Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Gli scacchi dei record, i record delle simultanee e l’elogio della normalità

(Riccardo Moneta)
Aiutatemi a dirimere dei dubbi che con gli anni non sono mai spariti, almeno per quanto mi riguarda: quali sono i record più importanti nella storia del nostro gioco? E sono davvero così importanti?

Gli scacchi dei record

Qualcuno potrebbe ragionevolmente pensare a Robert Fischer, ovvero alle sue sensazionali vittorie per 6 a ZERO nei match dei Candidati (1970) contro Taimanov e Larsen, oppure al suo trionfo con 11 punti su 11 nel Campionato USA del 1963-64.

Qualcun altro potrebbe pensare a Mikhail Tal, che rimase imbattuto per 95 partite consecutive fra l’ottobre del 1973 e l’ottobre del 1974.

Qualcun altro ancora invece potrebbe fare il nome di Emanuel Lasker, che restò campione del mondo per quasi 27 anni e che nel 1893 vinse il torneo di New York col punteggio di 13 su 13. Ma è difficile confrontare, in ogni sport, imprese di un secolo fa con quelle di epoche successive: mi chiedo quindi se valgano più quei 27 anni di Lasker o i 15 (dal 1985 al 2000) di Garry Kasparov, e io darei una preferenza certamente a questi ultimi. Tra l’altro Kasparov vinse tra il 1981 e il 1990 15 grandi tornei internazionali consecutivi, un altro record?

Poi dovrebbe esserci il record di Magnus Carlsen, l’unico uomo che ha sfiorato i 2900 punti Elo, che nel solo 2019 vinse 7 grandi tornei internazionali consecutivi e che è (insieme a Kasparov e Fischer e forse un gradino sopra di loro) il più grande giocatore di tutti i tempi. Ma sappiamo quanto l’Elo medio dei primi mille giocatori del mondo sia schizzato tanto in alto nel secolo corrente e pertanto anche qui non possiamo fare paragoni con i Tal o i Fischer di 60 o 50 anni fa.

Quindi si possono citare i record di coloro che sono diventati i più giovani maestri della storia, o maestri internazionali o grandi maestri della storia, come l’americano Abhimanyu Mishra, nominato GM dopo aver compiuto (nel 2021) da pochi mesi i 12 anni. E qui pure ci sarebbe da ragionare molto sul significato di simili record… Si dice che Mishra abbia iniziato a giocare a scacchi all’età di 2 anni, di questo passo qualcuno infilerà i programmi di scacchi nel biberon dei propri figli …

E quanto può valere secondo voi la striscia di imbattibilità di 158 partite (+112, =46) del cinese Zhou Jianchao realizzata tra maggio 2025 e febbraio 2026? Sarà pure un record mondiale, ma qualche ragionevole dubbio io ce l’ho.

E allora non è miglior record quello di Lajos Portisch che tra il 1956 e il 2000 giocò la bellezza di 20 olimpiadi per la squadra ungherese, di cui 14 volte in prima scacchiera? E cosa dite di quell’altro ungherese, tal Zoltan Sàrosy, la cui lunghissima carriera ancora non terminava all’età di 106 anni (era il 2012), quando continuava a giocare per corrispondenza?


I record delle simultanee

E cosa dire infine dei record mondiali di simultanee o di simultanee alla cieca? Ma, posso ribattermi da solo: di cosa dobbiamo tener conto? Del numero delle partite giocate? Della percentuale positiva dei risultati? Del livello medio degli avversari? Mah!

Cito a esempio l’impresa (?!) del campione iraniano Ghem Maghami, che nel 2011 affrontò in simultanea 604 avversari con il risultato di +580, =16 -8. Qualcuno sussurra che il vero motivo della guerra scatenata da Donald Trump contro l’Iran sia stato quello di eliminare questa impresa e le prove di questa impresa da ogni testo e da ogni memoria. Esistono davvero questi 604 avversari? Chi erano? Dove stanno? Nel sito sotterraneo di Isfahan al posto dei 409 kg di uranio arricchito? E dopo l’Iran c’è Cuba … anzi no, ‘lo saprete fra 15 giorni’. 15 giorni …

A proposito di Trump: non gli parlate del mio personale record (sono imbattuto da 12 anni), altrimenti applicherà dazi anche sulle letture americane di UnoScacchista!

E a proposito, invece, di UnoScacchista, non mi si può impedire di citare, come un originale esempio di record, la simultanea tenuta nel 2025 presso il Mercato Conca d’Oro di Roma da uno dei nostri collaboratori di vecchia data (e soci del circolo Steinitz), il Maestro FIDE Folco Ferretti. Dov’era il record? Beh, non solo Folco ottenne il 100% dei punti (7 su 7 contro avversari di ottima statura), ma lo fece compiendo, diversamente dal solito, il giro delle scacchiere in senso antiorario! Vi pare facile? Provate voi …

Quest’ultima osservazione sul senso antiorario mi fa tornare alla memoria i ‘record al contrario’ nelle simultanee. Ecco alcuni esempi.

