Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Ilaria Olivo, una ragazza al tavolo arbitrale

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(Riccardo M.)
Sì, dobbiamo ammettere che una ragazza in gamba non la si incontra tutti i giorni ai tavoli arbitrali, specialmente quando questi tavoli sono quelli di tornei internazionali. Ilaria, pur molto giovane e pur molto impegnata con gli studi universitari, non ha esitato, una volta intuite le proprie predilezioni per il mondo degli scacchi e le proprie attitudini, di gettarsi anche in questa attività. Ed è già da tempo “arbitro internazionale”!

L’abbiamo incontrata qui a Roma lo scorso inverno in un momento d’intervallo fra i suoi impegni di arbitro. Eccola per i nostri lettori.


D1. Ilaria, anzitutto ti puoi presentare brevemente ai lettori di UnoScacchista? Quanti anni hai, di dove sei, i tuoi studi ….

Ho 29 anni, sono di origine calabrese, più precisamente ho vissuto fino alla mia adolescenza a Cutro, città che ha dato i natali al campione di scacchi del ‘500 Gio’ Leonardo di Bona. Risiedo attualmente a Roma, in cui mi sono trasferita per motivi di studio. Sono laureata in Psicologia alla Sapienza, con specializzazione in ambito giuridico-forense e sto svolgendo un tirocinio post lauream presso il dipartimento di Psicologia.

D2. Ci puoi dire da quanto tempo arbitri, a che livello e quanti tornei hai arbitrato o co-arbitrato fino ad oggi? Noi sappiamo soltanto che tu sei una delle tre donne italiane col titolo di “arbitro internazionale”.

Sono diventata arbitro nel 2009, undici anni fa, da allora ho arbitrato all’incirca un centinaio tornei, da quelli più piccoli fino a quelli a carattere internazionale. Sì, attualmente in Italia siamo solo tre donne a detenere il titolo di Arbitro Internazionale, ma negli ultimi anni la presenza di donne all’interno del settore arbitrale è in continua crescita.

D3. Sappiamo anche che sei stata una brava giocatrice prima di diventare arbitro. Hai deciso di non giocare più o ti stai solo prendendo una pausa?

Ho sempre amato il gioco degli scacchi, è una passione di famiglia. Mio zio era un grande estimatore di questo sport, insieme a mio padre, il quale mi portava con sé in giro per i tornei. Mi piaceva molto giocare, ma la cosa da cui sono sempre stata maggiormente attratta ed incuriosita è l’attività arbitrale. Ho smesso di giocare per impegni di studio, ma una volta divenuta arbitro, ho deciso di dedicare tutte le mie energie a questa attività. Non escludo tuttavia di ritornare sulla scacchiera, devo ammettere che a volte mi manca l’agonismo.

D4. Ci dici come ti è venuto in mente di fare l’arbitro?

Come ho detto precedentemente, sono sempre stata interessata al ruolo dell’arbitro, perciò appena ho raggiunto la maggiore età, ho deciso di intraprendere questa attività con grande impegno e dedizione.

D5. Ti ispiri a qualche arbitro in particolare, di oggi o di ieri? E sai se voi arbitri siete in numero sufficiente per coprire tutte le manifestazioni in giro per la penisola?

Ho avuto due arbitri come mentore, che rappresentano per me fonte d’ispirazione e per i quali nutro stima e ammirazione. Da essi ho appreso un tipo di visione più critica ed ampia dei vari regolamenti degli scacchi, che mi ha permesso di poter risolvere anche situazioni non esplicitamente regolamentate, salvaguardando così l’interesse dei giocatori. Per quanto riguarda il numero degli arbitri in Italia, nel complesso è tale da permettere di coprire tutte le manifestazioni federali, potrebbe tuttavia esserci una differente distribuzione all’interno delle regioni, anche in relazione al numero delle attività sportive organizzate.

D6. Il torneo più originale che hai arbitrato? E quello che ti ha dato le maggiori soddisfazioni?

Un torneo originale che arbitrai fu durante l’estate del 2012 al Le Castella, una località balneare in provincia di Crotone. Era un torneo Rapid durante il quale qualche giocatore, fra un turno e l’altro, alleviava la calura estiva facendo un tuffo in mare per “rinfrescare le idee”. Il torneo invece che mi ha dato più soddisfazione è stato certamente l’European Club Cup, nel 2018, in cui ho arbitrato un match che vedeva come protagonisti della prima scacchiera l’attuale campione del mondo Magnus Carlsen ed il fortissimo giocatore cinese Ding Liren.

