Leggiamo le parole di Nicolò Lo Valvo, colonna dell’Accademia Palermitana
(Riccardo Moneta)
L’Italia, nella sua lunga storia scacchistica, ha potuto godere di figure di eccellenza (basti solo pensare a Gioacchino Greco) ma anche di tanti personaggi minori che sono stati l’architrave, o la cinghia di trasmissione, della tradizione del gioco nella nostra penisola.
E’ un peccato che alcuni noti lavori del ‘900 di scacchisti italiani intorno agli scacchi italiani abbiano voluto dare la priorità a una miriade di risultati e tornei anziché all’approfondimento di movimenti locali e di figure apparentemente “minori”. Così, ad esempio, non c’è quasi da nessuna parte traccia di un nome come quello del palermitano Nicolò Lo Valvo. E neppure di tanti altri. Anche la presenza della Sicilia all’alba del XX° secolo mi pare sia stata piuttosto sottovalutata, forse con la sola eccezione di Anton Mario Lanza e Giuseppe Cancelliere.
Il capoluogo siciliano fu invece in prima fila nell’Italia degli scacchi negli anni immediatamente precedenti e successivi alla prima guerra mondiale. A Palermo si stampava in quel tempo “L’Alfiere di Re”, pubblicazione che è stata, insieme al Circolo Scacchistico Palermitano e poi all’Accademia Scacchistica Palermitana, il fiore all’occhiello dell’intero Meridione del Paese. Tra l’altro la Sicilia è la patria di un altro nome celebre del passato: Paolo Boi, detto “Il siracusano”.
Il Circolo Scacchistico Palermitano nacque la sera dell’8 novembre 1896 in una sala modestissima del Club Alpino Siciliano, all’interno di Palazzo Carini, per iniziativa di Francesco Abbadessa. Dopo una fase di prospera vita, si dispersero però quasi tutti i fondatori e quindi intervenne il conflitto mondiale a rendere le cose ancor più complicate.
Ma le radici resistettero e il decano degli scacchisti palermitani, Luigi Palmeri di Villalba, fece sì che intorno a lui si raccogliessero i nuovi interessati al gioco, una volta terminata la guerra. Venne così istituita una sezione scacchi presso il “Circolo di Cultura”. E così poté presto nascere l’Accademia Scacchistica Palermitana, dove risorse quel fervore che aveva portato il vecchio Circolo ad avere sul finire del precedente secolo oltre 100 soci, un numero davvero notevole.

I risultati di tanta passione e costanza (si giocava tutti i giorni, nei feriali dalle 17,00 alle 20,00 all’incirca) non tardarono ad arrivare: nel 1922 l’Accademia si iscrisse al 1° Campionato Italiano per Corrispondenza fra i circoli affiliati alla Federazione, e sorprendentemente ne uscì vincitrice con 9 partite vinte e 3 patte, partite che si svilupparono in 15 mesi di gioco, piegando la resistenza più tenace, che si dimostrò quella del Circolo Fiorentino. Altre formazioni partecipanti erano quelle dei Circoli di Milano, Venezia, Trieste, Ferrara e Napoli. C’era anche una settima squadra (non so di quale città).
“L’Alfiere di Re”, e i suoi redattori (ricordiamo: Cancelliere, Dawson, Guidelli, Lanza, Lipari, Lo Valvo, Mari, Noto e Raccuglia) poterono così giustamente infiammarsi e scrivere della prestazione dell’Accademia: “il gioco fu, salvo qualche rarissima eccezione, sempre avveduto e serrato; fu mantenuta l’iniziativa nelle partite ‘in mossa’ e raggiunta, prima o poi, anche nelle partite ‘in contromossa’. La condotta in tutte le partite è stata di stile classico: nessuna linea, neppure uno spunto della scuola ipermoderna, il cui tono o colorito sarà riservato al prossimo torneo”.
E’ giunto il momento di vedere, attraverso le parole di Nicolò Lo Valvo, socio dell’Accademia Palermitana e redattore dell’”Alfiere di Re”, sia come si giocava in Italia nel 1922/23, sia come nel 1922/23, senza ausilio di programmi e di tanti libri di teoria che avrebbero affollato più avanti i circoli di ogni parte del mondo, si commentavano le partite stesse. In questa pratica la penna di Nicolò, ad un tempo briosa ed elegante, era forse la più ricercata dalla rivista siciliana. Oggi determinate osservazioni ed espressioni potrebbero far sorridere i lettori, ma non dimenticate che le prossime righe non vogliono assolutamente avere qualche valore tecnico di rilievo, bensì una valenza esclusivamente storica. Ogni lettore faccia i suoi confronti e tragga le proprie conclusioni.
