Si vinceva con la Difesa Pirc negli anni Settanta!
Vasja Pirc
(Riccardo Moneta)
A poco a poco la Difesa Pirc (1.e4 d6 2.d4 Cf6 3.Cc3 g6 è l’ordine più consueto di mosse) sta tornando a galla nei tornei. Era ora! Negli anni Settanta la giocavano in tanti, sulla scia dell’esempio di alcuni G.M., slavi in prevalenza come il suo mentore (anni ’40), lo sloveno Vasja Pirc (1907-1980) o come il grande Albin Planinc (1944-2008), tanto è vero che è stata talora chiamata anche “Difesa Jugoslava”.
Altre denominazioni con la quale è conosciuta per particolari varianti è “Difesa Ufimtsev” (il sovietico Anatoly Ufimtsev è stato probabilmente il primo a proporla con convinzione), od anche “Difesa Pytel”, dal nome del GM polacco Krzysztof Pytel (1945-2019), il quale prediligeva quest’ordine di mosse: 1.e4 d6 2.d4 Cf6 3.Cc3 c6, quindi ritardando l’apertura del fianchetto di Re.
Di Ufimtsev (1914-2000) vi ho già parlato qui: “Anatolij Gavrilovic Ufimtsev”
Talora si trova il nome “Difesa Moderna”, che si ha quando invece è ritardato lo sviluppo del Cavallo di Re Nero ed il tratto …g6 è giocato alla prima o seconda mossa.
Più tardi la Pirc-Ufimtsev-Moderna venne scelta da altri campioni quasi tutti dallo stile prevalentemente aggressivo, alfieri della tattica come Alburt, Dzindzichashvili, Timman, Chernin, Jansa, Grischuk, Gurevich, Aronian o Ivanchuk.
Tuttavia a partire dagli anni ’90 questi ultimi rappresentarono più che altro un’eccezione. Per quali motivi venne un po’ accantonata questa elastica difesa? Probabilmente ad accelerarne il declino furono anche alcune parole del campione del mondo Garry Kasparov, queste: “Non vale la pena di utilizzare la Difesa Pirc nei tornei fra forti Grandi Maestri, dal momento che offre al Bianco troppe opportunità e quindi si adatta un po’ al gioco di tutti“.
In realtà è una difesa estremamente flessibile, certamente rischiosa, particolarmente utile soprattutto quando, per evitare premature semplificazioni, si vuol giocare col Nero per il punto intero (cioè mai, di norma!).
Le partite con la Difesa Pirc in genere conducono a posizioni interessanti e sbilanciate, tese, difficilmente piatte. Il piano strategico del Nero è evidente: lasciare che il Bianco si espanda al Centro con i pedoni e poi attaccarli e reagire approfittando di un dinamico sviluppo dei propri pezzi.
Per dare una prima idea di quante scelte abbia il Bianco al quarto tratto in caso della tradizionale sequenza: 1.e4 d6 2.d4 Cf6 3.Cc3 g6, e quindi quanto diversi possano essere gli aspetti che presenteranno dette partite, elenco questi principali sistemi di sviluppo:
4.f4 – E’ l’attacco dei tre pedoni (o “Attacco austriaco”), continuazione aggressiva con la quale il Bianco intende chiaramente puntare sull’avanzata ulteriore dei propri pedoni centrali; sarà bene qui per il Nero cercare un controgioco rapido prima che il Bianco termini il suo sviluppo e possa così sfruttare il maggior spazio a disposizione. Guai al Nero se dovesse ritrovarsi con i propri pezzi in spazi ristretti e quindi limitati nei loro movimenti.
4.Cf3 – E’ il sistema classico (o “Sistema Geller”), col quale il bianco si astiene dal creare un più vasto centro pedonale e mostra l’intenzione di muoversi in uno stile più tranquillo e posizionale.
