Uno Scacchista *Edizione 10 Anni*

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Scacchi, Potere e Pop-Rock: i 40 anni di CHESS, il Musical

Chess (Moscow Broadway)

(Massimo Cecchini)
Gli scacchi esercitano da sempre un fascino capace di travalicare i confini del gioco, offrendo ispirazione a menti creative nei più diversi ambiti professionali. In particolare, il loro universo simbolico ha nutrito nel tempo l’immaginazione di artisti, pittori, scultori, cineasti e scrittori, trovando anche una delle sue espressioni nel teatro musicale.

Proprio oggi ricorre il quarantesimo anniversario di un evento significativo: il 14 maggio 1986 debuttava al Prince Edward Theatre di Londra una delle opere più ambiziose e suggestive del panorama contemporaneo, CHESS.

Nato dalla collaborazione tra la penna brillante di Tim Rice – già autore di successi leggendari come Jesus Christ Superstar, Evita e Il Re Leone, nonché vincitore di tre premi Oscar – e il genio melodico di Benny Andersson e Björn Ulvaeus, i componenti maschili degli ABBA, il musical non è solo uno spettacolo, ma un’allegoria lucida e spietata della Guerra Fredda combattuta sulle sessantaquattro case di una scacchiera.

Ulvaeus, Rice e Andersson

Dalla fortunata stagione londinese, rimasto in cartellone per tre anni, CHESS ha intrapreso un lungo e mutevole viaggio attraverso i continenti. Da Broadway, dove nel 1988 venne presentato con un libretto ampliato e un finale rinnovato, fino a Mosca, dove è approdato nel 2020, passando per l’Italia nel 2011, con la versione originale in inglese al Politeama Rossetti di Trieste.

Una scena tratta dallo spettacolo moscovita (Foto: Moscow Broadway)
Una versione giapponese andata in scena nel 2015

La complessità dei testi di Tim Rice e la forte connotazione politica della trama hanno reso difficile, per lungo tempo, l’adattamento in italiano, avvenuto solo recentemente sul palco del Teatro Le Laudi di Firenze, grazie alla collaborazione tra la Compagnia Hollywood Boulevard e la Compagnia Tears for Joy, che hanno ottenuto le licenze per una traduzione integrale autorizzata, rendendo finalmente l’opera accessibile al pubblico italiano senza la barriera linguistica, che per anni aveva reso ostico questo complesso intreccio politico.

La locandina dello spettacolo andato in scena a Firenze, lo scorso marzo

Nonostante le evoluzioni della trama, alcuni elementi fondamentali restano immutati nelle varie versioni, come la sfida per il dominio mondiale negli scacchi tra l’arrogante campione statunitense Frederick Trumper e il sovietico Anatoly Sergievsky, e un tesissimo triangolo amoroso, che vede contrapposti i due campioni, entrambi legati a Florence Vassy, un’emigrata ungherese che, passando dall’amore per Freddie a quello per Anatoly, diventa il perno emotivo della vicenda, fino a spingere Anatoly alla defezione verso l’Occidente, a costo di sacrificare la moglie Svetlana e la madrepatria.

Alla sfida scacchistica in atto, si innesta un’altra lettura: la competizione viene utilizzata come metafora delle macchinazioni politiche, dei giochi di potere, delle tensioni in atto durante la Guerra Fredda e dello scontro tra due visioni contrapposte del mondo civile. I protagonisti della storia scoprono presto, con amara consapevolezza, di essere semplici pedoni, manovrati da mani invisibili più potenti e abili di loro sullo scacchiere geopolitico globale, con l’obiettivo di attuare intrighi e cospirazioni e con il fine ultimo di ottenere l’egemonia sul mondo.

La critica ha da tempo riconosciuto come la vicenda tragga linfa vitale sia dal celebre “match del secolo” del 1972 tra lo statunitense Bobby Fischer e il sovietico Boris Spassky, che si giocarono sulla scacchiera ben più che il solo titolo di campione del mondo, ma anche da quello che successe nel 1978 a Bagujo, nelle Filippine, durante un altro match di scacchi, sempre con il titolo mondiale in palio.  I personaggi stessi del musical, infatti, sono liberamente ispirati a queste leggende degli scacchi: la figura di Trumper si sovrappone a quella di Fischer — il quale sosteneva che «gli scacchi sono una guerra sulla scacchiera il cui fine è schiacciare la mente dell’avversario» — mentre il giocatore russo è un mix di compostezza di Anatoly Karpov e il desiderio di libertà del dissidente Viktor Korchnoi, esule rifugiatosi in Svizzera.

