Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Amarcord Milano 1975

1975 Torneo di Milano, Foto di gruppo (da Chess Longo Collection)

(Massimo Cecchini)
Sono passati esattamente 50 anni dalla conclusione del memorabile torneo internazionale di Milano 1975, uno dei maggiori eventi scacchistici organizzati in Italia. L’importanza di questo torneo è paragonabile ad altri celebri tornei che si sono svolti sul territorio italiano, come quello di Sanremo, all’inizio del 1930, oppure il torneo di Capodanno 1991/92 di Reggio Emilia.

Il comitato organizzatore era composto dal presidente della FSI, il conte Giancarlo Dal Verme, dal presidente della Società scacchistica milanese, Nicola Palladino, coadiuvati dalla Regione Lombardia, dalla Provincia e dal Comune di Milano e dall’ufficio provinciale del turismo.

Il torneo di Milano fu una competizione a numero chiuso, riservato a dodici giocatori, tutti col titolo di Grande Maestro che, all’epoca, era appannaggio di poco più di cento giocatori in tutto il mondo. La rosa dei partecipanti era composta dal giovane Anatolj Karpov, 24enne, incoronato nuovo campione del mondo il 3 aprile 1975, a seguito dell’abbandono di Fischer; da altri due ex campioni del mondo, i sovietici Mikhail Tal, 38 anni, campione del mondo nel 1960-61, e Tigran Petrosian, 46 anni, campione del mondo nel 1966-69; e da altri 9 grandi maestri: gli jugoslavi Svetozar Gligoric, 52 anni, e Ljubomir Ljubojevic, 25 anni, l’ungherese Lajos Portisch, 38 anni, il cecoslovacco Jan Smejkal, 27 anni (che prese il posto di Vlastimil Hort, che era stato invitato, ma poi dovette rinunciare), il tedesco Wolfgang Unzicker, 50 anni (invitato all’ultimo momento per l’indisponibilità di Robert Hübner), il danese Bent Larsen, 40 anni, lo svedese Ulf Andersson, 24 anni, lo statunitense Walter Browne, 26 anni, e last but not least, Sergio Mariotti, 27 anni, il rappresentante italiano, che da poco aveva ottenuto il lasciapassare per partecipare, nell’estate del 1976, al torneo interzonale di Bagujo, nelle Filippine.

Nella foto di apertura (ripetuta qui sotto) si riconoscono, da sinistra, Tigran Petrosian, Nicola Palladino, Anatoly Karpov, Sergio Mariotti, Jan Smejkal, Bent Larsen, Enricoli Paoli, Giovanni Ferrantes, Mikhail Tal, Wolfang Unzicker, Ljubomir Ljubojevic, Lajos Portisch, Ulf Andersson, Svetozar Gligoric e Walter Browne.

(Foto da Chess Longo Collection)

Gli appassionati avevano i loro idoli: chi preferiva il gioco di posizione optava per Petrosian, Karpov e Portisch; gli attaccanti prediligevano le partite di Tal, Mariotti, Ljubojevic.


Nel 1975 il punteggio Elo era già in vigore e la tabella seguente riporta quello dei partecipanti:

La formula di gara era inedita: inizialmente i dodici giocatori si affrontarono in un girone semplice all’italiana; al termine di questa prima fase, i primi quattro classificati si sfidarono in due scontri diretti (il 1° contro il 4° e il 2° contro il 3°), per decretare i due finalisti. Il direttore di gara fu l’arbitro internazionale Giovanni Ferrantes, coadiuvato dall’arbitro internazionale Enrico Paoli. La cadenza di gioco adottata era quella classica: due ore e mezza per le prime 40 mosse.

I premi, riservati solo ai primi quattro classificati, erano di tutto rispetto; il primo premio era di 12.000 dollari di allora, una cifra considerevole; 6.000 al secondo, 4.000 al terzo e 2.000 al quarto classificato. I pronostici erano tutti a favore di Karpov, che a giugno aveva vinto il forte torneo di Portorose/Lubiana, nella ex Jugoslavia.

