Barcza non basta ma non guasta

(Riccardo M.)
Si avvicinano le Olimpiadi di Batumi, in Georgia (23 settembre-6 ottobre). Ecco allora il nostro solito salto nel passato, che oggi è di appena 62 anni: 1956, XII Olimpiade, Mosca 31 agosto-25 settembre.

Una sola squadra super-favorita: la grande URSS imbattibile o quasi. Il fattore campo nel 1956 era un’arma in più per i sovietici, ma loro avrebbero ugualmente vinto le Olimpiadi anche a Buenos Aires o a Londra con quello squadrone fenomenale composto da Botvinnik (45 anni), Smyslov (35), Keres (40) e Bronstejn (32), riserve Tajmanov (30) e Geller (31).

E infatti fu così: Nel girone finale a 12 squadre si classificarono nell’ordine URSS, Ungheria e Jugoslavia, Argentina, Bulgaria e Germania Ovest, Cecoslovacchia, Gran Bretagna, Danimarca/Romania e Svizzera, Israele. L’Austria vinse la finale B davanti a Islanda e Svezia. L’URSS distanziò di 4,5 punti le due seconde, ottenendo 31 punti su 44 e gli ori individuali di Botvinnik (6-7-0), Keres (7-5-0), Bronstejn (9-4-0) e di Geller come seconda riserva. Se consideriamo anche la fase eliminatoria, lo score complessivo dei sovietici fu di 54,5 punti su 72 partite, pari al 75,69%.

L’URSS vinse 10 delle 11 sfide del girone finale, ma restò un piccolo neo nel cammino dei vincitori, quello inferto loro dall’Ungheria, che prevalse di misura nello scontro diretto con 3 patte (Botvinnik-Szabo, Keres-Benko, Bely-Tajmanov) e un successo storico di Gedeon Barcza (21.8.1911-27.2.1986) su Smyslov in seconda scacchiera.

Insomma, Barcza bastò agli ungheresi per vincere lo scontro diretto, non bastò per frenare la marcia dello schiacciasassi sovietico. Non guasta se vi presentiamo quel finale di partita.

Gedeon Barcza (argento in seconda scacchiera) giocò probabilmente la partita della sua vita, col suo classico stile solido e metodico (conoscete il “Sistema Barcza”, sì?), indovinando tutto. Prima sacrificò un pedone per l’apertura delle linee, poi, grazie all’inchiodatura di un Cavallo nero, recuperò quel pedone ed entrò in un finale con parità materiale ma con posizione nettamente superiore, pressoché vinta, grazie alla maggioranza di pedoni sull’ala di Donna. Un finale che il GM ungherese seppe condurre senza una sbavatura contro un asso quale era Smyslov. Nulla di eccezionale, intendiamoci, ma molto istruttivo per giocatori di circolo che aspirano a migliorarsi nei finali e a capire come si fa a sfruttare detta maggioranza pedonale. Vediamolo, con le note dello stesso GM Barcza.

Quella che segue è la posizione dopo il tratto numero 21 di Smyslov (….h6):

Barcza-Smyslov, Mosca 1956 dopo 21… h6

22.Ae5 Ag5 23.Tc4 Dd1+ (se 23… Dd5 24.Dxd5 exd5 25.Ta4 seguita da Ta5 e Ad4)

24.Rg2 Td8 25.Df3 Dxf3+ 26.Rxf3 Af6 (Smyslov conta sul fatto che un finale di Torri offre le migliori chances di pattare. Tuttavia le maggioranze “distanti”, anche in questo tipo di finali, pesano molto).

27.Axf6 gxf6 28.Re3 Td5 29.b4 Rg7 30.a4 e5 31.b5 Td1

E arriviamo a questa posizione:

Barcza-Smyslov, Mosca 1956 dopo 31… Td1

(a 31…Td7?! sarebbe seguita 32.a5 e poi Tb4 e b6)

32.Tc7 a6 33.bxa6 Td4 (Smyslov lotta con tenacia, recupera il pedone e correttamente porta la sua Torre dietro il mio pedone passato).

34.a7 Txa4 35.Rd3 f5 36.Rc3 Rf6 37.Rb3 Ta1 38.Rb4

Barcza-Smyslov, Mosca 1956 dopo 38. Rb4

Dopo questo tratto di Re mi son messo ad analizzare la variante 38…. Re6 39.Rb5 Rd6 40.Tc6+ Rd5 41.Ta6 Tb1+ 42.Ra5 Rc5, che minaccia un curioso matto, senonché il bianco vincerebbe con 43.Tc6+! Deve averla vista pure Smyslov, perché non l’ha tentata, preferendo:

38.… Rg5 39.Rb5,Rh5 40.Rb6 e il nero abbandona (1-0).

E’ possibile che Vassily abbia un poco sottovalutato Gedeon, dal momento che fino a questa partita, fra il 1949 e il 1955, aveva un score di 6 a 0 contro il suo avversario? Non lo sappiamo.

Una curiosità, infine, da quelle Olimpiadi moscovite del 1956. Non vi parteciparono né Stati Uniti, né Italia. La motivazione ufficiale dell’assenza delle due nazioni occidentali, almeno quella che riportò quasi in diretta l’Italia Scacchistica, fu “motivi finanziari”, e ciò (aggiungeva la rivista) “malgrado che le spese di vitto e alloggio, nonché quelle di viaggio di andata e ritorno dalla frontiera russa a Mosca, per quattro giocatori, due riserve e due delegati per nazione, fossero a carico del Ministero della Cultura fisica e dello sport dell’URSS”.

E’ ovvio, di conseguenza, che la motivazione non poteva essere quella finanziaria. Peccato, però.

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