Milano – Palermo
6.3.1922-23.4.1923
Possiamo da ultimo chiederci: come ha fatto Palermo a superare così nettamente altrettanto forti compagini italiane? Beh, probabilmente -ci risponderemo- riuscì nell’impresa applicando qualche principio attinente più ad altri sports, ad esempio il calcio, col suo “gioco di squadra” che sa bilanciare attacco e difesa passando attraverso centrocampisti moderatori e tessitori… oltre a buoni tecnici e ad una indovinata tattica.

In realtà risultò vincente l’organizzazione (guarda caso, pluralista e democratica, come diremmo oggi) che seppe darsi la squadra di scacchi siciliana, come si poté leggere nella loro stessa rivista: “A ciascun membro del Comitato direttivo fu affidato l’incarico di condurre sotto la propria responsabilità una o più partite; ma fu fatto obbligo a ciascun componente di essere consulente in tutte le altre. Nel fatto assai di raro avvenne che vi fosse discrepanza di opinioni, e le mosse vennero adottate sempre all’unanimità”.
Ed in proposito, a conferma di ciò, chiudiamo con le stesse parole del nostro Nicolò Lo Valvo, il quale, nel commento ad un’altra partita di Palermo, simpaticamente così faceva riferimento all’equilibrio nelle decisioni e all’affiatamento amichevole che si riscontrava all’interno della formazione siciliana: “… in questa situazione il ‘Comitato di gioco’ discusse a lungo se dovesse tentarsi 24.g2-g4 con l’attacco a fondo sull’ala di Re e il sacrificio del Cavallo, e senza dubbio, ove si fosse trattato di una semplice partita in consultazione, la maggioranza sarebbe stata favorevole per le molte chances che si presentavano; ma in una competizione del genere, con riguardo alla situazione generale del Torneo e delle nostre partite in specie, il ‘Fabius Cunctator’ degli strateghi palermitani, l’amico carissimo Noto, con grande assennatezza spense i bollenti ardori del giovinetto acheo Lo Valvo junior”.
Nel lavoro di Santo Daniele Spina “Indice alfabetico degli scacchisti attivi in Sicilia (1500-1970)” è riportato Nicolò Lo Valvo, nato a Palermo il 26.3.1875 (data della morte sconosciuta) ed anche il fratello Ernesto (1871-1943), figli di Antonio Lo Valvo e Carmela Li Donni. Ernesto teneva una rubrica di problemi su “Il Giornale di Sicilia”.
Queste le informazioni su Nicolò Lo Valvo tramandateci dallo Spina:
“Attivo a Palermo (1894-1903; 1913-15; 1919-24), Milano (1914), Reggio Calabria (1915). Giocatore a tavolino di 1ª categoria (1929) e per corrispondenza (1919). Problemista. Solutore di problemi. Socio fondatore (8 novembre 1896), Consigliere (1898-1901) del Circolo Scacchistico del Club Alpino Siciliano. Socio dell’ USI della sezione di Palermo (1898; 1900; 1908). Curatore della colonna scacchistica sull’Ora (1900). Redattore (1897-1900; 1913-15), Redattore responsabile (1901-03), collaboratore (1916) de L’Eco degli Scacchi. Socio fondatore della Società Scacchistica Palermitana (1912), poi denominata «Accademia Scacchistica Palermitana» (1913) e ricostituita al «Circolo di Cultura» (1920-21) di cui fu consigliere (1922-24). Collaboratore de «L’Alfiere di Re» (1921-23). Redattore di una rubrica scacchistica sulla rivista mensile illustrata La Meta (1923)”.
Tuttavia su www.geni.com appaiono dati anagrafici diversi per Nicolò, ovvero: “campione di scacchi”, nato a Palermo il 6.11.1878 e deceduto sempre a Palermo il 3.1.1942. Dalla moglie Lina ebbe tre figli: Ugo, Luisa e Jolanda. Ugo (1905-1984) fu a sua volta segretario dell’Accademia Scacchistica Palermitana ed anche giocatore di scacchi, raggiungendo nel 1968 la “prima categoria nazionale”.
Eh, caro Nicolò, certamente tu hai avuto una vita serena e felice, con gli scacchi ad accompagnarla quale divertimento, ma il grande successo negli scacchi ti è rimasto lontano … Forse dovevi nascere in un altro momento e in un altro luogo … forse dovevi chiamarti Nick Love oppure Nikolaj Lovalvov! Chissà? Scherzi a parte … io spero che tu abbia apprezzato lo stesso questo post, un post che in fondo (ma non troppo ‘in fondo’) è dedicato ad uno di noi, uno qualunque di noi, pedoni mortali e scribacchini!
(P.S. l’immagine sotto titolo è un dipinto di Jane Rogers: “Breakfast “, 1927)
Il presente mio articolo è stato già pubblicato sullo “Yearbook 2023” ASIGC a pag. 119 e seguenti