D7.  Ci potresti raccontare un aneddoto divertente?

Mi è capitato durante un torneo che in sala gioco ci fossero alcune sedie in plastica un po’ usurate. Ad un certo punto, ho visto cadere a terra dapprima alcuni giocatori e successivamente, per par condicio, anche un componente del team arbitrale. Per fortuna nessuno si fece male. L’accaduto suscitò molta ilarità tra i giocatori, alcuni dei quali facevano molta fatica a trattenersi dal ridere e a mantenere attiva la concentrazione.

Al “Roma Città Aperta” nel dicembre 2019

D8. Ci sono delle diatribe tecniche che ritieni siano più difficilmente risolvibili di altre?

I casi che a volte si mostrano difficilmente risolvibili sono quelli che nascono dalle contestazioni dei giocatori, che spesso sono a carattere personale oppure quando la risoluzione del problema non è prevista esplicitamente dal regolamento. In questi casi bisogna valutare accuratamente la situazione in modo da poter giungere ad una soluzione che sia più possibile equa.

D9. I giocatori, a tuo parere, conoscono abbastanza bene i regolamenti? A volte possono magari fingere di non conoscerli?

Non raramente accade che purtroppo i giocatori abbiamo scarsa conoscenza del regolamento, il quale subisce continui aggiornamenti. Capita infatti, che a causa della poca conoscenza dei regolamenti, il giocatore si possa auto-danneggiare. Un tipico esempio che mi viene in mente è la scorretta richiesta di patta per triplice ripetizione di posizione o per le 50 mosse. Non credo tuttavia che fingano dolosamente di non conoscerlo, almeno a me non è mai capitata una situazione del genere.

D10. Avendo noi seguito alcuni tornei, soprattutto in passato, abbiamo riscontrato che alcuni arbitri scelgono, specie in certi casi, di parlare piuttosto a lungo con i giocatori, altri preferiscono essere più parchi e limitarsi ad ascoltare e poi a prendere una decisione. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Le azioni da intraprendere sono strettamente legate al contesto. In genere io tendo ad ascoltare attentamente i giocatori prima di prendere una decisione, in modo che sia ben meditata.

D11. Hai notato se (mediamente) esiste, davanti all’arbitro, una differenza di comportamento tra giocatori uomini e donne?

Generalmente i giocatori sono rispettosi nei confronti dell’arbitro senza che vi sia una particolare distinzione di genere. Ciò tuttavia non esclude che a volte qualcuno si ponga ineducatamente.

D12. E i bambini? I genitori possono essere fastidiosi come talvolta accade nel calcio o a scuola?

I bambini sono abbastanza corretti nel gioco, quasi sempre infatti ammettono senza alcuna esitazione di aver commesso irregolarità, mostrando piena sportività. Anche in questo caso però, può capitare che qualcuno faccia come si suole dire “il furbetto”.  Per quanto riguarda i genitori, invece, durante i tornei vengono solitamente invitati a sostare fuori dalla sala di gioco, in modo da evitare sia per loro stessi che per i piccoli giocatori, sovraccarichi emozionali o situazioni disagevoli. In gran parte delle manifestazioni che ho arbitrato, ho riscontrato pieno rispetto delle regole da parte dei genitori.

D13. Gli organizzatori s’interessano e interagiscono/collaborano col vostro lavoro di arbitri o voi rispondete unicamente alla FSI?

Noi arbitri rispondiamo unicamente alla Federazione Scacchistica, in particolare al nostro Settore Arbitrale. È tuttavia molto importante che si costruisca un rapporto di collaborazione anche con l’organizzatore ai fini di una migliore riuscita del torneo.

D14. A livello di competenza, quale è la vera differenza tra arbitri regionali, nazionali e internazionali?  E a livello di remunerazione?

Le diverse qualifiche arbitrali dipendono dal percorso svolto e quindi dalle esperienze acquisite. Il tempo che separa il conseguimento delle categorie è molto lungo, servono infatti almeno 8 anni di carriera per raggiungere il titolo di Arbitro Internazionale. Durante questi anni si ha la possibilità di maturare esperienze formative diversificate e di sviluppare quindi una maggiore capacità gestionale. Le diarie arbitrali differiscono a seconda del ruolo ricoperto e solo per alcune tipologie di torneo, ad esempio gli Open Internazionali, in base alla categoria posseduta.

D15. Pensi che si possa vivere facendo di mestiere l’arbitro di scacchi?

