Uno Scacchista

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Bobby Fischer: “Lo zeitnot non è più scacchi”

(Riccardo Moneta)
I sostenitori del gioco Rapid e Blitz non saranno d’accordo con questa affermazione del campione americano degli anni ’70. Io sì, per quel poco che conta. Personalmente sono, ad esempio, contrarissimo a certe manifestazioni che fanno concludere con uno spareggio blitz una situazione di parità determinatasi in un torneo a tempi lunghi. A qualcuno di voi forse parrebbe giusto far disputare a due maratoneti o a due mezzofondisti uno spareggio sui 100 metri piani? A me no.

Non ditemi adesso che Rapid e Blitz sono cosa diversa dallo Zeitnot. Guardiamo invece cosa li accomuna, ovvero la circostanza che in tutti e tre i casi il fattore tempo gioca un ruolo fondamentale nel pensiero del giocatore e quindi nello sviluppo del gioco.

Lo Zeitnot è stato protagonista di errori catastrofici che talvolta hanno segnato una carriera, è stato un nemico acerrimo e implacabile di tanti fortissimi giocatori.

Vi narro quanto capitato al G.M. jugoslavo Borislav Ivkov (1933-2022), del quale vi abbiamo già parlato sul nostro Blog (… ma diteci di chi non abbiamo parlato dopo oltre 3.000 post!):

Borislav Ivkov a +86: brillantezze da un ‘Re delle patte’

Borislav Ivkov, anche “il re delle patte” ci abbandona

Insomma, ascoltate: Ivkov stava letteralmente dominando il grande “Memorial Capablanca” tenutosi a Cuba nel 1965. Prima del penultimo turno la classifica era questa: 1.Ivkov 15; 2.Geller e Smyslov 14; 4.Fischer e Cholmov 13.

Fior di campioni alle sue spalle, e negli ultimi due turni il calendario gli aveva assegnato due partite più che abbordabili contro il giocatore di casa Gilberto Garcia e poi contro l’austriaco Karl Robatsch. Penultimo turno: allo scoccare della seconda ora di gioco la posizione di Garcia, col Bianco, era sostanzialmente perduta; ad Ivkov, con una qualità e tre pedoni di vantaggio, sarebbe stato sufficiente non incorrere in un clamoroso automatto per non vincere quella partita. I corrispondenti da Cuba lo davano già sicuro vincitore del torneo. Ora guardate la posizione del diagramma.

Gilberto Garcia – Borislav Ivkov
L’Avana 23.9.1965

C’era solo lo Zeitnot col quale fare gli ultimi conti e, con i secondi che passavano inesorabilmente, lo Zeitnot costituiva anche l’ultima e flebile speranza del cubano. E la inaudita sorpresa per il conduttore dei pezzi neri si avvicinava:


Il così graziato Gilberto Garcia ugualmente non evitò l’ultimo posto con ben 16 sconfitte. La tragedia sportiva di Ivkov invece si compì definitivamente l’indomani, quando, demoralizzatissimo, fu battuto anche da Robatsch e si fece scavalcare in classifica da Smyslov. Smyslov p. 15,5, e a 15 Ivkov, Fischer e Cholmov: questa fu la classifica finale tristissima per lo slavo, che aveva avuto per un momento fra le mani il torneo più importante della sua vita. Ma lo sport è sport, situazioni ribaltate se ne vedranno sempre, ovunque e con ogni regola. E a Santa Monica 1966 un Ivkov ben diverso da quello prepotente dei primi turni di L’Avana 1965 giunse soltanto al penultimo posto.

A qualcuno degli spettatori di quel misfatto, la partita ne ricordò un’altra, quella di due anni prima nello stesso torneo perduta in 72 mosse da Mikhail Tal contro lo sconosciuto maestro nazionale cubano Ivan Calero, che finì pure ultimo con 15 sconfitte mentre Tal restò di solo mezzo punto dietro il vincitore Korchnoi. Corsi e ricorsi storici …

Più di una volta negli scacchi si è anche verificato che, con i due concorrenti in reciproco Zeitnot, non ci si accorgesse di aver superato il limite delle 40 mosse e si continuasse per qualche mossa a giocare rapidamente e quindi a commettere incredibili errori. Fu questo il caso della partita Miles – Martinovic al Torneo di Amsterdam 1985.

