Scacco matto all’assassino (14)
Reichenbach Fall (Jorys Leroux)
(Fabio Lotti)
Excursus sul rapporto giallo-scacchi nella letteratura poliziesca
Continuando testardamente la mia ricerca degli scacchi in qualsiasi tipo di giallo ecco che cosa ho trovato ultimamente. Prima, però, permettetemi una breve recensione per gli amici scacchisti-giallisti.
Scacchi, delitti, indagini… cos’è la vita se non un gioco perverso in cui regna la follia? Qui tutte le precedenti puntate. (UnoScacchista)
[In apertura, “Chess Fish Rubber Stamp“, da RubberHedgehog Rubber Stamps]
Sherlock Holmes – Il falso segreto
di Richard T. Ryan
Mondadori 2024

Mattina di fine luglio 1894 poco dopo la “resurrezione” di Holmes dalle acque della cascata del Reichenbach. Arriva una lettera di un certo Ralph Prescott che decide (non chiede) di vederlo per “una questione urgente e delicata.” Ma Holmes non lo aspetta e al suo ritorno insieme a Watson lo trova morto nella sua poltrona! Avvelenato con stricnina. Nella tasca della giacca una piuma di corvo imperiale e un sacchettino contenente sei pezzi di cristallo verde. Non è finita qui perché in seguito si scoprirà avere la gamba destra artificiale di legno e metallo in cui sono nascosti due pezzi di carta con disegni e un diamante! A ciò si aggiunga l’uccisione di Chester Boles, “orafo di considerevole reputazione”, con un punzone da gioielliere per capire in quale marasma si ritroverà la nostra famosa coppia e l’ispettore Lestrade.
Saranno coinvolti nel mercato dei gioielli contraffatti spacciati per autentici e delle falsificazioni delle antichità, mentre avvengono furti in diverse chiese di candelabri d’oro, patene e calici ed in seguito strani spostamenti di oggetti al Kensington Museum dove è custodita la famosa coppa di Merode.
Per capire meglio il problema da risolvere occorreranno colloqui con diversi esperti del settore tra cui l’antiquaria italiana Marianne Pittorino, l’aiuto degli Irregolari (c’è un losco personaggio da seguire) e anche l’appoggio di Mycroft. Mentre arrivano messaggi irriverenti e lettere di minacce a Holmes da parte di un nuovo Moriarty o Moran.
Ma, soprattutto, occorre creare un’asta fasulla clandestina di due famosi pezzi pregiati, che verranno acquistati da Watson nelle mentite spoglie di lord Chadwick dopo un accurato travestimento, per attirare le mire dei falsari.
E allora chi c’è dietro a tutto questo? Chi tira le fila sfruttando anche dei semplici emissari? Basterà aspettare la riunione finale in stile Poirot perché Holmes ci sveli il diabolico artefice di tutto.
Una bella lotta di mosse e contromosse non prive di rischi e scontri anche mortali dove vengono naturalmente messi in evidenza tutti gli aspetti tipici di Holmes e Watson già conosciuti e i succulenti pranzetti della signora Hudson. Che arriva alla fine con una lettera. Questa volta Holmes, giura, aspetterà l’eventuale visitatore…
E ora vediamo dove si trovano gli scacchi
La prima citazione a pag.126 quando Holmes, con l’aiuto dell’antiquaria Marianne Pittorino, organizza un’asta, secondo le sue stesse parole di due pedoni provenienti da un set scozzese noto come Scacchi di Lewis o Ulg. Risalgono al Dodicesimo secolo, ma sono stati scoperti solo nel 1831 sull’isola di Lewis, da cui il nome. Complessivamente sono stati rinvenuti pedoni di quattro diverse serie. Questi esemplari sono stati scolpiti in zanne di tricheco e facevano parte del cosiddetto tesoro di Lewis.
