Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La debolezza di Eugenio

(Riccardo Moneta)
No, Eugenio non è Eugenio Scalfari o Eugenio Bennato. E neppure Eugenio Montale o Eugène Ionescu o Evgenij Sveshnikov. La debolezza è invece la mia di oggi ché sto penando, per il caldo asfissiante, a pigiare i pesanti tasti del portatile. Debolezza è quando un’economia stenta o è minacciata o non è abbastanza difesa e il Paese ne può subire gravi conseguenze. Debolezza è quando tale Paese s’indebita sempre di più per pagare gli interessi  del proprio debito, mentre queste somme finiscono chiaramente sempre in tasca alla stessa minoranza di fortunati, i quali possono così permettersi di vivere di rendita, mantenuti dallo Stato, cioè da tutti coloro che pagano le tasse.

[Il forte aiuta il debole]

Debolezza è anche quella situazione in cui versa in questi anni/mesi il nostro Continente Europeo, premuto da un sempre maggior costo dell’energia importata, minato da una mai superata frammentazione militare, finanziaria e industriale, dalla storica mancanza di una comune politica estera da parte dei 27 Paesi membri, dall’inaridirsi di un progetto europeo ostacolato stolidamente da miseri nazionalismi e da sciocchi veti incrociati.

E negli scacchi? Lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson (1850-1894) scriveva che “non puoi scappare da una debolezza, devi sconfiggerla, altrimenti soccomberai”. Ma nella lista Elo-FIDE non risulta nessuno con quel nome: Eugenio! Risulta invece un certo Eugene Znosko-Borovsky (1884-1954), un noto scacchista e critico teatrale che di debolezze e di “coup de théâtre” se ne intendeva e molto.

Ecco ad esempio che cosa il nostro maestro russo-parigino Eugène-Eugenio scriveva nel lontano 1930 sulla rivista francese “La Strategie”:

“Nel mio precedente articolo ho definito la debolezza come una casa non difesa da un pedone. Mi propongo oggi di allargare questa definizione. Una casa insufficientemente difesa diventa una debolezza anche se difesa da un pedone.

Per questa ragione alcune autorità, specialmente Nimzowitsch, preferiscono una forte difesa, più che necessaria delle case importanti, ad una difesa insufficiente. Non bisogna accontentarsi di coprire una casa con un pezzo, ma bisogna doppiamente proteggerla con un altro.

Questo metodo, molto buono quando si subisce un attacco oppure nel gioco lento di posizione, pecca contro la regola dell’economia. La vera strategia consiste infatti nel non consacrare alla difesa che le forze strettamente indispensabili, affinché tutte le altre possano partecipare all’azione offensiva.

Non bisogna però spingere all’eccesso questa cura dell’economia e costringere un pezzo a difendere più punti importanti, perché esso non potrà ben supplire a questo sovraccarico di compiti. Se un pezzo difende due case importanti, per occupare una di esse non è neppure necessario eliminare questo pezzo o sloggiarlo o cambiarlo, ma sarà sufficiente piazzare un pezzo su di una di questa case e quando esso sarà preso l’altra casa resterà senza difesa e sarà facile impadronirsene….

…. Un caso speciale è di ostruire la linea di comunicazione fra la casa debole e il pezzo che la difende. Si taglia tale linea, ossia la si intercetta, e ciò rappresenta uno dei più giusti e sorprendenti metodi, nel caso soprattutto che il pezzo sia assai lontano dalla casa. Questa eventualità non è rara, perché una difesa da lontano è raccomandabile in quanto i pezzi ammassati nella vicinanza della casa debole spesso si disturbano fra loro”.

Prendiamo una posizione celebre:

Anderssen-Kieseritzky
Londra, 1851

…. Bisogna però esser capaci non solamente di preparare e condurre un attacco contro una casa debole, ma anche discernere le case suscettibili di diventare tali. Non è difficile infatti vedere una casa non difesa, ed è anche facile condurre un attacco contro una casa non sufficientemente protetta. Tutt’altra cosa è invece saper discernere quale casa potrà diventare debole e come raggruppare contro di essa le forze ….

Si allarga pertanto la mia prima definizione di casa debole, perché tutto quello che bisogna considerare e misurare è: 1) distinguerla, 2) elaborare contro di essa un piano offensivo e 3) attaccarla”.

Eugene Alexandrovich Znosko-Borovsky

E qui arrivati noi potremmo dire, come in un film di Comencini (1980): “Voltati, Eugenio” … “e proviamo a giocare una partita per vedere se abbiamo capito bene”!

Sì, lo abbiamo capito bene che da una debolezza non possiamo scappare: o combattiamo e la vinciamo o, prima o poi, saremo inevitabilmente destinati a soccombere e a sparire.

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