Il mago di Riga
Tal, 1975 (Galina Satoninma)
(Alessandro Colosimo [Zenone])
“Il Mago di Riga” (Giorgio Fontana – Sellerio Editore Palermo, 2022) è un’opera molto particolare, non è un romanzo e non è una biografia, anche se racconta la vita straordinaria – nel senso di fuori dell’ordinario – di Michail “Míša” Nechem’evič Tal’ (1936-1922), Grande Maestro URSS di origine lettone, Campione del Mondo, genio indiscusso delle 64 case e personaggio fuori dagli schemi.
Si parla sempre di Robert J. Fischer come quintessenza della passione per gli Scacchi, che diventano tutt’uno con la vita, senza ricordarsi di come Tal’ abbia dedicato tutta la propria esistenza al nostro gioco, che ha amato più del fumo, più delle donne e senz’altro più di se stesso.
Giorgio Fontana, seguendo con precisione le mosse della famosa Tal’-Akopian (Barcellona, 5 maggio 1992)[1], immagina i pensieri di questo grande giocatore nel corso di quella che sarebbe stata la sua ultima partita a tempo standard. Da quei pensieri emerge il racconto dell’altissima parabola scacchistica di Tal’, ma anche di quella umana, forse un po’ meno alta, ed il ritratto di un genio scacchistico che sembra compiacersi, per come immaginato da Fontana, il quale non credo sia andato così distante dalla realtà, della sua “movimentata e anarchica esistenza”[2].

Eppure, in queste poco più di cento pagine è racchiusa l’essenza della vita di un uomo che gioca quella sua ultima battaglia sulla scacchiera stanco però non domo, sorprendendo tutti, ancora una volta, non più con i suoi “sacrifici” quasi magici, ma con un ultimo guizzo di vitalità, per dimostrare ancora una volta che quell’ “antico valor non è ancor morto”, in un corpo che invece era definitivamente malato, così stravolto che Tal’ stesso non sarebbe stato in grado di riconoscersi guardandosi riflesso nel vetro di una finestra, eppure quella partita giocata da “(…) un cinquantacinquenne scarnito, malato di epatite C e ormai moribondo (…) significava tutto proprio come ogni altra: la questione essenziale era sempre la stessa. Lo spirito più forte della materia”[3].
Il “Mago di Riga” è davvero un bel libro, per tutti ma per noi scacchisti è una lettura imperdibile, perché alla fine anche noi ci immergiamo in quella strana esistenza e possiamo finalmente decidere di non stare dalla parte del regime o contro, ma di fregarcene, perché gli Scacchi sono realmente tutto e anche noi, al termine della lettura ci sentiamo un po’ “Míša” e ci illudiamo, magari riproducendo quella fantastica partita sulla scacchiera, di aver battuto non solo Akopian, ma anche l’infallibile Botvinnik, il fato e forse anche la Morte!
[2] Dai risvolti di copertina.
[3] Pagg. 102-103.

Nato nel 1965, ligure di nascita e viareggino di adozione, ho conosciuto gli scacchi grazie a mio padre. 1^ categoria Nazionale (ho ripreso da poco a giocare dopo lunghissima inattività) e Istruttore di Base della FSI, ho sempre unito gli scarsi risultati agonistici al mio amore per la scrittura.
Interessante. Grazie Alessandro.
Grazie a te