Ecco la posizione:

Tony Miles – Slobodan Martinovic
Amsterdam 19.7.1985

Miles aveva il tratto e aveva un vantaggio colossale, grazie a quel magnifico pedone in c6; gli sarebbe bastato dare un’occhiata al formulario per frenare la frenesia, avvedersi che la quarantesima mossa era già passata e andare a vincere con facilità, ad esempio con 44.Dh3+ e poi 45.c7. Ed invece per correre tirò fuori subito la disastrosa …


Dall’assillo dello Zeitnot non sono state indenni neppure certe partite di campionato del mondo. Ecco cosa scriveva Tal della settima partita del mondiale 1978 di Baguio tra Karpov e Korchnoi: “Da molto tempo non si vedeva una cosa simile … tutte e due le bandierine stavano pendendo e minacciavano come una spada di Damocle entrambi i grandi maestri. Per le ultime 6 mosse avevano solo 5 minuti, in seguito restavano 3 minuti per 3 mosse e infine solo pochi secondi. Korchnoi era seduto, teso fino allo spasimo, Karpov sembrava più calmo … Karpov non ha scritto le ulime mosse, non c’era tempo, gli spettatori della prima fila stavano in piedi per vedere gli orologi …”

Ma fatemi il piacere! Bobby Fischer aveva pienamente ragione: questi non sono scacchi! Che il cielo vi scampi dai blitz, dai lampi, dallo zeitnot e dalle sue spaventevoli conseguenze! Ridateci il buon Elijah Williams, “l’indolente di Bristol”, e insieme a lui fermiamo per sempre il Tempo!


P.S.: nell’immagine sotto il titolo: una foto di Michael D. Kol

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4 pensieri su “Bobby Fischer: “Lo zeitnot non è più scacchi”

  1. Caro Riccardo, stavolta non sono d’accordo con te.
    1. Il tempo di riflessione è determinante e condiziona OGNI fase della partita, non solo i momenti in cui te ne manca pochissimo. Se sei un giocatore esperto e pensi 1 ora in apertura, sai già che da li’ in avanti quella partita per te sarà una rapid. E questo condizionera’ le tue scelte e il tuo gioco. E se ti ritrovi in uno zeitnot che non riesci a gestire, semplicemente hai sbagliato. Come avere perso un pezzo. Come un maratoneta che è partito troppo veloce e non ce la fa più.
    2. Il blitz è una specialità diversa, sono d’accordo. Visto che i due giocatori non sono riusciti a superarsi nel gioco classico, si va a vedere come se la cavano con quello rapido. Non ci vedo niente di strano. D’altra parte cosa proponi in alternativa? Testa o croce? Oppure tornei a 20 turni, magari senza orologio, che iniziano a gennaio e finiscono, se va bene, in primavera? … (si scherza …)

