Intervista con Alexei Shirov
(Vincenzo Costabile)
Alexei Shirov è una leggenda vivente degli scacchi, giocatore ai massimi livelli mondiali per diverse decadi. Considerato erede di Mikail Tal, oltre che per la provenienza geografica (entrambi originari di Riga), anche per lo stile di gioco tagliente, aggressivo e spettacolare che li accomuna.
Shirov nel 1998 battendo Kramnik, aveva ottenuto il diritto di sfidare Kasparov in un match per il titolo di campione del mondo. Il match, tuttavia, non si tenne per la mancanza di sponsorizzazioni. Nel 1988 era stato campione del mondo under 16 e nello stesso anno aveva ottenuto il titolo di Grande Maestro.
Nel weekend dal 23 al 25 gennaio 2026 è stato a Roma, invitato dall’Accademia Scacchistica Romana. Il venerdì ha tenuto un match blitz con il campione sociale, il giovanissimo Gabriel Petcu (vinto per 5,5 a 1,5 da Shirov). Il sabato una simultanea su 24 scacchiere (terminata con 22 vittorie e 2 pareggi, uno con me e l’altro con Enrico Tripoli). Infine, la domenica una masterclass su alcune delle sue partite più interessanti in cui ha commentato anche il famosissimo sacrificio di alfiere nel finale contro Topalov.

Il pomeriggio dello stesso giorno ha partecipato, vincendolo, al torneo rapid tenuto nel circolo perdendo una sola partita su 8 contro il Maestro Internazionale Valerio Carnicelli, superato poi per spareggio tecnico. Al termine dell’esibizione simultanea si è mostrato disponibile a rispondere alle mie domande sulla sua vita e carriera scacchistica.
Cosa rappresentano per te gli scacchi? E cosa provi mentre stai giocando?
Prima di tutto io sono uno sportivo professionista, quindi quando gioco devo pensare al risultato. In poche occasioni ho pensato “basta con la scacchiera”, ma mi è successo davvero di rado.
Se mi chiedi di questa particolare partita contro Kramnik (copertina di Fire on the board), cosa posso dire, avevo capito che era posizionalmente persa, ma ho trovato la risorsa di un sacrificio di torre in e4, e ho pensato “Bene, allora non abbandono ancora, questa mossa mi crea alcune occasioni concrete e l’ho giocata”.
E ha funzionato! Com’è la vita di un giocatore professionista del tuo livello? Devi viaggiare molto?
Bisogna dire che non sono più nella parte della mia carriera quando giocavo ai massimi livelli. Sono un giocatore semi-ritirato. Adesso viaggio per esibizioni come questa in corso all’Accademia Scacchistica Romana, per condividere la mia esperienza con altri giocatori. Per esempio, ieri ho giocato con il giovanissimo maestro del vostro club (Gabriel Petcu) alcune partite blitz che spero gli siano utili. Questa è gran parte della mia vita attuale, per quanto continuo a giocare a volte, ma le competizioni scacchistiche non sono la cosa più importante per me in questo periodo della mia vita.
Com’è stato per te trasferirti dalla Lettonia alla Spagna?
Una cosa che non molti sanno è che io non ho vissuto a lungo in Spagna, sono stato lì soprattutto durante gli anni Novanta. In questo nuovo secolo ho viaggiato per la Spagna, a volte di più, a volte meno, per tornei ed esibizioni, ma adesso sono di nuovo in Lettonia, il mio paese natale. Ho ancora il passaporto spagnolo, gioco ancora per la Spagna. Permane qualche disaccordo politico con le istituzioni lèttoni, ma posso vivere nella mia città natale.
La tua città natale è Riga, la stessa di Mikhail Tal. Qual è l’influenza che Tal ha avuto sul tuo stile di gioco?
Sai, ho iniziato a giocare a scacchi nel 1979, avevo 7 anni. All’epoca mi sembra che Tal fosse il numero due nel rating mondiale. Quindi per noi era un eroe. I bambini della mia generazione volevano tutti giocare come lui. Quando ho avuto i primi importanti successi ho avuto modo di incontrarlo di persona, andare a casa sua e analizzare insieme.

