Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Intervista a Ramesh – L’insegnamento agli adulti

(Uberto Delprato)
Continuiamo a seguire quello che Ramesh Ramachandran ha condiviso con me durante l’International Training Camp che si è svolto ad Arona (NO) dal 18 al 26 giugno 2024. Dopo aver discusso la sua filosofia di insegnamento ai giovani, ho voluto toccare un argomento che sicuramente sta a cuore a molti di noi: come far crescere i giocatori non più giovani che vogliono ancora migliorare? Ramesh li ha chiamati “adult improvers”, ovvero “adulti che vogliono migliorarsi”, e mi sembra una buona definizione.


“Adult improvers”

UD: Ora una domanda sull’allenamento non di giovani giocatori ma di giocatori non più giovani…

RR: … gli “adult improvers (“adulti che vogliono migliorarsi”).

UD: Sì, mi piace questa definizione. Hai un consiglio da dare riguardo agli “adult improvers”? Immagino che per un allenatore sia una cosa molto diversa.

RR: Sì, è estremamente diverso. Purtroppo mi considero un allenatore che vuole aiutare le persone ambiziose e che lavorano duramente, è lì che si trova il mio cuore, quindi non sono molto propenso a convincere le persone che non sono disposte a lavorare sodo o che non sono molto ambiziose, quindi in questo senso per me motivare i giocatori adulti a migliorare non è molto facile.

UD: Non è però sempre vero che un adulto non abbia voglia di lavorare sodo; magari è una questione di disponibilità di tempo.

RR: Capisco che ci sono alcuni, anzi molti, che volevano essere buoni giocatori e che amavano gli scacchi quando erano giovani, ma che per varie ragioni non hanno potuto continuare a giocare e poi, dopo essersi sistemati bene nella loro vita adulta, vogliono tornare al gioco perché è lì che è il loro vero amore. Sono molto gratificato e felice nel vedere gli adulti che si avvicinano di nuovo agli scacchi e che condividono l’amore e la passione con le giovani generazioni, cosa che è di grande ispirazione. Quando i bambini piccoli vedono che persone adulte vengono a giocare con loro è una sensazione fantastica.

Arona24 – Le discussioni al trainer camp

UD: Va bene, ma questo vuol dire che non hai consigli da dare a chi vuole assecondare questa voglia di migliorarsi o di mantenere la propria forza?

RR: Io rispetto molto la loro decisione, ma direi che è meglio non alimentare troppo le loro speranze e le loro ambizioni.

Qui ad Arona stavo parlando con uno dei partecipanti adulti e lui mi ha detto: “Ho iniziato a giocare solo tre anni fa”, il che significa che probabilmente aveva già 65 anni o giù di lì. Mi ha detto: “Ho iniziato a giocare a scacchi e il mio obiettivo era quello di raggiungere i 1500 punti Elo”. Ha raggiunto i 1500 e poi si è detto: “Ora voglio raggiungere i 1600, e quando li avrò raggiunti rivedrò il mio obiettivo”. Sta prendendo le cose lentamente e gradualmente, un passo alla volta.

Credo che questo sia il percorso migliore per le persone adulte che vogliono migliorare, perché se si alza troppo l’asticella mentre non si è in grado di dedicare lo sforzo e l’energia necessari a superarla si rischia di non vedere una crescita e, molto facilmente, di arrendersi. È meglio definire piccoli obiettivi, raggiungerli e poi continuare dopo aver iniziato a credere di più in se stessi.

UD: È anche vero che la capacità di calcolo è inferiore a quella dei giovani

RR: Sì, nel caso dei giovani la concentrazione, l’aggressività, la capacità di calcolo, la memoria, la fiducia in se stessi… tutto è alto. Hanno una grande motivazione e non hanno ancora avuto esperienze negative nella loro vita, quindi non hanno ancora dubbi, che arriveranno inevitabilmente dopo qualche anno.

Gli “adult improvers”, come tutti noi, hanno avuto tutti i tipi di esperienza nella loro vita, non solo negli scacchi, ma anche negli scacchi. Hanno vissuto esperienze buone e cattive, attraversato frangenti molto difficili e in quei momenti, se non li hai affrontati e interpretati nel modo giusto, molti dubbi si sono insinuati dentro di loro. Questi dubbi si sono fissati nella loro mente e quando provano qualcosa di simile dopo molti anni, nel caso nostro negli scacchi, allora quei dubbi possono facilmente diventare molto grandi, se le cose non vanno bene nei primi mesi o anni.

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Qualche suggerimento pratico

UD: Ma in pratica, in quali aree dovrebbero concentrarsi e quali invece dovrebbero considerare meno?

RR: Gli “adult improvers” non dovrebbero cercare di calcolare come Magnus Carlsen, cosa che tende a tentare un ragazzo di 18 anni, ma dovrebbero aspirare a calcolare come può fare un ragazzo di 12 anni, cosa sufficiente fino a un certo livello. Va anche considerato che gli adulti sanno comprendere alcuni aspetti del gioco molto meglio dei ragazzi, e percepire le sfumature in modo più maturo. Secondo me dovrebbero concentrarsi sui finali e sulla comprensione logica delle posizioni, cose nelle quali sono naturalmente molto versati. Credo che dovrebbero adottare questo approccio metodologico.

UD: Domanda spiritosa ma concreta: come evitare di perdere contro i piccoli “mostri” che arrivano dall’India?

RR: La risposta è semplice: non considerarli dei “mostri”. Se noi consideriamo il nostro avversario più forte di noi, finirà per esserlo, ovvero finiremo per sentirci più deboli, giocheremo debolmente e perderemo. Il risultato di una partita dipende in maniera significativa dalla nostra predisposizione e dal nostro atteggiamento. I giovani giocatori indiani sono stati allenati a ritenersi bravi e non secondi a nessuno, quindi per giocare alla pari con loro bisogna ritenersi alla loro pari. Semplice, no? (sorridendo)


(fine della seconda parte dell’intervista – dopodomani parleremo dei giovani talenti indiani)

Precedenti parti pubblicate dell’intervista a Ramesh:

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