Attualmente, nonostante l’impegno profuso e il tempo impiegato nella partecipazione a seminari di aggiornamento e corsi di formazione, l’attività arbitrale non può essere considerata professionale dal punto di vista remunerativo.

D16. Quali sono, di norma, le soddisfazioni maggiori per un arbitro?

Per ciò che mi riguarda, la gratificazione maggiore deriva dalla piena soddisfazione dei giocatori alla fine del lavoro svolto durante i tornei.

D17. Tra arbitri avete qualche “storiella” che vi raccontate (del tipo “Vi ricordate quella volta che…?”).

Capita certamente che alcuni tornei restino nella memoria più di altri. Spesso ricordiamo determinati episodi soprattutto per uno scambio di esperienze arbitrali al fine di migliorare la nostra preparazione.

D18. Per un buon arbitro quanto conta la conoscenza del regolamento, quanto la competenza tecnica scacchistica, quanto la psicologia e quanto l’esperienza? Puoi classificare queste 4 voci nell’ordine, dalla più alla meno importante?

Tutti questi elementi sono connessi tra di loro e devono coesistere imprescindibilmente se si vuole arrivare ad una decisione giusta ed equa. Se dovessi fare una classificazione metterei al primo posto la conoscenza del regolamento, seguita da esperienza, psicologia e competenza tecnica.

D19. Ti sei mai trovata di fronte a un caso quasi insolubile? (ad esempio una situazione non vista con i tuoi occhi ma riferita da terze persone e dai giocatori stessi). Se sì, come sei riuscita a risolverlo?

Qualora non ci siano testimonianze imparziali dirette, occorre più che mai essere cauti ed analizzare con attenzione il contesto in cui si svolge il fatto, in modo da tutelare gli interessi dei giocatori e risolvere al meglio la questione. Potrebbe accadere in questi casi che le decisioni vengano contestate, seppur prese in base ad un principio di equità e di buon senso.

D20. Sul “Cheating” puoi dirci la tua opinione in generale e qual è la tendenza tra i giovani? Oggi il fenomeno si può dire che sia bene sotto controllo?

Esiste una linea guida che regolamenta i casi di cheating, vi sono inoltre articoli del regolamento internazionale degli scacchi che esplicitano quali siano i comportamenti da tenere durante il gioco, ad esempio non è possibile avere con sé apparecchiature elettroniche di comunicazione. L’applicazione di tali regolamenti ci aiuta da un lato a mantenere un buon controllo della situazione per evitare eventuali frodi, dall’altro a instaurare un clima sicuro a tutela degli stessi giocatori, i quali possono affrontare le partite con maggiore serenità. Finora gli unici casi in cui i giocatori fossero in possesso di un telefono cellulare che mi siano capitati, erano dovuti a una loro dimenticanza.

D21. Argomento “tante patte”: ti sembra un problema? Possono frenare l’interesse per il gioco da parte del pubblico e dell’intero movimento?

Il regolamento prevede l’esistenza oltre che delle patte tecniche anche quelle d’accordo. Certamente una partita che termina velocemente può risultare non interessante per il pubblico. Esiste la regola di Sofia in base alla quale il regolamento di una manifestazione possa prevedere un numero minimo di mosse da eseguire prima di accordarsi per la patta, ma anche in questo caso il fenomeno è difficilmente arginabile. Spesso però, anche una partita che termina con una patta può essere appassionante, in modo particolare quando nel finale un giocatore trova la combinazione giusta per evitare la sconfitta.

D22. Sappiamo da sempre che esistono partite con risultato concordato: accade spesso? E’ lecito a tuo parere? Quali sono i limiti (se ci sono dei limiti da parte del regolamento)?

Può capitare che ci siano delle partite con un risultato concordato e certamente questo non è un fenomeno lecito. Noi arbitri siamo chiamati ad applicare le sanzioni previste nel momento in cui dovessimo venirne a conoscenza e avere prove concrete dell’accaduto, in quanto questo tipo di comportamento getta discredito al gioco degli scacchi.

D23. Quale è la tua ambizione principale? Arbitrare le Olimpiadi, il Mondiale, oppure …? Sei già stata ad arbitrare all’estero?

Certamente per noi arbitri avere la possibilità di partecipare alle Olimpiadi è, oltre che un obiettivo ambito, anche un importante momento di crescita professionale e di confronto culturale. Ho arbitrato varie manifestazioni all’estero, tra cui Mondiali Giovanili e Campionati Europei, in cui ho avuto modo di fare la conoscenza di altri colleghi e di stringere non solo legami professionali ma anche di amicizia.

