Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Quando Anand dimostrò la forza dinamica dei pedoni doppiati

Anand nel 1990 alle Olimpiadi di Novi Sad

(Uberto Delprato)
I grandi campioni sono tali perché, tra le tante cose che sanno fare benissimo, sanno anche quando è opportuno uscire dai binari tracciati della routine e giocare qualcosa di nuovo, sorprendente e… più forte. Spesso si tratta di mosse che esemplificano un concetto e che, conseguentemente, gettano una nuova luce su una variante o una struttura. Da questo punto di vista ci sono molti esempi, in particolare quando si tratta di evidenziare aspetti dinamici fino ad allora sottovalutati o non percepiti.

Uno degli elementi strategici più evidenti ma anche più difficili da valutare è la doppiatura dei pedoni. Partendo dall’evidente debolezza statica dei pedoni doppiati (perdonatemi la semplificazione), sono via via stati compresi i vantaggi dinamici, come l’apertura di una colonna per l’azione delle Torri.

Nella continua ricerca di elementi per creare condizioni di squilibrio in una posizione dove provare a vincere, i pedoni doppiati e non bloccati creano il presupposto per una doppia spinta di rottura in una struttura pedonale rigida, oppure per una massa pedonale in grado di mobilitarsi e travolgere la numericamente inferiore struttura pedonale dell’avversario.

Questi concetti, che ho riportato in maniera estremamente succinta, sono ormai patrimonio dei giocatori che sanno vedere oltre la meccanicità delle varianti e l’aspetto statico delle strutture pedonali. Il frammento di partita che vi propongo come esempio di ciò è una partita del 1992, vinta da Anand contro Ivanchuk durante il match che giocarono a Linares (Spagna).

Riporto la partita interamente, anche se la mia analisi (basata su quella di Anand) si concentrerà sulla fase centrale della partita, quando il campione indiano resistette all’inerzia di una ricattura “di routine” ed ebbe l’intuizione di cosa avrebbe potuto ottenere grazie ad una inaspettata doppiatura di pedoni.



Anand aveva poco più di 21 anni quando giocò questa partita e c’erano già pochi dubbi sul fatto che sarebbe diventato uno dei grandi del nostro gioco. Questa partita, una delle sue più brillanti dal punto di vista strategico, è da sempre una delle mie preferite: preparazione in apertura quanto basta, grande visione strategica, quel po’ di tattica che serve e precisione tecnica nel chiudere.

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