4.f3 – E’ l’ “Attacco argentino”, un sistema studiato da alcuni maestri argentini, con cui il Bianco intende mettere l’alfiere in e3 e prevenire il tratto … Cg4. Il Bianco avrà in mente di costruire il gioco seguendo uno schema che preveda Be3-Dd2-arrocco lungo e quindi la spinta h2-h4-h5 aprendo la colonna h per la torre.
4.Ae3 – E’ un sistema simile all’Attacco Argentino, con l’unica differenza che il Bianco non gioca f3, in prevalenza studiato e proposto da maestri inglesi.
4.g3 – Il cosiddetto “Sistema Sveshnikov”
4.Ag5 – La “Variante Byrne”
4.Ac4 – Il “Sistema Cholmov”
4.Ae2 – con l’intenzione di lanciare subito un assalto di pedoni sul lato di re attraverso la spinta in g4 (Variante cinese) oppure in h4 (i russi lo nominarono “Attacco Mariotti” o Attacco “a baionetta”). Potremmo pertanto chiamare il tratto 4.Ae2 anche “Variante Mariotti”. Sergio ce lo confermerà.
A volte il Nero utilizza alcuni tratti tipici della Difesa Pirc per raggiungere posizioni ricollegabili anche alla Difesa Philidor, però evitando alcune continuazioni pericolose proprie di quest’ultima. E’ ciò che, ad esempio, si è visto in diverse partite del torneo di Arco di Trento del dicembre 2022.
Ecco, qui oggi (a scanso di equivoci è meglio dirlo) questo mio non è un articolo sulla teoria delle aperture, né di tecnica scacchistica generale. Assolutamente no. E mi perdonerete eventuali imprecisioni ed inevitabili mancanze. E’ solo un gioco e una specie di pro-memoria. Mi piaceva accennare, senza pretese né dar giudizi (che non potrei dare in ogni caso), a sistemi difensivi contro l’apertura di Re che prevedano tratti come … d6 o … g6, a volte dimenticati per colpa, più che altro, di un conservatorismo tipico di molta parte del mondo scacchistico di ogni dove.

Quasi inutile aggiungere che la Difesa Pirc-Ufimtsev è stata accompagnata da una cospicua letteratura. Noi ex, giocatori o commentatori degli anni ’80, avevamo per lo più scelto l’opera del maestro sovietico German Fridshtein dal titolo “La Difesa Pirc-Ufimtsev” (editore in Mosca “Physical Culture and Sport“, 1980).
Altri lavori noti sulla nostra difesa sono (erano) quelli del rumeno Mihail Marin, del polacco Fabien Libiszewski e dell’inglese Joe Gallagher.

Si è scritto nel titolo che gli anni ’70 sono stati magici per questa Difesa. Ecco pertanto un paio di significativi esempi di quel tempo, nei quali la Pirc è riuscita a trionfare, e di botto!
Queste due brevissime ma istruttive partite confermano quanto si sosteneva sopra: se il Nero reagisce con immediatezza e veemenza, e se il Bianco è poco accorto, il Centro pedonale di quest’ultimo potrebbe venire polverizzato e sparire già dopo una dozzina di mosse, con crollo rumoroso e rovinoso. Divertiamoci!
Franciszek Borkowski – Witold Balcerowski
(Polonia 1979)
Alexei Suetin – Valery Zhidkov
(URSS 1972)
Un ottimo gioco comunque da parte del bravo M.I., anche lui ucraino, Valery Zhidkov (classe 1939), che purtroppo da parecchi anni è costretto a spostarsi su una sedia a rotelle e che non credo abbia mai dimenticato questa sua miniatura. Speriamo che legga questo post: tanti auguri, Valery!
Come dite? Come dite? Borkowski e Suetin sono stati dei polli in quelle occasioni? Va bene, ma occorre che noi si sia ben preparati ad affrontare polli o chi gioca da pollo, anche perché prima o poi diventeremo polli anche noi (se già non lo siamo).
L’immagine sotto il titolo (con Vasja Pirc) è tratta da “chess and strategy” agosto 2014