Deschapelles, ‘le manchot’

(Riccardo M.)
“Le manchot”: era questo il soprannome di Alexandre Louis Honoré Lebreton Deschapelles (Ville d’Avray 7.3.1780 – Parigi 27.10.1847), ovvero “il monco”.

E’ noto che Wilhelm Steinitz fu ufficialmente il primo Campione del mondo, ma quando ci volgiamo a periodi che precedettero l’avvento di Steinitz e del Campionato mondiale, dovremmo pure fare riferimento a coloro che sono stati gli scacchisti più forti della loro epoca. Ebbene, ecco che nell’Ottocento, dopo il Settecento del dominatore Philidor, possiamo a buon motivo ritenere che il secondo “Campione del mondo” sia stato proprio il Deschapelles, “le manchot”.

La mano la perse combattendo per l’esercito di Napoleone contro i prussiani. In antichi documenti si trova un resoconto di questo episodio e della vita di Deschapelles (era militare già a 14 anni), che in effetti rischiò di morire in combattimento: una sciabolata lo ferì alla testa e una seconda gli traversò il viso dalla fronte al mento, la mano destra separata dal braccio all’altezza del polso da un terzo fendente, e mentre era sanguinante a terra un cavallo prussiano nella caduta per poco non gli stritolò un piede. Miracolosamente salvo, fu nel 1815 trasferito (e col grado di generale) a servizi sedentari, e poté così dedicarsi meglio al nostro gioco, e non solo a quello.

In quegli anni Parigi era la capitale degli scacchi, e il suo motore era il celebre “Café de la Regénce”. Lui aveva imparato il gioco da un certo maestro Bernard. Si narra che il primo “giorno di scuola” il maestro dava all’allievo due figure di vantaggio, il secondo giorno una sola figura, il terzo giorno il maestro non poté che dare tratto e pedone, e il quarto giorno il maestro fu battuto e così per sempre nei giorni successivi.

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Era, insomma, Deschapelles, quasi un mostro, e non solo negli scacchi. Stessa cosa gli accadde nella dama, biliardo e wist. E ciò, nonostante la sua grave mutilazione. Il suo straordinario talento travalicò i confini della Francia ed intorno al 1820 era celebre in tutta Europa.

La sua rapidità di apprendimento e la capacità di migliorare di giorno in giorno erano tanto più strabilianti se si pensa che a quel tempo non esistevano internet né manuali né studi teorici, e che le sole fonti di conoscenza, insegnanti a parte, erano gli scritti lasciati nel Settecento da Philidor e dal nostro Gioacchino Greco.

Si leggeva su antiche pagine che lui “riteneva di aver afferrato i princìpi essenziali del gioco fin dalla prima settimana e che dopo non gli pareva di aver ulteriormente progredito. A chi gli chiedeva in cosa consistesse il suo metodo, rispose che non ne aveva; che non si preoccupava di regole, di piccoli guadagni materiali, d’impressionare gli astanti o l’avversario con giuocate brillanti: egli si occupava solo, ed unicamente, di dare lo scaccomatto!”

Era piuttosto lento in apertura, Deschapelles, ma poi, una volta che la sua analisi era compiuta, procedeva con sicurezza e potenza, come un buon generale di Napoleone.

Ma gli anni passavano rapidi e nel 1821 lui si accorse di non poter più lasciare ad un suo promettente allievo il vantaggio di pedone e tratto. Quell’allievo era Charles de la Bourdonnais. E così Deschapelles decise, dopo un match perso con l’allievo in quello stesso anno, di (quasi) abbandonare gli scacchi. Del resto col wist, in cui pure eccelleva, poteva guadagnare ben di più.

In realtà gli scacchi non li abbandonò mai del tutto. Si narra, ad esempio, che nel 1836 (o forse nel 1842) abbia giocato alcune partite anche contro Camillo Benso conte di Cavour, che era in visita a Parigi. E di Cavour scriveremo in un prossimo articolo.

Purtroppo poche sono le partite di Deschapelles che ci sono rimaste, circa una ventina. Bastano però per potergli assegnare il titolo di secondo “Campione del mondo”. Vive “Le manchot”, vive la France, vive l’Europe!

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