    1. P. S. : Mi scuso per i tanti refusi che ho colto in quello che ho scritto!
      Purtroppo, oggi ero in ‘zeitnot’.

  2. Buongiorno, carissimi!
    Belle sollecitazioni. GRAZIE. Scrivo a entrambi.
    Chi si trova in ‘zeitnot’ è un po’ come un lavoratore “tattico” che in uno Stato ‘leggero’ che cura direttamente difesa, sicurezza e poco altro e ti lascia libero in tutto il resto, pur potendo farsi un’assicurazione privata (ed è il caso di chi riesce ad avere sempre qualche minuto per le emergenze), non versa trattenute obbligatorie, brucia tutto e resta (poco “strategicamente”) senza pensione e liquidazione…
    A Scacchi, ci sono giocatori che non riescono a gestire il tempo, si emozionano, sbagliano: a volte sistematicamente. A scapito della loro effettiva forza di gioco, potenzialmente superiore ai risultati.
    Più si (deve) gioca(re) veloci, più le “cappelle” aumentano: è innegabile.
    Il livello delle partite blitz è mediamente, inevitabilmente (molto?) inferiore a quelle a tempo “normale” (normale: per l’appunto).
    Chi vuole giocare veloce, sa che potrebbe sbagliare di più a causa del tempo: anche se (ed è il mio caso) c’è chi stranamente gioca meno male se ha meno tempo a disposizione, perchè per proprie caratteristiche ha bisogno di mantenere alto e non prolungare troppo nel tempo il livello di concentrazione.
    Scriverò quindi contro di me e contro i miei stessi “interessi”.
    Nè lo Stato sociale, nè Fischer volevano errori evitabili e cercavano, quindi, di prevenirli o quanto meno limitarli, per aumentare il benessere, e quindi la qualità della convivenza e della realizzazione sociale; ovvero la qualità assoluta del gioco, se ci riferiamo agli Scacchi.
    Come (far) gestire meglio una risorsa (il tempo, il denaro…) che può diventare scarsa se non se ne dispone oculatamente?
    Bene: l’oculatezza si può costruire. Lo Stato “democratico e sociale” (testuale: vedi la Costituzione francese e tedesca) lo fa con la previdenza sociale. Il pur ultra-liberista Bobby, colto il problema, per tutelare la qualità del gioco (e qui, alla ratio legis, occorre guardare) aveva pensato a sua volta a nuove norme pensionistiche legate al tempo (“ratei” di tot secondi a mossa) che avrebbero costituito, in futuro, una vera e propria forma di “previdenza sociale” scacchistica legate al tempo.
    Per Fischer, questo era (e doveva essere) giocare a scacchi: inseguire di testa (non di pancia!) una sortab di “giustizia superiore” che combattesse i limiti umani ed aumentasse la qualità e la bellezza del gioco, sottraendola per quanto possibile all’alea del tempo gestito male.
    Da genio visionario qual era, aveva individuato anche la soluzione futuribile. Non appena la tecnologia lo avrebbe permesso (orologi digitali), in un tempo che non vedeva lontano, che ha fatto in tempo anche a vivere, le “ricariche” per ogni mossa sarebbero diventate realtà, tutelando la qualità del gioco e anche la “qualità” (rispondenza al gioco espresso) del risultato.
    Borislav, Viktor e tanti altri avrebbero potuto giovarsene, essere aiutati a vincere i propri limiti, ottenere di più, avere le certezze iniziali necerssarie per poter dare il meglio di sè e non perdersi per strada: come fa, e deve fare, ogni vero Stato “sociale” (scacchistico, in questo caso) che si rispetti.
    Le ricariche si sono poi rivelate importanti in tutte le cadenze di gioco, anche le più veloci.
    Nulla a che vedere con la deriva – ormai evidentissima – di tante Federazioni, che autorizzano ormai di tutto (per incassare più quote di omologazione?), e . spiace dirlo – molti organizzatori, che (per risparmiare su arbitri e sedi?) tagliano sempre di più il tempo di riflessione ai giocatori, che quasi non si divertono più per massacrarsi di erroracci e fatica… 5/6 partite in due giorni, chi le regge? Quasi solo esercizio fisico di resistenza, ormai.
    Ecco perchè gli ultra-cinquantenni, le persone fragili e soprattutto i tanti che amano i tempi distesi e cointinueranno ad educare ad amarli (con ricarica, grazie a Bobby) li evitano come la peste e ‘questi’ scacchi saranno sempre meno uno sport davvero per tutti.
    Questo non è migliorare la qualità degli scacchi: è “cassetta”. Parola di un “caso a parte”, che su Lichess perde 19 ‘centiPawn’ a mossa a ‘blitz’ e, stranamente, di più (23) in modalità “corrispondenza”… Le specialità non vanno mischiate.
    No: lo “zeitnot” istituzionale non è scacchi.

    Vi ringrazio e vi abbraccio.

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