Il legame con l’Italia emerge chiaramente nell’ambientazione del primo atto del musical nella cittadina altoatesina di Merano, sede reale del match mondiale del 1981, dove l’opera si apre con l’iconico brano “The Arbiter” che trasforma la genesi del gioco in una metafora dell’esistenza umana, prima di spostare l’azione nella caotica Bangkok per il secondo atto. Qui, il gioco smette di essere sport per diventare geopolitica: i giocatori realizzano di essere strumenti mossi da “mani invisibili” (i servizi segreti KGB e CIA), pronti a sacrificarli per un vantaggio strategico sulla scacchiera del mondo.

Il successo di CHESS fu anticipato da un concept album del 1984, nato da un’idea che Rice coltivava da anni. Il progetto prese forma quando coinvolse Andersson e Ulvaeus, desiderosi di esplorare nuove direzioni artistiche oltre gli ABBA.

L’album scalò le classifiche internazionali grazie a brani diventati iconici come “One Night in Bangkok”, interpretata da Murray Head, che raggiunse il terzo posto nella Billboard Hot 100 statunitense (la principale classifica musicale dell’industria discografica) e “I Know Him So Well“, che si classificò addirittura al primo posto nelle classifiche dei singoli del Regno Unito per un mese. In particolare, “One Night in Bangkok”, che apre il secondo atto, contrappone la corruzione della metropoli asiatica alla purezza intellettuale del gioco.

Nel corso dei decenni, CHESS ha alimentato anche un interessante fenomeno legato al merchandising e alla cartellonistica teatrale: locandine e materiali promozionali sono diventati oggetti di culto, attraverso grafiche ricercate che fondono pezzi degli scacchi e simboli nazionali delle superpotenze, creando un impatto visivo coinvolgente e confermando CHESS come un capolavoro capace di unire l’estetica della strategia alla potenza del pop-rock.

Il connubio tra scacchi e spettacolo, tuttavia, non nasce con CHESS: già nel 1937 il compositore britannico Arthur Bliss portò in scena  al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi Checkmate, un balletto in cui i pezzi degli scacchi prendevano vita, dando forma a una vicenda dominata da amore e tragedia.

Dato che in Italia è raro assistere a questo musical, ho colto l’occasione per vedere la recente rappresentazione fiorentina, che ha raccolto il consenso del pubblico nelle due esibizioni messe in scena lo scorso 14 e 15 marzo. Gli interpreti hanno sostenuto con impegno e passione l’ambizioso progetto. Resta qualche riserva sulla scenografia e sulla resa delle canzoni in italiano, che perdono la forza dell’impatto originario: la scelta, comprensibile nell’ottica della fruibilità, ne ha inevitabilmente compromesso la bellezza musicale, salvaguardando il significato dell’opera con una traduzione pedissequa. Una futura produzione con interpreti professionisti e con le principali hit eseguite in lingua originale potrebbe restituire appieno la potenza espressiva dell’opera.

Foto del recente spettacolo fiorentino durante i saluti finali

Eppure, al di là di ogni versione e adattamento, CHESS continua a ricordarci una verità sottile e universale: che nella grande partita della storia, come sulla scacchiera, non sempre vince chi muove meglio i pezzi — ma chi comprende fino in fondo le regole invisibili del gioco.

Per chi desiderasse immergersi nella genesi di questo capolavoro, su YouTube è disponibile il documentario “ABBA and the Cold War: The History of Chess the Musical”, che include rari filmati del match Spassky-Fischer.

Attualmente, l’opera sta vivendo una nuova stagione di riscoperta con repliche a Broadway e appuntamenti futuri già fissati in Europa: tra questi, spiccano le date di Dalhalla in Svezia (agosto 2026) e Malta (novembre 2027).


Massimo Cecchini è nato a Vigevano (PV) nel 1966. Dopo il conseguimento della laurea magistrale in Economia, ha ripreso a cimentarsi nei tornei e al termine del 2008 ha conseguito la 1^ categoria nazionale. Istruttore FSI dal 2006, ha insegnato e insegna il gioco alle giovani generazioni. Da sempre appassionato della storia di questo gioco.

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