Olimpiadi 1924: Matisons e Hromadka
(Riccardo Moneta)
La prima Olimpiade ufficiale di scacchi fu quella del 1927. La Olimpiade di scacchi di Parigi del 1924 non era infatti stata organizzata dalla FIDE, ma venne inserita nei giochi olimpici, tanto che il CIO impose la partecipazione ai soli giocatori dilettanti.
In realtà fu una formula strana quella di Parigi, dal momento che per determinare la nazione vincitrice si conteggiarono prima i risultati di un torneo individuale e poi questi si sommarono a quelli di un secondo torneo nel quale potevano incontrarsi solo giocatori di nazioni differenti.
Il torneo individuale venne chiamato “Torneo di Vincitori”, in quanto alla fase finale accedevano i vincitori di nove gruppi eliminatori. E questa fu la classifica finale del torneo individuale dei “Vincitori”:
1.Hermanis Matisons (Lettonia) p.5,5
2.Franz Apschenek (Lettonia) p.5
3.Edgar Colle (Belgio) p.4,5
4.Euwe (Olanda), Cherpunov (Finlandia) e Vaida (Ungheria) p.4
Hermann Mattison (o Hermanis Matisons secondo la grafia lettone, 1894-1932) fu quindi il primo campione olimpico dei dilettanti. Il suo successo venne al termine di una drammatica partita di ultimo turno con il belga Edgar Colle, al quale bastava una patta per sopravanzarlo grazie al particolare sistema di spareggio, visto che il suo principale avversario, Cherpunov, stava contemporaneamente perdendo con Apschenek. Matisons, messo alle strette dal belga, sacrificò una torre per cavallo e pedone, nel tentativo di liberarsi dalla morsa del rivale. Colle tuttavia sembrava prevalere quando, pur non essendo a corto di tempo, commise alcune inesattezze che ribaltarono l’esito della partita. Herman Matisons, 31 anni, festeggiato da una folla rumorosa, era fino a quel momento conosciuto essenzialmente come problemista. A Parigi mostrò di essere anche un ottimo giocatore, dallo stile solido e regolare pur essendo (com’era naturale per un problemista) ricco di idee e di coraggio. La sua carriera proseguì con numerosi successi, e fra i suoi scalpi annoverò nel 1931 anche quelli di Alekhine e Rubinstein, ma fu disgraziatamente interrotta nel 1932, ad appena 37 anni, a causa della tubercolosi.

Torniamo al torneo olimpico per nazioni, seconda parte, alla quale erano iscritti 44 giocatori, inseriti in un sistema di sorteggio che prevedeva l’accoppiamento di concorrenti all’incirca di pari forza ma non della stessa nazionalità. Ben 9 delle 17 squadre partecipanti non erano però al completo, ovvero non avevano il numero massimo di 4 giocatori: Lettonia, Olanda, Romania e Spagna erano con 3 componenti, Finlandia e Russia (!) con 2, Canada e Jugoslavia appena uno.
Karel Hromadka ottenne 6,5 punti, Karl Behting (o Karlis Betins alla lèttone) e un nostro eccellente Giovanni Cenni 6 punti; poi Steiner 5,5, Miliani, Danuszewski, Piltz, Voelmy, Zimmermann, Schultz e Vanek 5. Con 4,5 punti seguirono Rosselli del Turco, Grau, Koltanowski, Lancel, Smith, Malmberg, Renaud, Kandasyde, Sterk, Kleczynski e Johner.
Ma si doveva calcolare la somma di tutti i punti ottenuti individualmente dai singoli giocatori di una stessa nazione, di questo torneo come del precedente, e così il 20 luglio, giorno della premiazione, si poté stilare la classifica definitiva.


Si assegnò così la medaglia d’oro alla Cecoslovacchia (punti 31, trascinata appunto da Hromadka), argento all’Ungheria (30), bronzo alla Svizzera (29). Seguirono: Argentina e Lettonia (27,5), al sesto posto un’ottima e imprevedibile Italia (26,5), poi Francia e Polonia (25,5), Belgio (24) e poi via via Spagna, Olanda, Romania, Gran Bretagna, Irlanda, Finlandia, Canada, Russia e Jugoslavia.
Questi furono i risultati individuali dei quattro giocatori italiani: Cenni 7,5, Rosselli del Turco 7, Romih 6,5, Miliani 5,5.
Un “premio speciale” per la più bella partita fu assegnato a Skalicka (per la Skalicka-Sterk, un’apertura di Saragozza!). L’apertura del pedone di donna risultò la più usata.
Fu, per dirla alla parigina, un vero e proprio “tour de force”: due partite al giorno, 20 mosse ogni ora, ripresa eventuale al mattino presto del giorno successivo. Alla redazione di un “libro del torneo” lavorarono Alekhine (che ovviamente non poté giocare in quanto professionista) e Renaud.
Corrispondenti della stampa estera erano presenti per l’Inghilterra (“Times”) e l’Argentina (“Prensa” e “Nacion”), mentre in Belgio e in Olanda ogni giorno si pubblicavano le partite di Oskam ed Euwe. Parigi seguiva la manifestazione soltanto con l’”Excelsior”. E l’Italia? Alle solite, un disinteresse assoluto. Nessun giornalista accreditato e che seguiva l’atletica pensò mai di affacciarsi un attimo agli scacchi, nessun membro del CIO si fece mai vedere a fianco della nostra squadra. Così è quasi sempre andato il mondo alle nostre latitudini …. Non lamentiamoci poi dei non eccelsi risultati tecnici raccolti dall’Italia da allora ad oggi.
Questa, per il torneo della classifica per Nazioni, è la posizione raggiunta (dopo la venticinquesima mossa del nero) dal nostro Stefano Rosselli del Turco (1877-1947) contro il forte campione di Cecoslovacchia Karel Hromadka (1887-1956):

L’ultimo tratto del nero è stato 25. … Tf6-g6. 26.Df3? (peccato, così si sciupa una promettente posizione! Era giusta 26.Te2) 26. … Dxf3 27.gxf3 f4! 28.Rh2? (ancora si lottava dopo 28.Tg1, forzando il cambio di una torre) 28. … h6 29.Te4 (pretenziosa e inutile, ora irromperà pure il cavallo nero, con manovra semplice quanto efficace ed istruttiva, n.d.r.)

29. … Cd6! 30.Te5 (non c’è più salvezza: dopo 30.Txf4 seguirebbe 30. … Te8 31.Tg4 Te2+ 32.Rg3 Cf5+ 33.Rf4 Tf6+) 30. … Cf5 31.Aa3 Ch4 0-1 (non posso evitare il matto).
(note dello stesso Stefano Rosselli del Turco)