Proprio tali pedoni faranno parte di un piano per consegnare alla giustizia una banda di assassini e di falsari secondo Holmes. Messi ad un’asta mascherata e vinti da Watson nelle citate mentite spoglie di lord Chadwick basta aspettare il sicuro acquirente. L’esca sono i citati pedoni e Watson colui che la lancia.
A pag. 144 il banditore permette agli interessati di esaminarli data la loro piccolezza e nella pagina successiva Watson, dopo esserseli aggiudicati, si toglie la maschera e si mette ad osservarli minuziosamente per attirare l’attenzione dei presenti e farsi riconoscere come lord Chadwick. E, secondo solita brillante previsione di Holmes, poco dopo arriverà qualcuno con una interessante proposta…
La mossa giusta
di Enrico Franceschini
Baldini-Castoldi 2024
Gli scacchi possono anche salvare la vita come dimostra La mossa giusta di Enrico Franceschini, Baldini-Castoldi 2024, basato su una storia vera.
Riporto quasi per intero la recensione dell’amica scrittrice Patrizia Debicke (non perdete i suoi gialli storici, specialmente l’ultimo Figlia di Re: un matrimonio per l’Italia). “Odessa, Ucraina, 1918. Mentre ovunque nel paese infuria la guerra civile fra rossi e bianchi, sette uomini sono schierati in fila contro un muro di un cortile. Davanti a loro il plotone di esecuzione. Piove senza sosta. Ma poco prima che i soldati bolscevichi aprano il fuoco, un ufficiale esce dalla garitta di comando sventolando un foglio bagnato con sopra i nomi del condannati a morte e chiede chi sia Ossip Bernestein. Uno degli condannati risponde: «Sono io» E allora l’ufficiale dopo averlo scrutato, interroga dubbioso se sia veramente lui Ossip Bernstein il famoso giocatore di scacchi. Alla conferma del suo interlocutore, ancora poco convinto, l’ufficiale ordina di farlo uscire dalla fila e portarlo dentro l’edificio, trasformato in caserma. Poi, dopo la tragica esecuzione degli altri condannati: «Faremo una partita», propone. “Se perdi significa che menti, non sei il vero Ossip Bernstein e torni subito davanti al plotone di esecuzione … Se vinci vuol dire che hai detto la verità e allora vivrai e sarai libero”.
Il condannato, ebreo ucraino, fino all’anno prima era un ricco e brillante avvocato d’affari a Mosca ed è davvero uno tra i più forti scacchisti del mondo. La doppia rivoluzione di Lenin del 1917 (febbraio e ottobre) seguita dalla condanna a morte di tutta la famiglia imperiale a marzo del 1918, lo ha espropriato di tutti i suoi averi e costretto a lasciare la capitale con la moglie e i due figli e rifugiarsi dopo tre settimane di viaggio a Odessa, rintanandosi in un cantina di un cugino mentre infuriava il sanguinoso scontro controrivoluzionario tra russi bianchi (fedeli al vecchio regime) e russi rossi (bolscevichi). Ma l’Ucraina non offre loro protezione, anzi gli ebrei dopo il feroce massacro, un pogrom vero e proprio operato dai bianchi che imputavano loro tutti i mali della Russia, paiono ormai solo le vittime designate delle due fazioni. Quando è stato arrestato per strada Bernstein stava cercando nottetempo qualcosa da mangiare per la famiglia. Passerà dal 1918 al 1920 da una cantina all’altra della città solo in attesa di una via sicura di fuga mentre sopra di loro infuria la guerra, e il suo sfidante carceriere Anastas Mikoyan, che dopo essere stato battuto agli scacchi ha rispettato la parola data restituendolo alla vita, sta combattendo agli ordini di Sergeevich Krusciov, comandante delle truppe bolsceviche nell’Ucraina nord- Orientale…
Ambita fuga che per Ossip Bernstein si realizzerà tuttavia solo due anni dopo quando, con Vilma sua moglie e i loro due figli, s’imbarcherà da Odessa su un mercantile britannico per raggiungere Istanbul e di là attraversare lentamente quasi tutta l’ Europa fino a Parigi. Ma la partita a scacchi a cui deve la salvezza sta per cambiare di nuovo la vita di un uomo asceso la prima volta ad altari di successo e gloria nella fastosa capitale imperiale russa, poi costretto a scappare e diventare un povero ricercato ramingo in Ucraina ma di là, raggiunta Parigi, a scalare caparbiamente tutti i gradini del successo economico e sociale negli anni ruggenti e diventare cittadino francese. Dove frequenterà oltre ai tanti emigrati russi di gran livello, l’ internazionale élite culturale dell’epoca fatta di pittori, scrittori e artisti di ogni genere.