Il maestro internazionale neozelandese Robert Graham Wade azzardò nel lontano 1951 una simultanea contro 30 ragazzi al Circolo dei Pionieri di Mosca: in quei locali erano però molto agguerriti nel 1951 (e purtroppo lo rimasero …), tanto che Wade dovette accontentarsi, dopo 7 ore di lotta, di 9 patte a fronte di 21 sconfitte (10 e 20 è scritto altrove). Neppure una partita vinta. Un vero record e una notevole figuraccia! Ma intanto Wade è più celebre per questo record che per altro.

Bob Wade

Peggio di Wade ha probabilmente fatto nel 1977 un ragazzo statunitense di 17 anni, tale Joe Hayden, che nel New Jersey sfidò 180 persone: forse in tanti conoscevano bene l’audacia fanciullesca del giovanotto, dal momento che appena in 20 raccolsero la sua sfida. Il risultato finale fu di 18 sconfitte per Hayden (di cui una contro un bambino di 7 anni) e 2 vittorie: una delle due contro la propria madre e l’altra contro un giocatore che, stanco di attendere il giro, si alzò e lasciò la scacchiera dopo poche mosse.

C’è chi ha fatto peggio ancora di Hayden, ed è l’austriaco Josef Krejcik, che per festeggiare il suo venticinquesimo compleanno organizzò una sua simultanea su 25 scacchiere: perse tutte e 25 le partite!

Ecco, io ho un’idea per i miei prossimi 75 anni: potrei cercare di battere il record di Krejcik, che ne pensate, mi date una mano? Servirebbe però un organizzatore in gamba e un arbitro serio, altrimenti può succedere ciò che successe nel 1925 allo spagnolo Josè Juncosa.

J.Juncosa

Costui aveva sfidato 32 persone in una simultanea alla cieca, ma dei 32 invitati si presentarono soltanto in 3, due dei quali sconfissero lo spagnolo e il terzo pattò. Evidentemente però si era di fronte a un precursore di Donald Trump (perdonatemi se per la terza volta oggi nomino questo abominevole individuo!), in quanto Juncosa il giorno dopo dichiarò trionfante di aver abbattuto ogni record: 29 partite vinte per abbandono, una patta e appena due perse … e il pubblico gli credette.

Già, è proprio così, penso davvero che avesse ragione il suo connazionale Carlos Ruiz Zafòn quando diceva che ‘gli uomini sono disposti a credere a qualunque cosa tranne che alla verità’.


L’elogio della normalità

Il post che state leggendo non vuol essere e non è una lista di record (anche se all’abbrivio poteva apparire tale e trarre in inganno), e pertanto non è necessario documentarsi più a fondo su nulla né rispondere alla mia pleonastica domanda iniziale. Il post ha l’obiettivo di svuotare il concetto stesso della parola ‘record’, parola così cara ai mass media e ai cacciatori di interminabili imprese di successo e di infinita gloria (ovviamente non solo negli scacchi e non solo nello sport), imprese che ogni tanto si tramutano, come abbiamo visto sopra, in naufragi colossali quanto ridicoli.

Il post è una parodia dei record e dei tentativi di record, veri o ritenuti tali, a volte creati ad arte, inseguiti e astutamente intascati, amplificati oggi dai social, è una presa in giro delle paradossali pretese e ambizioni di personaggi spesso poco normali o addirittura mezzi matti, come nel caso di alcuni che ho citato: Hayden, Trump (uno che avrebbe posto fine a 7 guerre, ma poteva dire pure 70).

Il post è una rapida e superficiale scarrozzata fra vari numeri e nomi da record della storia degli scacchi (parzialmente o no in vita, non è questo il punto), tra alcuni eventi famosi e altri episodi particolari e meno noti, fra quella ricerca ostinata e ansiosa del meglio, della superiorità e della fama eterna, costantemente alimentata dal proprio ego, una ricerca a volte perfino inconsapevole, che nello sport sovente finisce per eclissare o far scomparire l’idea stessa di divertimento e gioco.

Alla fine di tutto si può ritenere che i veri eroi, i veri recordman, le persone più ammirevoli tra quelle sopra menzionate, siano proprio il giocatore ultracentenario Sàrosy e il nostro amico Folco, al quale ho arditamente voluto appiccicare addosso un impossibile e curioso record in simultanea, basato sul percorso antiorario, un record non credibile al quale ovviamente lui (come nessun altro) mai potrebbe pensare.

Erasmo da Rotterdam nel suo “Elogio della follia” sosteneva che “proprio dalla follia sono nate le grandi imprese che hanno portato al cielo l’opera di grandi letterati e artisti”. Ma probabilmente oggi il mondo è cambiato (o forse il cambiamento è solo nelle mie aspettative). Un celebre giocatore di calcio, Lionel Messi, un giorno dichiarò: “non voglio essere il miglior giocatore del mondo, voglio solo essere una brava persona”.

Sì, forse è giunto il momento di concedere più spazio a un “elogio della normalità”, una normalità da non confondere con appiattimento e noia, una normalità costruita attraverso il lavoro, attraverso l’onestà nei rapporti sociali, la conoscenza, la ricerca della verità, attraverso la solidarietà e la non conflittualità. E senza inseguire record, ma semplicemente aprendo agli altri la nostra esperienza e (a esempio) la nostra scacchiera fra i giardini di piazza Conca d’Oro, così come un tempo ormai lontano ci aveva insegnato Ascenzo Lombardi (ve lo ricordate?).

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