D24. Hai degli amici fra arbitri, giocatori, organizzatori o altre persone che gravitano nel mondo degli scacchi?

Nell’ambiente scacchistico si creano molto spesso dei legami di stima e di amicizia, ne conservo alcuni anche dall’infanzia. È infatti sempre piacevole potersi incontrare o ritrovare durante i tornei.


Abbiamo poi integrato l’intervista con un argomento della massima attualità.


D25. La recente pandemia ha fermato i tradizionali tornei e si presume che li fermerà ancora per parecchio tempo. Secondo te gli scacchi on-line possono davvero rappresentare un futuro per gli scacchi, evitando tra le altre cose onerose trasferte ai giocatori, o ne saranno soltanto una specie di “ruota di scorta” per momenti disagevoli come l’attuale?

Questo lungo periodo di lockdown ha favorito senza alcun dubbio la crescita in maniera esponenziale del gioco online, tuttavia rimane comunque legato a un aspetto amatoriale. Vista la difficoltà di poter gestire in maniera concreta il problema del cheating, si preferisce per il momento non attribuirgli la medesima valenza di un torneo tradizionale. Può essere visto quindi come un’integrazione del gioco tradizionale degli scacchi, un binario parallelo che certamente non toglierà spazio al gioco a tavolino. D’altra parte, il gioco online esiste da tempo e mai ha sostituito i tornei tradizionali, che spesso sono anche un’occasione per fare una gita fuori porta oppure un momento vero e proprio di vacanza e di svago.

D26. Ci si sta ormai abituando, giocatori e appassionati, al rapid e blitz online. Secondo te, nel momento in cui si potrà riprendere a giocare tutti insieme in un salone e con tempi regolari, l’abitudine alle cadenze rapide potrà avere un impatto negativo sul numero degli iscritti ai tradizionali tornei?

La tipologia di gioco legata alle cadenze veloci e a quella standard non è paragonabile. Credo, parlando da giocatrice, che chi ama il gioco standard, difficilmente si adatterebbe a giocare esclusivamente tornei Rapid o Blitz.

D27. Del temuto problema del cheating negli scacchi on-line cosa pensi?

Questo aspetto costituisce un punto critico del gioco online. È davvero difficile in questo contesto poter scoprire casi di cheating durante il gioco. Esistono attualmente tecnologie antifrode, ma questo non esclude che il giocatore possa servirsi di altri metodi per poter imbrogliare. Le misure antifrode che si adottano nei tornei online riguardano in particolare la sorveglianza del giocatore impegnato nella partita, la sorveglianza dell’ambiente in cui si trova il giocatore e l’analisi delle partite con un motore anti-cheating. Queste misure però sono insufficienti di fronte all’immaginazione di chi vuole tenere una condotta scorretta. Anche la stessa FIDE sembra essere consapevole di questi limiti, ne è un esempio il fatto che nella maratona scacchistica che ha organizzato, “Checkmate Coronavirus”, i premi verranno assegnati non in base alla posizione della classifica ma con un sorteggio.

D28. Tu, Ilaria, hai già avuto esperienze come arbitro di tornei on-line? Credi che il tuo interesse per il gioco e per la tua attività arbitrale resterà ugualmente sempre immutato se questi si moltiplicheranno a scapito dei tornei tradizionali?

Personalmente non ho avuto esperienza diretta nell’arbitrare un torneo online, ma ho seguito e continuo a seguire con interesse le opinioni dei giocatori agonisti e degli stessi arbitri circa questo argomento. Mi piace molto essere un arbitro, amo il gioco degli scacchi e amo soprattutto l’atmosfera che si crea durante i tornei. Questi rappresentano non solo un modo per apprezzare la vera bellezza del gioco, anche attraverso le espressioni dei giocatori impegnati nelle loro battaglie, ma costituiscono un importante momento di scambio sociale sia per i più piccoli che per gli adulti. Camminare tra le scacchiere, nel silenzio, osservando gli sguardi concentrati dei giocatori e avvertendo la carica emotiva legata alla competizione è qualcosa che il gioco online non potrà mai sostituire. 


E allora anche noi di Unoscacchista ci auguriamo di incontrare di nuovo Ilaria al tavolo arbitrale in tanti altri tornei, magari (perché no?) proprio alle Olimpiadi o al Campionato del Mondo! E naturalmente sempre così in forma! Grazie, Ilaria!

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