La prima fase iniziò il 20 agosto, alla presenza del presidente della FIDE ed ex campione del mondo, Max Euwe, e si concluse il 2 settembre, con un solo giorno di sospensione, il 25 agosto; poi dal 3 all’8 settembre le semifinali, al meglio delle quattro partite, e dal 9 a domenica 14 settembre la fase conclusiva, al meglio di sei partite.

La sede di gioco era presso il grande salone del centro congressi del Residence Leonardo da Vinci di via Senigallia 6 di Bruzzano, quartiere della periferia nord di Milano, con 600 posti a disposizione per il pubblico degli appassionati. Le partite potevano essere seguite anche da grandi scacchiere murali piazzate in sale adiacenti, dove vari maestri italiani (tra cui il MI Stefano Tatai) e stranieri commentavano le mosse e spiegavano le varie fasi del gioco. L’inizio era fissato alle ore 18.00 con cinque ore di gioco, le partite non terminate alla scadenza della quinta ora venivano “aggiornate” e riprese alla mattina del giorno successivo.

Milano 1975 – Mariotti contro Petrosian, Karpov osserva

Nella prima giornata, l’incontro clou era rappresentato dalla sfida tutta sovietica tra due campioni del mondo: Petrosian, col Bianco, sfidava Karpov (la partita terminò patta in 29 mosse), ma un’altra partita attirò le attenzioni del pubblico a causa dello zeitnot: nella LJUBOJEVIC – ANDERSSON, si giunse alla posizione indicata (dopo la 33ª mossa del Bianco: Re3-d3)

Ljubomir Ljubojevic – Ulf Andersson
Milano, 20/08/1975 (1° turno)


Il vincitore della fase preliminare fu l’ungherese Lajos Portisch, con 7 punti; a mezzo punto si piazzarono Karpov, Petrosian e Ljubojevic, con 6,5 punti a testa; ma il piazzamento finale, ai fini degli scontri successivi, fu stabilito col sistema Sonneborn-Berger (SB). Non fece scalpore il primo posto di Portisch; era uno dei giocatori più preparati e anche uno di quelli che cercava di ottenere il massimo da ogni partita, non accontentandosi di patte veloci. A volte soprannominato il “Botvinnik ungherese” perché, come quest’ultimo, era principalmente uno stratega, si trovava a suo agio nell’affrontare le complicazioni del mediogioco e sapeva individuare le opportunità tattiche, mentre in finale era temuto per la sua padronanza tecnica e la sua precisione.

Torneo di Milano 1975 – Classifica della fase eliminatoria

Nelle semifinali, Karpov incontrò il terzo classificato, Petrosian, mentre l’altra semifinale vedeva Portisch affrontare il giovane astro nascente jugoslavo Ljubojevic.

Nell’ultima fase, Karpov, che pattò le quattro partite di semifinale, potè sfidare, grazie al suo miglior punteggio SB su Petrosian, il vincitore dell’altra semifinale, Portisch, riuscendo poi ad imporsi sul giocatore ungherese con il punteggio minimo, con una vittoria e cinque patte.


Il torneo fece contento il vicepresidente della Federazione scacchistica dell’URSS, Baturinski, che giunse a Milano appositamente per assistere alla fase finale del torneo, ma la forma di Karpov apparve leggermente appannata e qualche buon risultato fu frutto anche di un certo timore reverenziale verso di lui, come, ad esempio, nella partita KARPOV – BROWNE, in cui il Nero poteva trarre vantaggio da una posizione ritenuta promettente, ma si accontentò della patta offertagli dal Bianco. Nel libro del torneo, curato da Sergio Luppi ed edito dalla Mursia, si legge che “Karpov, a nostro avviso, non era al meglio della sua forma; molti incontri hanno mostrato una preparazione insufficiente e una scarsa volontà di vincere. Ma il suo alto livello e la sua grande tecnica hanno garantito al campione del mondo l’accesso alla fase finale.”

