Uno Scacchista

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Borislav Ivkov a +86: brillantezze da un ‘Re delle patte’

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(Topatsius)
No, 86 non sono le partite patte, invece … auguri a Borislav Ivkov perché compie oggi 86 anni, essendo nato il 12 novembre del 1933, a Belgrado.

[Nell’immagine di apertura, Larsen and Ivkov al torneo Hoogovens a Beverwijk (Olanda) nel Gennaio 1961]

Scrivo che è stato un brillante “Re delle patte”. Mi sento subito tirare per la manica, è mio nipote Kasparas: “Ma come, zio? Cosa stai scrivendo? Non mi insegnavi che i re delle patte non giocano brillantezze?”. Il piccolo Kasparas non dimentica gli insegnamenti, ma ha ancora molte cose da imparare.

Che cosa è infatti una brillantezza? Non è altro che un tratto valido, piacevole esteticamente e inatteso e che di solito è consentito da un errore, o da più errori, del tuo avversario. Ecco, pertanto, spiegato a Kasparas come potevamo aspettarci brillantezze anche da un prudente giocatore come Borislav Ivkov, il quale comunque (e molti se lo ricordano ancora, vero?) è stato, nei suoi anni migliori, ovvero intorno al 1964-1965, un grande giocatore e che solo nella seconda parte della carriera si è un pochino adagiato sulla non-belligeranza delle patte.

Eccovi allora un bell’esempio di brillantezze di Ivkov, tutte nella stessa partita, quella giocata contro il forte GM russo Eduard Gufeld (1936-2002) a Sarajevo nel 1964.

Ivkov fu terzo in quel torneo di Sarajevo 1964 (9,5/15), ad un punto dai co-vincitori, il tedesco orientale Uhlmann e il sovietico Polugaevsky, con mezzo punto in più del cecoslovacco Hort e uno in più di quello che nei paesi della ex-Jugoslavia venne considerato il vero “re delle patte”, ovvero lo slavo Trifunovic.

Purtroppo la fama di Borislav Ivkov è poco legata alle brillantezze, ma molto di più ad uno scivolone che gli capitò nell’estate del 1965 quando stava per timbrare il suo “torneo della vita”. Parlo del “Memorial Capablanca” di L’Avana, al quale partecipò anche Bobby Fischer, il quale, come mi ricorda Claudio Sericano, “per motivi politici fu costretto a giocare da New York, via telescrivente … cosa che influì non poco sul suo rendimento, come testimoniano le tre sconfitte subite ad opera di Geller, Kholmov ed Ivkov”. Ebbene, Ivkov seppe sconfiggere a l’Avana due campioni come Fischer e Smyslov e seppe condurre solitario la classifica fino a due turni dalla fine. Impensabile che non potesse vincere quel torneo! Infatti il penultimo turno appariva come una formalità, trovandosi lui di fronte il giocatore locale Gilberto Garcia, che già aveva inanellato ben 15 (!) sconfitte. Ivkov infatti, di Nero, stava dilagando, con qualità e tre pedoni di vantaggio, una posizione vinta quando accadde quello che nessuno prevedeva e che non vi mostro qui per non rovinare il compleanno di Borislav e perché si tratta di uno dei più grossi autogol della storia degli scacchi. Finì per vincere, a l’Avana, Smyslov (15,5/21 e nonostante tre sconfitte), con mezzo punto sul terzetto Ivkov-Geller-Fischer ed un punto sull’imbattuto Cholmov.

Quando D.Bjelica chiese ad Ivkov cosa pensasse dei suoi quattro contemporanei Tal, Fischer, Korchnoi e Spassky, lui non ebbe dubbi nel parlare di Tal: “il più grande è Tal, il maggior talento, il più spiritoso, il più multiforme“. E quando lo stesso giornalista gli fece rilevare il giudizio di Fischer su di lui (“Ivkov è un bravo giocatore ma è sempre a corto di tempo“), lui ribatté spiritosamente ma non troppo: “Fischer è un bravo giocatore e non è mai a corto di tempo“.

Borislav Ivkov “Re delle patte“, si diceva. Ebbene, sapete cosa disse un giorno Ivkov allo stesso Bjelica che gli chiedeva quale fosse la sua “partita della vita”? Questo: “La mia partita della vita fu quella contro Najdorf nel ’55 a Mar della Plata. Mi bastava una patta per assicurarmi il primo posto, ma Najdorf voleva vincere. Giocammo; sacrificai un pezzo e forzai la patta“.

Meglio festeggiare Borislav Ivkov soltanto con le sue tre brillantezze con le quali batté Gufeld a Sarajevo, e che abbiamo appena visto (anche se ce ne furono tante altre). E ricordarne i tanti bei risultati: anzitutto il 5° posto a Bled nel 1950, quando, appena diciassettenne, piegò forti giocatori come Vidmar, Pirc e Pilnik. E poi il fantastico 1955, quando vinse a Mar del Plata e a Buenos Aires e divenne Grande Maestro. E i tre successi del 1959 a Santiago, Lima e Belgrado. E ancora: 3 titoli nazionali vinti, 10 medaglie olimpiche, 4 partecipazioni ai tornei interzonali, quarti di finale (1965) fra candidati al titolo mondiale, quando fu fermato da Bent Larsen (2,5 a 5,5). Nel 1970 vinse a Stoccolma, a Wijk aan Zee fu 3° nel 1970 dietro Taimanov ed Hort e 2° nel 1971 dietro Korchnoi. Nel 1999, cioè a 66 anni, giocò a Mosca il “Memorial Petrosian” fra anziani campioni; c’erano Spassky, Smyslov, Balashov, Tseshkovsky, Taimanov, Hort, Gligoric, Larsen e Portisch. Lo vinse. Che volete di più?

Tanti auguri, Borislav!

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