschi restò la convinzione di essere stati scippati. Contribuivano al dubbio le vecchie TV in bianco/nero dalle immagini non perfettamente nitide e tremolanti. Personalmente quel giorno ero ospite in montagna di amici tedeschi e ciò che ricordo più che altro fu la loro furibonda reazione alla concessione del gol. Evitai opportunamente di discutere (avevo capito che era meglio tifare Germania in quell’occasione). E invece dopo tantissimi anni, grazie ai nuovi strumenti offerti dalla tecnologia, i tecnici di Sky hanno potuto stabilire che il pallone di Hurst aveva effettivamente oltrepassato la linea di porta! Aveva ragione Bakhramov, e aveva ragione l’onesto centravanti tedesco Uwe Seeler, il quale (come rivelò lo stesso guardalinee in un libro) poche ore dopo la partita si scusò con l’arbitro svizzero Dienst dicendogli: “mi dispiace, ho sbagliato in campo a protestare, ho visto il rallenty e il gol era valido”.

Di chi, invece, è (più precisamente “era”) la colpa dei matti-fantasma negli scacchi? Probabilmente è stata di trascrittori e articolisti del tempo, ai quali piaceva abbellire i loro resoconti per quotidiani e riviste con un pizzico di fantasia in più, o meglio con parecchia fantasia in più, quanto insomma bastasse per cercare in giro per il mondo “la partita immortale” del giorno.

Un’occasione, ad esempio, fu data a costoro dal debole gioco del giovane praghese Oldrich Duras (1882-1957), il quale nell’agosto del 1905 ancora non aveva 23 anni (pochi all’epoca per uno scacchista, e infatti il vero Duras si vide negli anni successivi) e che a Scheweningen fu travolto dal giocatore locale Benjamin Leussen (1876-1924). I due sono perfettamente riconoscibili (primo e terzo da sinistra) nella foto di gruppo di “Scheveningen 1905”. Per la cronaca il vincitore di quel torneo risultò l’americano Frank Marshall, ma il dilettante Leussen fu la grande sorpresa con il suo impronosticabile secondo posto assoluto.

I partecipanti al Torneo di Scheveningen del 1905

Di quella partita oggi il database di “Chessgames.com” riporta la corretta sequenza di mosse, e all’epoca così accadeva anche per il libro del torneo. Qualche foglio olandese o inglese si divertì però a fornire una versione fantasiosa della “chiusa” di questa partita, e detta versione fu volentieri ripresa prima lo stesso anno dall’ “American Chess Bulletin” e poi da pubblicazioni successive, tra le quali il nostro “Eco degli scacchi”, che nel numero 6-7/1917 trascrisse così il gioco:

Benjamin Leussen – Oldrich Duras
Scheweningen, 4 agosto 1905

La verità è, come dicevamo, che questo scaccomatto non è mai esistito. Leussen dopo 17… Rf8 si limitò a giocare, anziché 18. C7e6+, la più prosaica 18. Ch7+, che vide Duras abbandonare immediatamente in quanto dopo 18… Rg8 decide subito la manovra di Cavallo 19. Cf5. Peccato!

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