Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

91 anni dopo: da Winawer 1881 a Karpov 1972

Szymon Abramowicz Winawer (Cleveland Public Library)

(Riccardo Moneta)
Su questo Blog abbiamo parlato più di una volta di Karpov, soprattutto grazie ai molti ricordi dell’amico Adolivio. L’occasione per presentarvi un’altra sua partita mi è data da un particolare episodio rastrellato a stento in fondo alla mia memoria, risalente alle XX Olimpiadi, disputate nel 1972 a Skopje, nella ex-Jugoslavia, le prime Olimpiadi da me in qualche modo (faticosamente) seguite. E’ stata una fotografia di un giovane Istvan Bilek a farmi ricordare tutta la storia.

Furono 63 le nazioni partecipanti a quella manifestazione, 63 compagini che vennero divise in 8 gironi eliminatori, da ognuno dei quali ne sarebbero state promosse 2 per la finale A, il tutto con gironi all’italiana. La stragrande favorita era naturalmente l’Unione Sovietica, che schierava uno squadrone terribilmente forte, con (in ordine di scacchiera) Petrosjan, Korchnoi, Smyslov e Tal, riserve Karpov e Savon. Tre ex-campioni del mondo ed un futuro campione del mondo!

Non è raro che la Fortuna si piazzi dalla parte dei più forti, e in quella occasione lo fece subito, inserendo l’URSS nell’unico girone a 7 squadre, il che significava contemporaneamente un avversario in meno ed un giorno di riposo in più.

Eppure sulla scacchiera i sovietici penarono assai più del previsto per mettere le mani su quell’oro che pareva scontato in partenza. Nella finale “A” furono infatti bloccati sul due-pari dalla Cecoslovacchia di Hort e Smejkal e dall’Argentina di Rossetto e R.Garcia. Non solo, ma furono sconfitti (1,5-2,5) dai temibili ungheresi che si erano presentati ai nastri di partenza con Portisch, Bilek, Forintos e Ribli, riserve Csom e Sax: nell’incontro diretto risultò decisiva una sorprendente vittoria in appena 35 mosse di Istvan Bilek (eccolo!) su Viktor Korchnoi. L’Ungheria tenne testa fino in fondo ai rivali, che dovettero ringraziare la penultima arrivata Svezia (capitanata da Ulf Andersson), la quale, superando (2,5-1,5) gli ungheresi, consentì all’URSS di terminare in prima piazza con 42 punti, un punto e mezzo in più dei diretti rivali di Budapest.

Protagonisti del successo olimpico dell’URSS furono l’ex campione mondiale Mikhail Tal, con l’87,5% dei punti (14 su 16) e proprio il giovane Karpov, con l’86,7% (13 su 15): entrambi dominarono sia sulla terza sia sulla quarta scacchiera, senza antagonisti.

Che il cammino dei titolatissimi e talentuosi sovietici sarebbe stato a Skopje meno agevole del previsto lo si vide subito, fin dal primo turno, quando per spuntarla di misura contro la debole Cuba ci volle una bella prova della loro “prima riserva”, appunto Anatoly Karpov, che da quel momento sarebbe stato schierato spesso nel quartetto base.

Karpov a Groningen, nel dicembre 1967 (foto Jack de Nijs, Anefo)

Eccovi questa partita, che fece conoscere Karpov a tutto il mondo (e pure Cobo, eh!), partita che vi presento aiutato in parte dai commenti che, quasi in diretta, all’epoca fece il nostro Mario Monticelli per il “Corriere della Sera”:

Anatoly Karpov – Eldis Cobo
Skopje, 21.09.1972

Di rotture dell’arrocco nero mediante la spinta in f5 ne avremmo viste tante dopo questa partita. Ma pure nel passato se ne trova qualcuna. In particolare l’anziano maestro internazionale Hans Kmoch scoprì una sorprendente analogia fra questa partita che abbiamo appena visto e la Winawer-L.Paulsen del torneo di Berlino del 1881, in cui, dopo la mossa n.18 del Nero, si era giunti alla posizione che vedete in quest’altro diagramma:

Winawer vinse rapidamente con la stessa spinta che avrebbe giocato Karpov novant’anni dopo:

E’ sempre la stessa acqua quella che passa sotto i ponti della nostra Terra!

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