Hai qualche aneddoto particolare su di lui?
Non qualche storia in particolare, ma ricordo di aver imparato moltissimo dal suo sguardo sulla vita, dal suo modo di vedere gli scacchi. Lui era una leggenda, ma avendo avuto modo di incontrarlo di persona, mi sono potuto accorgere che non tutto quello che hanno scritto su di lui era corretto. È leggendario il suo genio tattico, ma analizzando con lui mi sono reso conto quanto fosse sviluppato anche il suo sentire strategico. È vero però che il suo sentimento strategico era indirizzato al gioco dinamico, in cui bisogna calcolare di più.
In questa epoca, dopo l’avvento dei motori, secondo te qual è il valore che hanno la fantasia e la creatività negli scacchi?
Penso siano ancora molto importanti. Oggi abbiamo più strumenti, abbiamo i database, abbiamo i motori di analisi, così possiamo imparare più cose in maniera standardizzata.
Ma quando la partita di torneo ha inizio, è vero che sono ancora importanti le conoscenze, ma bisogna avere anche lo sguardo creativo, per estendere le possibilità. La conoscenza è estremamente importante in questi tempi, ma la creatività è proprio ciò che separa i migliori giocatori dai giocatori “solamente forti”.
Qual è la partita più importante che tu hai giocato?
Penso che sia una del 2009. In un torneo ero indietro di mezzo punto rispetto a Magnus Carlsen, ma potevo ancora vincere il torneo battendolo in quell’incontro. Ricordo di star pensando che Carlsen era in ascesa costante e forse i miei livelli di maggior rendimento nel gioco erano passati, ma poi ho comunque raggiunto la conclusione di giocare per vincere. E ho vinto! Arrivando così primo nel torneo. È stato un sentimento bellissimo, perché Carlsen si piazzava davanti a me diverse volte nei tornei, ma in quello sono riuscito a superarlo. Avevo 36 anni e mi ha fatto piacere riconoscere che potevo ancora vincere tornei di livello massimo.
Adesso hai detto che non partecipi più a molte competizioni, ma quando giocavi nei match più importanti, qual era la tua preparazione agli incontri?
In alcune occasioni pensavo di non avere la giusta fiducia in alcune varianti di apertura, così mi prendevo del tempo, non semplicemente per rivederle, bensì per trovare nuove idee. Ma la decisione su quale apertura giocare dipende dallo stile di gioco del mio avversario, così come dalla sensazione se fosse il caso di giocare con uno stile tagliente o invece più solido.
È molto difficile dire qualcosa di concreto sulla preparazione di questi tempi, perché da alcuni punti di vista è simile per tutti i giocatori, ma distinta per altri aspetti. Ad esempio, la decisione su quale linea giocare la prendo solo all’ultimo momento. È più importante preparare il più gran numero di possibilità che riesco a prevedere, e poi quando la partita ha inizio prendo la decisione su quale giocare. La preparazione per me non è per una partita in particolare, ma è qualcosa di continuo che può servirmi anche nelle partite successive.
Quand’è che raggiungi la conclusione che la partita necessita complicazioni tattiche? È una scelta che prendi sulla base di un ragionamento o dell’intuizione?
Non penso di essere uno dei giocatori che calcola di più; quindi, penso di giocare più sulla base dell’intuizione. Ma sì, bisogna sentire il momento in cui è necessario fare un calcolo molto preciso. Chiaramente quando la posizione è molto complicata, si può raggiungere solo un livello e profondità di analisi limitato, raggiungi la profondità che raggiungi. Bisogna avere sì una precisione matematica a volte, ma ci sono posizioni in cui non è possibile calcolare tutto. È anche vero che potrebbe non essere necessario, perché senti di avere uno o due mosse singole da fare e così prendi la tua decisione in modo intuitivo. Sebbene a volte con il calcolo realizzi che due mosse possono sembrare intuitivamente equivalenti, ma in realtà una è meglio delle altre.
Fischer una volta ha detto “Io non credo nella psicologia, credo solo nelle buone mosse”. Tu credi nella psicologia o più nelle buone mosse?
Beh, certamente bisogna credere nelle buone mosse prima di tutto. Ma non credo Fischer fosse del tutto sincero quando ha detto questa frase. Perché immagino Fischer giocare contro Larsen, Petrosjan, Spassky. Non posso pensare che non valutasse le debolezze dei suoi avversari. Tutt’altro, sicuramente pensava a quali debolezze avessero e come usarle a suo vantaggio. Quindi credo che quando ha detto questa frase non fosse completamente sincero.
Forse Fischer intendeva dire di credere più nelle mosse concrete durante la partita che non nella preparazione.
Mmh, credo che il reale senso di questa frase sia che non si può credere nella psicologia, in assenza delle buone mosse.

Qual è per te l’apertura più divertente da giocare?
Quando ho iniziato la mia carriera scacchistica di livello magistrale, mi piaceva la variante “Arcangelo” nella partita spagnola. Anche la variante del “Dragone” nella difesa siciliana. In ogni caso ci sono tantissime varianti da cui scaturiscono posizioni e partite divertenti. Per esempio, di recente ho giocato la Caro-Kann per la prima volta in diversi decenni e ho raggiunto posizioni frizzanti, per quanto la Caro-Kann non sia considerata una delle aperture più divertenti. Da bianco nella semi-slava ho analizzato con un amico Grande Maestro la variante con Dc2 e g4 che è giocabile per il bianco e porta a posizioni interessanti. È una linea che può apparire divertente, ma la considero buona allo stesso tempo.
L’ultima domanda è questa, se potessi parlare con il te stesso di 30 anni fa, cosa gli consiglieresti?
Forse gli direi che anche quando una cosa mi può sembrare facile, non dovrei sottovalutare il fattore di concentrarmi lo stesso su quegli aspetti in modo da migliorarli ancora. A volte le cose sembrano facili, ma la vita mi ha insegnato che niente è facile negli scacchi. Ad esempio, negli anni Novanta, ho raggiunto importantissimi risultati, ma ne avrei raggiunti di maggiori con un migliore focus sugli aspetti sportivi della mia carriera.
(Intervista ideata da Francesco Fileri e Vincenzo Costabile. Condotta da Vincenzo Costabile)

Vincenzo Costabile è nato nel 1991 a Cosenza. Si è trasferito a Roma la prima volta nel 2009 per studiare psicologia all’università. Partecipa a tornei di scacchi dal 2008, raggiungendo nel 2009 la categoria Prima Nazionale con elo FIDE di 1900. E’ diventato istruttore FSI nel 2013. Ha conseguito il titolo di laurea triennale in Scienze Psicologiche. Ha esperienza di insegnamento della disciplina scacchistica a giovani, adulti e bambini. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, calabresi e romane. Nel 2018 è diventato arbitro della Federazione Scacchistica Italiana. Ha lavorato come insegnante di italiano per i migranti e come educatore in Sudamerica. Nel 2024 è diventato istruttore FIDE seguendo il corso con il GM indiano Ramesh e il MI svedese Jesper Hall.