Il libro di Luppi sul torneo di Milano (ed. Mursia)

Tralasciando il discorso sulla scarsa forma di alcuni partecipanti, come Tal e Larsen, il quale prediligeva uno stile di lotta senza compromessi che gli costò cinque sconfitte, quattro vittorie e due soli pareggi, il torneo mise in luce il fatto che a questi livelli il gioco di posizione era ritenuto il più adatto rispetto al gioco spumeggiante dei più abili attaccanti.

Il torneo fu seguito dagli organi di stampa; ad esempio, Mario Monticelli, sul Corriere della Sera, ci ha lasciato un resoconto quasi quotidiano dell’evento.

Qualche critica giunse dal MI Stefano Tatai che sul settimanale Epoca riportò l’analisi seguente:

La manifestazione  registrò molte partite interessanti e combattute; la partita più lunga fu la  LJUBOJEVIC – UNZICKER,  0-1, in 128 mosse e 14 ore di gioco, a dimostrazione dell’impegno che vi posero i due giocatori.


Qui presentiamo due partite del vincitore Karpov: quella relativa all’unica sconfitta subita, e la prima da quando divenne campione del mondo, ad opera del rappresentante svedese; l’altra, invece, si distingue per la convincente vittoria.

Anatoly Karpov – Ulf Andersson
Milano, 28/08/1975 (8° turno)
Difesa Siciliana

Per la cronaca, Karpov stava conducendo la classifica, mentre Andersson era in coda insieme a Mariotti.

Ulf Andersson a Hoogoven nel gennaio 1976 (foto di Rob Mieremet)

Anatoly Karpov – Wolfgang Unzicker
Milano, 23/08/1975 (4° turno)
Partita Spagnola

La posizione appariva sulla scacchiera dimostrativa: tutti i pezzi erano ancora sulla scacchiera, mancava solo un pedone per lato. Molti spettatori non capirono la portata del disastro posizionale che aveva portato il tedesco a deporre le armi. Una leggenda, probabilmente vera, racconta che quando i due avversari si strinsero la mano, il gesto non fu sempre compreso, e un addetto ai lavori udì uno spettatore rispondere “Hanno pareggiato!“. Nessuna certezza finché non fosse stato mostrato il risultato.


Concludiamo con le parole che riportò Monticelli sul Corriere della Sera del 16 settembre 1975: “…la vera novità del torneo di Milano, l’innovazione estremamente positiva che esso ha portato nelle gare scacchistiche in Italia, non sta nelle sfide individuali aggiunte a un torneo con girone all’italiana, che saranno probabilmente abbandonate. Il fatto nuovo è la dimostrazione, raggiunta a dispetto di molti scetticismi, che anche un torneo di scacchi, purché sia ben organizzato e lanciato, può essere sfruttato come uno spettacolo…”.


Massimo Cecchini è nato a Vigevano (PV) nel 1966. Dopo il conseguimento della laurea magistrale in Economia, ha ripreso a cimentarsi nei tornei e al termine del 2008 ha conseguito la 1^ categoria nazionale. Istruttore FSI dal 2006, ha insegnato e insegna il gioco alle giovani generazioni. Da sempre appassionato della storia di questo gioco.

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1 ha pensato a “Amarcord Milano 1975

  1. Permettetemi di aggiungere una cosa sul Torneo di Milano 1975. Parte del merito del suo successo, senza nulla togliere ai vari Dal Verme e Palladino, va ad Adolivio Capece e al quotidiano “Il Giornale”, che l’anno precedente era stato fondato da Indro Montanelli. Su “Il Giornale”, infatti, ogni giorno appariva col giusto spazio il resoconto del nostro Adolivio, che dava a tutti gli appassionati, specialmente quelli non milanesi come me (e allora si era privi di Internet), la possibilità di seguire passo passo l’andamento dell’appassionante torneo.

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