Avete mai visto una “partita da Caffè”? Nemmeno al Caffè Greco?
(Riccardo Moneta)
Sul Blog “UnoScacchista” ci è piaciuto più di una volta parlare dei Caffè presso i quali si usava sfidarsi a scacchi. Ma non vi abbiamo mai mostrato una intera partita giocata presso un Caffè! Ed allora ci portiamo a Roma, poco lontano da qui dove sto scrivendo questo articolo, e precisamente negli splendidi, ricchi locali del Caffè Greco, in ‘Via dei Condotti’.
Anche in altre capitali europee nello scorso secolo si giocava a scacchi nei Caffè (ormai ai nostri tempi molto meno), e mi piace ricordare, già menzionati in precedenti nostri articoli, il Caffè Fassi (sempre a Roma), il Café Central di Vienna, e l’arcinoto Café de la Regence di Parigi.
La partita che oggi vi presento non la troverete nei database in circolazione, perché credo sia stata pubblicata unicamente sul numero di giugno 1921 della rivista siciliana “L’Alfiere di Re” dei maestri Cancelliere e Lanza. Ha anche un’altra particolarità, quella del “gioco in consultazione” (evento ormai rarissimo ai nostri giorni): tre contro tre!
Dovete però provare a immaginare l’atmosfera elegante del Caffè Greco, con la scacchiera adagiata sui magnifici tavoli di marmo, e con gli spettatori curiosi, immancabili, a circondare i 6 sfidanti.
“Nicola di Maddalena caffettiere”, proprietario del Caffè Greco nel 1760, forse non si sarebbe mai atteso lo splendore che avrebbe raggiunto il luogo e le frequentazioni celeberrime che avrebbe incontrato, ad esempio: Lord Byron, Ludwig II di Baviera, Apollinaire, Goethe, Gogol, Hawthorne, Joyce, Thomas Mann, Melville, Wagner, Nietzsche, Flaiano, Palazzeschi, Mark Twain, Orson Welles, Sophia Loren, Pier Paolo Pasolini e … il Conte Antonio Sacconi!
Eh, già, i commenti (brevi e poco approfonditi, del resto un conte non si sbilancia troppo perché non può permettersi una figuraccia …) sono proprio quelli di Antonio Sacconi, uno dei tre co-vincitori di Nero, al quale piacque evidentemente inviare la partita vittoriosa agli amici scacchisti di Palermo per la stampa.
Anche di Sacconi vi abbiamo parlato, con Roberto, come potete leggere qui: ‘Antonio Sacconi (1895 – 1968), il conte scacchista‘.
Campanari/Ovid/Ruggeri – Amoroso/De Salvio/Sacconi
Partita spagnola
Roma, 7 maggio 1921
Beh, come dite? Più errori che belle mosse? Può essere, ma ve l’avevo detto che era una ‘partita da Caffè’, no? In ogni modo Sacconi poteva esser chiamato anche “Il Re dei Caffè”, dal momento che si mise in luce la prima volta proprio vincendo un piccolo torneo a Roma, nel 1917, al “Caffè Balbo”, alla pari con Bernheimer e davanti a Rosselli del Turco. Un risultato non casuale perché l’anno successivo Sacconi riuscì a pattare un match col forte Rosselli (+1 =4 -1).
Del conte Antonio Sacconi e delle sue partite avremo ancora altra occasione per parlare. Adesso ci prendiamo una pausa perché (ovviamente) anche per noi è giunta l’ora della … “pausa caffè”!
Avevo pensato di attendervi pertanto al Caffè Greco, nella Sala Roma, sotto la grande tela, raffigurante l’Arco di Tito, del paesaggista Vincenzo Giovannini, e volevo ricordarvi di portare una scacchiera.
Ma non ho fatto i conti con le vicissitudini del mondo moderno e di una giustizia che a volte riesce ad essere cieca, cieca come la fortuna. Qualche giorno fa sono tornato in via dei Condotti, la via romana “del lusso”, fra i locali di Gucci e quelli di Brunello Cucinelli, al numero 86. Ma l’antico portone del locale era sbarrato; lo è dall’ 8 di ottobre, quando lo splendido Caffè è stato chiuso per sfratto, al quale hanno portato anni di contenzioso fra i proprietari (L’Ospedale Israelitico) e il gestore, ovvero la società “Antico Caffè Greco srl“.




I primi, scaduto nel 2017 il vecchio contratto, chiedevano per rinnovarlo (così scriveva il “Corriere della Sera“) ben 150.000 euro al mese di affitto. Nella sentenza della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto la legittimità della finita locazione, si mette però anche in evidenza come il Caffè Greco “in quanto bene immobile carico di oltre due secoli di storia e di vita artistica e culturale di Roma … non può che avere quella destinazione“.
Non ci resta che sperare, come sempre in questi casi.