Come è difficile fare gli auguri per l’anno nuovo…

(UnoScacchista)
Anni fa, ai tempi di Zeitnot, le riunioni di redazione per gli auguri erano semplici: in pizzeria, al circolo o a casa di qualche volenteroso che, cercando di tenere buoni quelli che cominciavano già a giocare lampo, o, addirittura a quadriglia, diceva quattro parole di circostanza e via con lo spumante.

Oggi le cose sono più complicate: siamo tutti distanti e ci si fa gli auguri via WhatsApp, con una bella videochiamata di gruppo, sui social media o, per i meno “social”, via email. Noi però abbiamo anche un blog e tanti lettori a cui fare gli auguri e quindi ci siamo dati da fare per trovare un bel messaggio da dedicare a tutti. Dopo aver raccolto proposte e idee, abbiamo cominciato a discutere quale sarebbe stato il migliore augurio, ma ci siamo accorti subito che non sarebbe stato facile!

Auguriamo a tutti un 2018 senza problemi!” è stata la prima proposta. Sapevo che non sarebbe passata e infatti subito Marco l’ha stroncata: “Come senza problemi? I problemi sono l’anima degli scacchi, il modo più sublime per esprimere la loro creatività e suscitare sorpresa e ammirazione e…” Va bene, avete capito: proposta bocciata.

Che il 2018 sia un anno senza sacrifici” era il secondo tentativo. Un coro di “Ma dai! Ma come!? Scacchi senza sacrifici? Ma che razza di augurio!” Insomma: “Niet!”

Ce l’ho!” azzardò Uberto: “Vi auguriamo un 2018 senza errori“. Topatsius lo guardò sconsolato “A parte che un anno senza errori è pura u-topi-a, cosa potrei mai scrivere io senza mosse da due punti interrogativi?“. Cestinata.

Ho tentato qualcosa di meno avventuroso “I nostri migliori auguri per un 2018 senza colpi di teatro”. Macché: Mrs P si è alzata (virtualmente) sostenendo che “Un anno senza teatro? Impossibile! Un pessimo augurio”. In effetti, abbiamo convenuto che avesse ragione, quindi…

Per un 2018 ricco di aperture per ognuno di voi”. Neanche avevo finito di leggerla che Roberto ha alzato il disco rosso: “Ah no! Io di aperture non ne voglio sentir parlare. Già è difficile giocare senza lasciare pezzi in presa, figuriamoci se devo mettermi a studiare le aperture”. Un altro buco nell’acqua.

Un deciso “Poche storie: che il 2018 sia un grande anno per tutti”? Riccardo si è opposto nettamente: “Poche storie? Ma siamo matti? La storia e le storie sono quello che racconta e spiega chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e… “ Ok, grazie Riccardo, abbiamo capito.

Proviamo con qualcosa di aulico: “I nostri migliori auguri per un 2018 che sia fatto di sole domeniche”. Neanche si era spenta l’eco dell’ultima parola che Claudio ha posto il suo veto: “Ma siamo matti? E io dovrei scrivere un post tutti i giorni? Piuttosto lascio il blog”. Una minaccia seria, che abbiamo sventato abbandonando questa ipotesi di augurio.

Niente. Mi sono lasciato sfuggire un “Forse non siamo abbastanza intelligenti per inventare un bell’augurio”. Ma Sabine non me l’ha fatta passare “Non abbastanza intelligenti? Noi siamo anche più intelligenti!” E, soggettivamente, come darle torto? Però, parla che ti parla, non eravamo ancora riusciti a trovare la formula vincente…

Come si dice oggi “S’era fatta ‘na certa” e tutti stavano scalpitando per tornare ai festeggiamenti, quindi alla fine il gruppo di UnoScacchista si è accordato sull’unica proposta rimasta, ovviamente la migliore:

“Auguri a tutti per il 2018 che più desiderate”

Già, perché in fin dei conti il 2018 è un anno come tutti gli altri: saremo noi e voi a riempirlo delle nostre speranze, dei nostri desideri e dei nostri successi. E che gli scacchi siano parte di quello che vorrete vivere nel 2018.

2 thoughts on “Come è difficile fare gli auguri per l’anno nuovo…

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  1. Thank you for being included into the development process of this New Year’s wishes, thank you for being part of this illustrious community, thank you for all the wonderful articles, thank you for all these constructive comments and thank you for the gained insight into the world of chess.
    Sabine

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