Altro tranello di Tal
Mikhail Tal (Foto di А.Akekian/Sputnik)
(Topatsius)
Tranello o trappola? Sì, andiamo, sono sinonimi. Però nelle mie frequentazioni di circoli di scacchi ascoltavo “trappolone” o “trappolaccia” o “trappoletta” a seconda che (nel primo caso) mi beccassi un doppio a Donna e Re o (nel secondo) mi ritrovassi con un pezzo in meno senza aver capito il motivo o (nel terzo) con un pedone in meno dopo scambi banali.
Viceversa il tranello veniva preferibilmente inteso come recita l’Enciclopedia “Treccani”, ovvero una “subdola macchinazione intesa ad ingannare qualcuno”, un po’ come una manovra psicologica atta a confondere le idee nemiche e a farmi imboccare una strada apparentemente logica senza sospettare di nulla. Insomma, il tranello identificava di più una manovra, mentre la trappola si estrinsecava per solito in una singola mossaccia buttata giù di lì come l’amo del pescatore. O almeno questa è la sensazione che avevo io. Per riuscire nel tranello uno dei segreti dei maestri era quello di non riflettere troppo a lungo, di lasciar credere che si poteva giocare rapidamente perché il vero “redde rationem” sarebbe arrivato più in là ed invece ci si finiva dentro prima che ce ne potessimo accorgere. Ricordo poi di un tale, che non si esibiva mai senza una posta in palio, un fumatore grassone, che spesso mentre tendeva trappole e tranelli scuoteva la testa come a dar l’impressione di essersi infilato lui in una variante dubbia.
Attenzione! In queste “macchinazioni” o manovre psicologiche possono cadere tutti, e non solo i cosiddetti “polli”. Ci cadde perfino Larsen, guardate questa partita.
Mikhail Tal – Bent Larsen
Montreal, aprile 1979
Quasi incredibile come Larsen abbia fatto a Montreal-79 contro di Tal la figura del principiante. Per Mikhail Tal un gioco da ragazzi.
Un Tal che così fu descritto da David Bronstein dopo l’interzonale di Portoroze 1958: “Tal non ha eguali nel calcolare rapidamente e profondamente, nell’arte di avviare il gioco secondo il suo gusto creando complicazioni nelle posizioni più innocue, e nell’abilità di prevenire e confutare gli schemi combinativi dei suoi avversari”.