Nel 1929 il nuovo il disastro. Il crack economico con la capitale francese investita dal crollo della Borsa di Wall Street e il fallimento della sua florida banca di affari che si è mangiata anche tutto il suo patrimonio privato. Segue una difficilissima ma caparbia risalita in virtù della sua straordinaria capacità di giocatore di scacchi, che nonostante l’impegno lavorativo non aveva mai smesso di praticare e di nuovo una vita serena e il benessere per la sua famiglia. Ma a 58 anni l’incredibile e avventurosa vita di Ossip Bernestein sta per precipitare nel baratro per la terza volta. I tedeschi hanno raggiunto Parigi. Migliaia di militari nazisti sfilano vittoriosi a cavallo per gli Champs Elysées, seguiti dal trionfante rombo dei carri armati. Le vie di fuga verso nord sono tagliate. Gli alleati si stanno imbarcando frettolosamente sotto le bombe su ogni naviglio disponibile per raggiungere le coste britanniche. Ossip Bernstein e i suoi non possono più fuggire a nord verso Calais come hanno già fatto tanti ebrei come loro. La Francia è travolta dalla Seconda guerra mondiale, l’intera Europa diventerà testimone e prigioniera delle atrocità dell’Olocausto mentre verso est i consiglieri di Stalin, il feroce dittatore sovietico, tra i quali il suo rivale a scacchi di Odessa, cominciano a dubitare del loro sodalizio firmato con Hitler.
I Bernstein troveranno una difficilissima via di uscita verso il sud del paese, Marsiglia, scampando ancora una volta alla morte ma a prezzo stavolta della mostruosa perdita del figlio maggiore di Ossip e Wilma: Giacobbe, catturato per strada dai tedeschi. A Marsiglia poi ancora paura e infine la decisione di mandare via il secondogenito Isacco e farlo imbarcare su una nave in partenza per l’America. Mentre i genitori troveranno invece la strada per i Pirenei e la Spagna per raggiungere finalmente Barcellona, l’anonimato e la salvezza nella neutrale Spagna franchista.
La Russia, dopo aver subito l’attacco tedesco nel 1941, ormai pronta a cambiare bandiera sta per attirare l’esercito nazista nella gelida trappola dell’inverno sovietico già fatale a Napoleone…
Una lunga avventura destinata a concludersi per il figlio di Ossip, Isacco come interprete di alto livello negli Stati Uniti e alla fine della guerra, nel corso della guerra fredda, con Stati Uniti e Unione Sovietica avversari in una azzardata sfida tra Kusciov e Kennedy pronta a scatenare un terribile conflitto nucleare. Solo la mossa giusta, come in una fatale partita di scacchi, che può salvare il futuro del mondo….
Un intrigante thriller costruito sulla incredibile ma vera storia di un ebreo errante attraverso il Novecento. E sul gioco più intelligente ma implacabilmente crudele del mondo: gli scacchi.”
Riporto una sua bella partita.
Ossip Bernstein – Miguel Naidorf
Montevideo 1954
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.
Dimostri come sempre una grande cultura Fabio, non mollare e ti aspetto sulla scacchiera perché come sappiamo entrambi anche li hai tanto da insegnare
grande Fabio sopraffino recensore
Grazie ragazzi!
👍👍👍