Una grande impresa di Sergio Mariotti
(Riccardo Moneta)
Se dovessimo citare due soli nomi che hanno scritto la storia degli scacchi italiani del XX secolo, questi potrebbero essere il veneziano Mario Monticelli e il fiorentino Sergio Mariotti. Di Sergio abbiamo parlato più volte ed è oggi anche il collaboratore numero uno del nostro Blog. E ci uniamo agli auguri, qui fatti ieri da Passerotti, per i suoi 80 anni.
Di Monticelli (Venezia 1902 – Milano 1995) potremmo scrivere molto. Ci basta per ora ricordare che è stato tre volte campione italiano (1929-1934-1939), che ha vinto nel 1926 il grande torneo di Budapest e che partecipò a sei Olimpiadi fra il 1927 e il 1936. Nel 1985 fu nominato “Grande Maestro ad honorem”.
Ma cosa c’entra Mariotti con Monticelli? C’entra eccome, perché uno dei primi articoli di grande elogio su Sergio uscì in Italia, dopo l’Interzonale di Manila (Filippine), proprio dalla penna di Mario Monticelli e fu pubblicato nella sua rubrica del “Corriere della Sera” (del quale era capo redattore del “servizio esteri”) esattamente il 23 luglio del 1976, ovvero poco più di mezzo secolo fa.

Riportiamo appunto qui la prima parte di quell’articolo, in quanto nella seconda parte Monticelli si occupò del vincitore di Manila (il brasiliano Henrique Mecking) e degli altri due qualificati al mondiale: il cecoslovacco Hort e il sovietico Polugaevsky.
Lasciamo dunque la parola al bravo Mario Monticelli:
“La fiducia nelle doti di fantasia, di coraggio e di tecnica di Sergio Mariotti, il solo scacchista italiano che abbia la qualifica di “grande maestro”, non è andata delusa: egli ha magnificamente figurato nel torneo interzonale di Manila conclusosi l’11 luglio. I partecipanti erano 20, fra i migliori giocatori del mondo. Se si pensa che Mariotti, pur non raggiungendo nella classifica finale il gruppo di testa, si è piazzato alla pari con l’ex campione del mondo Spassky, il rivale di Fischer, si comprende il valore della prova da lui sostenuta. A differenza della quasi totalità degli avversari incontrati, Mariotti non è un professionista del gioco: non è cioè uno scacchista a tempo pieno, e gioca solo qualche torneo all’anno. Se i grandi confronti ad alto livello fossero per lui la regola, potrebbe aspirare a risultati ancora più brillanti di quelli conseguiti a Manila, dove il suo gioco è stato bensì inizialmente incerto (solo 3 punti su 10 partite, ma tra esse era già significativo il pareggio con Spassky, in cui il sovietico si era salvato in posizione inferiore), ma si è splendidamente elevato in seguito.
Nelle altre 9 partite, Mariotti non ne ha più perduto alcuna, vincendone 5 e pattandone 4. Nessuno degli altri concorrenti, in questa seconda fase, ha realizzato l’altissimo, eccezionale punteggio di 7 su 9. Oltre a questa magnifica e purtroppo tardiva rincorsa dei favoriti, Mariotti si è segnalato per il risultato ottenuto contro il gruppo dei giocatori sovietici, che dal torneo delle Filippine si ripromettevano la conferma del loro predominio. Mariotti ha ottenuto contro di loro 2,5 punti su 4, senza subire alcuna sconfitta.
Il torneo è stato vinto con 13 punti dal giovane brasiliano Henrique Costa Mecking … Secondo e terzo ex aequo Hort e Polugaevsky; quarto un altro sovietico, Tseskhovsky, cui la sconfitta patita ad opera di Mariotti in una brillante partita ha impedito di raggiungere il terzetto di testa. Dal 5° posto in poi il deludente Ljubojevic e l’ungherese Ribli, poi Balashov, Panno e Kavalek, quindi Mariotti con Spassky, Gheorghiu ed Uhlmann. Dietro ancora Quinteros, Browne, Torre, Biyasas, Harandi, Tan e Pachman ….”.
10° ex-aequo fu Sergio alla fine. Peccato solo per quell’inizio così incerto, caratterizzato da quella che, sulla sua rubrica nel “Paese Sera”, Roberto Palombi definì “l’inopinata sconfitta con l’iraniano Harandi”.
Ecco invece la sua bella partita contro lo statunitense, di origine cecoslovacca, Lubomir Kavalek:
Sergio Mariotti e Mario Monticelli: due diverse stagioni, la stessa classe cristallina.