Stallo, non dimenticarlo!
(Riccardo Moneta)
L’indimenticato maestro Enrico Paoli paragonava una partita a scacchi ad un “castello di carte”. Basta un lieve soffio a far crollare tutto. Posizione vincente? Non rilassiamoci mai e non diamo scappatoie all’avversario, ché potremmo subire un grosso scherzo. Ciò può succedere specialmente in certe posizioni con determinate caratteristiche: pezzi pesanti ancora in campo, pedoni nemici bloccati.
[Larry Evans (a sinistra) durante il suo match del 1962 con William Lombardy]
Eccone un esempio. Posizione dopo la mossa 47.h4:

Il Nero doveva essere molto cauto, nonostante una figura di vantaggio. Probabilmente doveva cercare il cambio delle Donne con la manovra Dg6 e poi De6 o Dd6 a seconda della risposta del Bianco. Invece un probabile calo di attenzione lascia cadere Reshevsky nella trappola astutamente tesagli con 47.h4 da Larry Evans: 47. … Te2+ 48. Rh1 Dxg3??
Eccolo, l’ultimo pedone “mobile” del Bianco così sparisce! Non dovevi farlo, Sammy! E ora accade l’imprevisto inevitabile:
49. Dg8+! Rxg8

50.Txg7+!
Perbacco, adesso? Se il Nero prende la torre (di Re o di Donna) è stallo, se non la prende c’è il perpetuo sulla settima traversa. Morale? Talvolta è fatica sprecata lottare per ore e raggiungere una posizione vinta. Cose che capitano anche ai grandi maestri …..
Scriveva Enrico Paoli, il quale un lontano giorno mi mostrò l’esempio qui sopra riportato: “ciò che tralasciamo in un attimo, tutta l’eternità non ce lo potrà restituire”.